Il mufti di Damasco, Sheikh Mohammad Adnan Afyouni, è stato assassinato per mezzo di un attentato operato da Qudsaya, nella periferia della capitale siriana. Fonti locali hanno riferito ad al-Araby al-Jadeed che l’esplosione è avvenuta nei pressi della moschea di Al-Sahaba, protetta dalla “Guardia repubblicana”, che controllava la zona. L’autorità religiosa, favorevole al governo del presidente siriano, Bashar al-Assad, era considerata tra gli esegeti più autorevoli del mondo islamico, oltre ad essere stata definita “la voce della verità e della moderazione”.

Dal 2013, rivestiva il ruolo di mufti, il più alto ufficiale della legge religiosa islamica, a Damasco e nelle aree circostanti alla capitale, oltre ad essere supervisore generale dell’International Islamic Cham Center per la lotta all’estremismo e al terrorismo e presidente del Comitato di riconciliazione a Qudsaya. Sembra che il mufti aveva negoziato con i gruppi di opposzione di Damasco, giungendo alla maggior parte degli accordi di riconciliazione, aveva un ruolo rilevante anche nelle trattative di pacificazione con i ribelli a Sud di Damasco.  Questi delitti efferati non si verificavano da tempo a Damasco, dopo che le forze governative, dal 2018, presidiano i quartieri della capitale che erano sotto il controllo dell’ISIS e il Ghouta Est, che è stata a lungo la base d’area più rilevante dei gruppi dell’opposizione.

L’ultima regione posta ancora sotto il controllo dei ribelli è Idlib, governatorato situato nel Nord-Ovest della Siria. A fine ottobre un civile è stato ucciso ed altri sono rimasti feriti a seguito di un attacco condotto contro il villaggio di Kansafra, nella periferia di Jabal Al-Zawiya, nel Sud di Idlib. Sempre fonti locali hanno riferito che i bombardamenti hanno colpito anche i villaggi di Al-Fateera e Al-Sufuhn e la città di Ziyarah, a Nord-Ovest di Hama. Ricognizioni delle aviazioni russe e siriane hanno sorvolato i cieli della regione. Le Nazioni Unite hanno affermato che le ostilità nel Nord-Ovest della Siria continuano, nonostante l’accordo sigato il cinque marzo. Il portavoce del Segretario generale delle Nazioni Unite, Stephane Dujarric, ha esortato le parti coinvolte nel conflitto a stabilire un cessate il fuoco in tutto il Paese. L’iniziativa di ONU è arrivata dopo che il team del Response Coordination Group ha documentato almeno 3.174 violazioni dell’accordo di cessate il fuoco nel Nord-Ovest della Siria, dal 5 marzo, che hanno causato l’uccisione di quasi quaranta civili, oltre ad aver preso di mira una ventina di “infrastrutture vitali”. La popolazione siriana teme che presto si verificheranno ulteriori offensive, il decimo anno di guerra è alle porte.