Solo a pochissimi saranno sfuggiti l’elusività, l’evasività e il silenzio quasi totale del Pontefice sulle radici, sulle responsabilità e sulla drammatica consistenza della pandemia. Papa Francesco, solito intrattenersi ad abundantiam sul tema enfatizzato dei profughi, si è sempre guardato dal parlare, dal sottolineare le colpe delle nazioni di provenienza dei migranti (specie quelle del Continente nero), con prepotenza e demagogia divenute indipendenti ma incapaci di curare e seguire le popolazioni, e dal denunziare l’incredibile protervia di Malta nel rifiutare ospitalità e conforto.

Ma le vicende di questi giorni, culminate nel rifiuto di udienza da parte di Francesco al segretario di Stato Mike Pompeo meritano attenzione assolutamente critica. Colpisce la genericità criptica sulla “questione intraecclesiale” e l’assurdità lontano da ogni logica e da ogni linearità del comportamento, carico di ombre e di misteri. Il cardinale Parolin ha rivendicato con asprezza “la nostra scelta, la libertà di poter continuare ad andare avanti per questa strada, perché è una scelta pensata, riflettuta, pregata, una scelta che ha fatto il Papa”. Ha reclamato quindi  – incredibile e illogico – che “finché sarà ad experimentum, l’accordo rimarrà segreto: per i prossimi due anni, era questa la richiesta, dovrebbe continuare e si spera continui a funzionare e funzioni ancora meglio rispetto a quanto è stato fatto finora, in modo che si possa proseguire a nominare vescovi per le diocesi vacanti”.

Ora solleviamo per il cardinale Parolin, che appare inconsapevole, il pesante e sconvolgente velo della persecuzione dei cattolici, iniziata oltre 70 anni or sono, nel 1949. La “Laogai Research Foundation Italian Onlus” ha, con l’intenzione di recare un omaggio, ha pubblicato un volume sulle persecuzioni inflitte ai fedeli della Chiesa di Roma. Durante l’epidemia di coronavirus, esplosa in Cina, le amministrazioni di numerose province hanno costretto i credenti poveri alla rimozione dei simboli religiosi, rinunziando in questa maniera alla fede. E’ questa una forma di intimidazione diffusa in tutto l’immenso Paese. Le autorità hanno poi sostenuto che “la croce rappresenta degli insegnamenti eterodossi “ da eliminare e da sostituire con i ritratti di Xi Jinping.

Tra i molti esempi della persecuzione e dell’intimidazione imperanti ed ignorate in Vaticano è da raccogliere quella di funzionari in servizio nello Jangxi.. Hanno distrutto “un calendario religioso trovato nella casa di un cristiano, che riceve il beneficio minimo di sussistenza. Nel suo soggiorno, al posto del calendario, sono stati appesi i ritratti di Mao Zedong e Xi Jinping e un poster con scritto: “Sii grato al Partito, obbedisci e segui il Partito””. In un’altra occasione di questi giorni , sempre lo stesso porporato , fermo nel vago o ancora meglio nell’assurdo per lo stato delle cose immodificabili nella nazione rossa, ha affermato che “riparare e ricucire abbiamo bisogno della fraternità e di superare la contrapposizione amico – nemico”.

Non è difficile davvero trovare donne e uomini intelligenti e misurati, che giudichino le tesi del Segretario di Stato pontificio assai più di un sogno, un’autentica fantasticheria.