Oggi, all’ombra della Mole Antonelliana, avrà inizio il processo contro la Dottoressa Silvana De Mari, medico specializzato in chirurgia generale ed endoscopia dell’apparato digerente, nonché psicologa e scrittrice. La si accusa di aver offeso “l’onore e la reputazione delle persone con tendenza omosessuale in esecuzione di un medesimo disegno criminoso” (Cfr. Matteo Orlando, Il Giornale dell’11. 07.18). Insomma la De Mari sarebbe una diffamatrice pervicace e accanita degli omosessuali. L’accusatore principale è il “Coordinamento Torino Pride LGBT”. La denuncia era stata dapprima archiviata dal PM competente, ma in seguito a ricorso del Coordimento, cui nel frattempo si era aggiunta (chissà a quale titolo) la sindaca Appendino, il procedimento ha ripreso lena.

In realtà le motivazioni della denuncia riportate dalla Stampa sembrano brevi frasi estrapolate da discorsi più ampi, frasi che nel loro contesto perdono il senso che si è inteso dargli.

Il problema, a nostro avviso, è che la De Mari ha uno stile brillantemente icastico che sorvola ogni preoccupazione eufemistica, e che lascia facilmente il segno su chi ha la pelle delicata. Ciò che può irritare è una certa crudezza con la quale richiama determinate pratiche descritte con efficaci concetti tratti dall’anatomia e dalla fisiologia, dalle quali poi osa dedurre conclusioni sul piano etico. La De Mari, insomma non conosce proprio il bon ton. E questo è una colpa grave, in una società che invece utilizza solo eufemismi politicamente corretti, la scaltra neolingua che apre i salotti e plasma i pensieri. Consideriamo per esempio questa domanda retorica che ella si pone, con riferimento al mondo gay: “Queste persone hanno mai fatto una rettoscopia? Non considerano la tragedia delle malattie infettive?”. Possiamo ben immaginare, di fronte a tanta sfrontatezza, le ciglia aggrottate e le schifate boccucce di certe azzimate damine.

Un altro motivo di diffusa indignazione è che la Dottoressa De Mari ardisce svolgere una funzione di supplenza. C’era una volta infatti, ma tanto tempo fa, una nota Istituzione che parlava della sodomia come “peccato abominevole davanti a Dio”. Poi smise di farlo, e passò a una definizione meno traumatica, quella di “peccato contro natura”. Ora anche quest’ultima è caduta: l’idea di evocare una realtà dura ed opaca, tetragona, ottusamente indefettibile nelle sue leggi, che si chiama natura, e che si contrappone in modo castrante alla libera auto-progettualità dell’uomo, sembrava offensiva. Ebbene proprio adesso che questa Istituzione sfuma i toni, strizza l’occhio e blandisce, discerne l’errore e coccola l’errante, la De Mari recupera il concetto di Natura sulla base che i tessuti del retto sono diversi da quelli della vagina, e quindi non si prestano a … Brutale, screanzata Silvana …

Strepitosa, eccezionale Silvana! Meglio la tua chiarezza che i contorcimenti dei preti e dei laici, preoccupati di piacere al secolo. Nolite conformari huic saeculo, diceva San Paolo. Ma è successo tanto, tanto tempo fa.

E comunque, Silvana, oggi siamo con te.