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 Decisamente inquietante la relazione annuale fornita dai nostri servizi al Parlamento.  Secondo i nostri 007 l’Italia “appare sempre più esposta” alla minaccia jihadista. La maggiore esposizione al rischio emerge anche in relazione al Giubileo e alla possibile attivazione di nuove generazioni di aspiranti mujahidin che aderiscono alla campagna promossa dall’Isis.

A preoccupare maggiormente l’intelligence è però  la crescita dei c.d foreign fighters nostrani, i “volontari” fondamentalisti che si arruolano nelle milizie del califfo. Secondo il documento il fenomeno  «inizialmente con numeri più contenuti rispetto alla media europea, è risultato in costante crescita». Particolarmente critico appare, secondo le analisi, «”l’auto-reclutamento di elementi giovanissimi, al termine di processi di radicalizzazione spesso consumati in tempi molto rapidi e ad insaputa della stessa cerchia familiare». Massima vigilanza operativa, pertanto, è stata riservata al possibile rientro in Italia di soggetti che hanno combattuto in Medio Oriente o in Africa, nonché dei cosiddetti ‘pendolari’ in grado di muoversi liberamente nello spazio Schengen perché già residenti sul territorio italiano o in altri Paesi europei.

Alto anche il rischio di attentati sullo stile di quelli di Parigi. «E’ da ritenere elevato il rischio di nuove azioni in territorio europeo da parte del terrorismo jihadista». Le stragi francesi, evidenzia la relazione, “hanno verosimilmente inaugurato una strategia di attacco all’Occidente destinata a consolidarsi».

Confermata una volta di più la pericolosità della rotta balcanica; uno scenario da tempo sotto osservazione sia come «zona di transito privilegiato di foreign fighters (oltre 900 sono partiti da lì per i teatri di guerra), nonchè area di realtà oltranziste consolidate». Massima attenzione, quindi, per le aree off limits della Bosnia e del Kosovo.

Con buona pace dei buonisti e degli sciocchi, i servizi osservano con proccupazione i movimenti dei migranti, poichè: «La massa di persone in movimento verso lo spazio comunitario oltre a costituire un’emergenza di carattere umanitario, sanitario e di ordine pubblico, può presentare insidie sul piano della sicurezza. i contesti di crisi siriana, irachena, libica, subsahariana e del Corno d’Africa sono infiltrati in parte da espressioni terroristiche di matrice islamista che possono inquinare i canali dell’immigrazione e sottoporre alla radicalizzazione elementi poi destinati ad emigrare nei Paesi europei».

Un capitolo è riservato alla Libia, da dove proviene il 90% dei migranti sbarcati in Italia. Nel disgraziato paese “operano organizzazioni di trafficanti strutturate e flessibili, a prevalente composizione multietnica, in grado di gestire tutte le fasi del trasferimento”.

Un’ultima osservazione sulla malavita nostrana e straniera. In Italia proliferano gruppi criminali etnici composti prevalentemente da egiziani, del Corno d’Africa e rumeni, specializzati sia nella falsificazione di documenti sia nel traffico. È, inoltre, emersa inoltre l’operatività di gruppi criminali brindisini attivi nel trasferimento di disperati dalle coste dell’Albania verso l’Italia.

Vi è poco da stare allegri.