Il 5 ottobre 1864 nacque a Besançon Louis Lumière. Due anni prima, sempre ad ottobre, il 19, era nato suo fratello Auguste. I due saranno destinati ad essere conosciuti sempre in coppia, i fratelli Lumière.
Senza di loro, qualcun’altro avrebbe sicuramente inventato il cinematografo ma questo merito resta loro.
Il padre dei due fratelli, Antoine Lumière era un artigiano; da Besançon con la famiglia si trasferì a Lyon per fare il fotografo e i due figli furono i suoi collaboratori nell’impresa.
Ambedue furono colpiti da un Kinetoscopio (inventato da Edison) che avevano acquistato a Parigi. Qualcuno dei più stagionati lettori di questa effemeride forse ne ricorderà una versione (non in pellicola come quella di Edison) che si poteva vedere nei Luna Park quando eravamo bambini, lo scorrimento su un rullo di fotografie scattate in rapida successione dava l’illusione di vedere un’immagine in movimento.
Ragionando sopra il Kinetoscopio per parecchio tempo, alla fine, dopo una serie di intuizioni – quella iniziale la ebbe Louis – e di prove, fecero realizzare lo strumento dal loro capo-officina, Moisson e nel 1895 brevettarono la loro invenzione, il Cinématographe.
I primi spettatori furono i dipendenti della loro azienda fotografica che erano anche i protagonisti del “film” “L’uscita dalle officine Lumière”, poi un pubblico di curiosi sempre più ampio iniziò a vedere piccoli spezzoni di riprese domestiche, da “Giocatori di bocce” a “La colazione del bebè”.
Il salto di qualità avvenne a fine di quell’anno 1895 con la proiezione del loro primo film, realizzato con la cinepresa di loro invenzione; sala di proiezione affittata a Parigi in un locale del Grand Café sul Boulevard des Capucines, titolo “L’arrivée d’un train en gare de la Ciotat”. Protagonista la figlia di Louis Lumière, prima attrice della storia del cinema a meno di 2 anni, tenuta per mano.
Chi non ha visto il più famoso spezzone di questo film? L’arrivo del treno in stazione. Gli spettatori del Grand Café, in parte erano convinti che dietro lo schermo ci fosse qualcuno che muoveva i fotogrammi, E’ noto che la ripresa della locomotiva che avanzava sui binari ad un certo punto allarmò gli spettatori che si alzarono quando occupò lo schermo e sembrò che potesse travolgerli in sala…..
Seguirono proiezioni ovunque, anche negli Stati Uniti.
I fratelli Lumière rifiutarono le offerte di chi voleva acquistare il brevetto della loro invenzione ma in cambio accettarono varie onorificenze, Louis, ingegnere, divenne anche membro de l’Académie des sciences.
I due fratelli ebbero due figlie, quella di Auguste morì nel 1920 a causa dell’epidemia di febbre spagnola che decimò il continente. Nella loro vita, i Lumière non si fermarono al cinema, inventarono anche altro, anche la foto a colori!
L’aspetto politico della vita dei Lumière non può mancare come in buona parte di queste schede.
I due furono uomini di estrema destra che videro finalmente trionfare in parte il loro modello di società in uno dei periodi più duri della storia di Francia, quando il Paese fu diviso in due in conseguenza della sconfitta del 1940 e del relativo armistizio: la parte Nord occupata dai tedeschi con capitale Parigi e la parte sud con il governo del Maréchal Philippe Pétain, con sede a Vichy, un regime all’insegna della “Révolution nationale” e del motto “Travail, Famille, Patrie “.
In precedenza i Lumière non avevano mancato di manifestare in varie occasioni la loro simpatia per il fascismo italiano; in un caso furono anche invitati in Italia in occasione del quarantesimo anniversario della nascita del loro prodotto, nel marzo 1935, ad una manifestazione alla quale partecipò solo Louis Lumière e che ebbe, già allora, un’impronta di difesa del cinema europeo dall’invasione dei prodotti americani.
Al tempo del governo dell’État français a Vichy, Louis fu chiamato a far parte del Conseil National il parlamento provvisorio composto da 213 consiglieri, una parte deputati e senatori in carica al momento dell’armistizio e 136 rappresentanti delle élites del Paese (dal mondo della cultura, della scienza, economiche e sociali).
Non solo, ambedue i fratelli ricevettero l’onorificenza del regime di Vichy, la Francisque, l’ascia bipenne tricolore. Louis il 14 dicembre 1941 ricevette dalle mani di Pétain anche l’insegna di Grand Croix de la Légion d’Honneur e Auguste fu nominato consigliere comunale di Lyon, la città dove i due fratelli risiedevano.
Appena insediatosi, Auguste Lumière propose al Consiglio comunale di rendere omaggio ai soldati francesi che stavano combattendo in Siria contro gli Alleati e i gaullisti.
Sempre Auguste, fu collaboratore dell'”Emancipation nationale”, il quotidiano del PPF (il partito “fascista” di Jacques Doriot composto perlopiù da ex comunisti) e fece parte del Comité d’honneur della Légion des Volontaire Français (LVF) in partenza per il Fronte dell’Est. La LVF era stata creata ufficialmente il 5 agosto 1941, diretta da un Comitato centrale presieduto a turno dai capi dei principali partiti politici che la fondarono: Marcel Déat, Jacques Doriot, Jean Boissel, Pierre Clémenti e Pierre Costantini.. Il governo di Vichy restò ufficialmente estraneo all’iniziativa – che tra l’altro era tutta gestita in territorio parigino, quindi occupato dai tedeschi – tuttavia nominò un suo delegato, Fernand de Brinon che era una sorta di ambasciatore generale del Governo francese nei territori occupati, il quale accettò la presidenza del Comité de patronage della LVF.
Oltre ad Auguste Lumière fecero parte del comitato dei garanti anche il cardinale Alfred Baudrillart, Gabriel Cognacq, titolare dei grandi magazzini Samaritaine, lo scienziato Georges Claude e gli scrittori Abel Hermant, Abel Bonnard e Paul Chack.
Tutti alla fine della guerra passarono i loro guai. Louis Lumière morì non molto tempo dopo, il 6 giugno 1948 mentre August nel 1954.
Finito il periodo delle vendette e dell’epurazione selvaggia (in Francia secondo i dati ufficiali furono 105.000 le esecuzioni, poi ridimensionate da altri dati, anche storici, più verosimili, in circa 30.000, senza considerare le detenzioni e le altre persecuzioni) ai fratelli Lumière furono riconosciuti i loro meriti.
Ad esempio, l’Università Lyon II fu chiamata “Lumière” e in occasione del centenario della nascita del cinema (1995), la Banca di Francia stampò biglietti di banca con la loro effige. Questo ultimo fatto però mise in moto un meccanismo di “antifascismo di ritorno”, un fenomeno al quale si assiste da qualche anno in vari Paesi europei dopo gli anni della storicizzazione e delle molte “pacificazioni”.
Già nel 1992 un comitato antifascista era riuscito a far cancellare la dedica di una Facolta della stessa Università di Lyon allo scienziato e umanista Alexis Carrel, Premio Nobel per la Medicina nel 1912 che nello Stato francese di Vichy era stato direttore della Fondation française pour l’étude des problèmes humains; una rimozione dopo una campagna per eliminare “il nome di un nazista” dalla Facoltà.
L’offensiva di questo neo-antifascismo applicata ai fratelli Lumière per il momento è stata fermata anche e soprattutto grazie al deciso intervento del mio amico Facebook Bruno Gollnisch, allora docente di Lingua e cultura giapponese nell’Università di Lyon III, dedicata a Jean Moulin, un nome che non teme rimozioni visto che è stato un eroe della Resistenza francese.