L’ analisi di un intervento di Ernesto Galli della Loggia, che riguarda il campo di attività di entrambi, ormai in quiescenza, va compiuta con ponderatezza e puntualità critiche. Nell’editoriale “Istruzione in crisi. Università la svolta necessaria”, l’ex collega mette a fuoco gli ambiti annientati dai governi democristiani e di centro – sinistra con l’ aggravante dell’attenzione speciale del PCI e poi del PD. L’editorialista è ottimista nel definire i due settori scolastici “ormai vicini al collasso”.

In realtà essi, e non da oggi sono “in caduta libera”, affidati, ancora non da oggi, salvo incredibili eccezioni (gli esecutivi, egemonizzati da Berlusconi, sono stati deboli e al solito, come da abitudine del centro – destra, insensibili ai temi culturali), a politici faziosi, preoccupati solo di strumentalizzare e di sfruttare la scuola e l’accademia.
Ancora Galli ha una visione cronologicamente circoscritta tutt’altro che felice: a suo dire “da anni l’Italia non ha più un sistema di formazione in grado di svolgere in alcun modo il proprio modo”. In realtà e in verità, dall’avvento della c.d “democrazia”, i due raggruppamenti egemoni con il codazzo dei partitini gregari hanno progressivamente e caparbiamente attentato all’istituzione scuola, minandone le radici gentiliane, cercando di favorire il settore privato o nel caso del PCI di piegare il campo dell’istruzione alla propria ideologia disgregante ed oclocratica.
Riguardo il campo universitario, il discorso di Galli della Loggia è critico, giustamente ed efficacemente censorio. Come non essere concordi sulla bocciatura solenne ed irreversibile delle riforme messe in campo, ad iniziare dal demoniaco doppio sistema di lauree (il famigerato 3+2) “con relativa moltiplicazione / ridenominazione degli esami attraverso il meccanismo dei crediti, rivelatosi un completo fallimento” ?
Concepito con astratti quanto velleitari propositi di diversificazione dell’itinerario degli studi, non ha affatto portato all’incremento del numero dei laureati (sul quale ci si preoccupa troppo dalla quantità e non della qualità) e soprattutto e senza equivoci di sorta ha comportato “un vero e proprio inabissamento del livello complessivo degli studi”.

Tracciando un bilancio, impossibile da contestare, Galli della Loggia avverte che “il 3+ 2 è la perfetta illustrazione del male di fondo dell’università italiana: l’ambizione di tenere tutto insieme, di voler rappresentare lo sbocco di qualunque corso di studi superiore, dal liceo classico all’istituto professionale. Con l’ovvia appendice demenziale, ma apparentemente molto “democratica”, che da qualunque corso di studio è consentito di accedere a qualunque corso universitario”.

Condiviso senza riserve il quadro d’insieme, emerge il punto di sconfessione più solenne per l’ex collega: quello di avere diplomaticamente eluso il nome del ministro fautore della rovinosa riforma. E’ stato l’88enne esponente, fiero militante organico del Partito Democratico, Luigi Berlinguer , al quale si deve il decreto del MURST del 3 novembre 1999, n. 509, emanato sotto il governo Prodi I.
Da ultimo, poi, Galli della Loggia segnala “la concorrenza spregiudicata che le migliori università private – parlo di quelle non telematiche [poveri noi!] e in specie di quelle carattere scientifico – stanno ormai facendo alle università statali” e invoca, non certamente da parte del ministro in carica Gaetano Manfredi, per scomodare Giuseppe Giusti, “in tutt’altre faccende affaccendato”, l’interruzione improbabile e irrealizzabile di “quella ritirata dell’istruzione in corso da decenni, che è tra le cause prime [e maggiori] della decadenza italiana”.