La Turchia scivola sempre più nella spirale del terrorismo e riappaiono gli spettri di una guerra civile. Un ‘escalation di violenza che non si placa: nell’ultima settimana si sono susseguiti l’attentato alla metrò di Istanbul, gli arresti di giornalisti non allineati e gli “strani” omicidi di oppositori di Erdogan. Un quadro preoccupante.

Accanto (e intrecciata) alla crisi interna si aggrava ulteriormente  la situazione internazionale. Dopo l’abbattimento del mig in Siria, Mosca è passata alla controffensiva con una serie di misure economiche e azioni mediatiche. L’ultimo schiaffo di Mosca ad Ankara è di queste ore. Il vice ministro della Difesa russo, Anatoli Antono che accusatoErdogan  e la sua famiglia, nonché  le più alte autorità politiche della Turchia di complicità aperta con i terroristi dell’ISIS. Per i russi il sultano e i suoi sodali sono coinvolti nel “business criminale del traffico illecito di petrolio proveniente dai territori occupati dall’Isis in Siria e in Iraq. Antonov ha quindi definito la Turchia “il consumatore principale di questo petrolio rubato ai proprietari legittimi della Siria e dell’Iraq”. La Russia sostiene di aver individuato tre percorsi attraverso i quali il petrolio dell’Isis giunge in Turchia. “Sono state individuate – ha detto il vice capo di Stato maggiore russo, Serghiei Rudskoi, durante un vertice delle autorità militari – tre rotte principali per il trasporto del petrolio verso il territorio turco dalle zone controllate dalle formazioni dei banditi in Siria e in Iraq”.

I proventi dell’Isis dal traffico illegale di petrolio ammontano a due miliardi di dollari l’anno, sostiene Antonov, precisando che i jihadisti si servono di questo denaro “per arruolare militanti in tutto il mondo, equipaggiandoli con armi, attrezzature militari e armamenti”.

Gli aerei di Mosca sono pronti a colpire. In Medio Oriente la tensione si alza una volta di più.