Il secondo rapporto Censis –Tendercapital ha offerto un quadro desolante o meglio drammatico della nostra “società in affanno”, in cui “l’emergenza sanitaria sta amplificando il disagio sociale con dinamiche che impattano negativamente sul benessere delle famiglie”. Risultano ormai 5 milioni gli italiani con evidenti problemi nel garantirsi dei pasti “decenti”. Si registrano poi 7,6 milioni di famiglie, che lamentano un “severo peggioramento” del tenore di vita.

E’ assurdo ed impensabile che non ci siano nel governo, responsabile della macroscopica impreparazione in cui si è trovato il Paese davanti alla seconda ondata epidemica, esponenti in grado concrete misure a sostegno del risparmio privato a disposizione della crescita generale e generalizzata. Stupisce e lascia increduli che di fronte a queste notizie possano esistere ancora rappresentanti della politica, pronti ad enfatizzare i consumi e a disprezzare la parsimonia.

In questo contesto si manifestano velleità politiche e calcoli dannosi e controproducenti, in pratica indiretti ma sostanziali appoggi alla maggioranza. E’ Berlusconi, riemerso dopo seri problemi di salute, aggravati dall’età tutt’altro che verde (84 anni). L’autocrate lombardo ha trovato una ricetta infallibile e taumaturgica per le sue traballanti fortune elettorali, quella della collaborazione nella distinzione dei ruoli con l’esecutivo tutt’altro che propenso e tutt’altro che aperto. Al di là delle formule stantie, dei fallimenti elettorali e dell’emorragia innegabile di parlamentari, e all’attuale marginalità anche rispetto all’altro movimento di centro e al raggruppamento di destra, l’egolatra per eccellenza confeziona formule e propina ricette, di fronte alle quali Conte (o chi per lui dietro le quinte è il vero “padrone del vapore”), replica con riconoscimenti vaghi, privi di sostanziale e reale volontà operativa. Nell’ombra e non alla luce il ministro Gualtieri e i grandi strateghi berlusconiani stanno trescando nel tentativo di “ottenere risposte positive” magari inaccessorie o opinabili, tali da portare ad un appoggio strumentalizzato per le difficoltà della coalizione giallorossa.

Il proprietario di Mediaset è impegnato in una battaglia pesante in cui cerca di coinvolgere, finora vanamente, gli altri due partiti della minoranza assai più consistenti sul piano del consenso popolare. Per Berlusconi e solo per lui – gli altri camminano e agiscono per loro conto, nonostante le utopie delle “federazioni”, volte ad incoronare l’altro lombardo — “la posta in gioco è alta”: legge elettorale, riforme e in lontananza ma in progressivo avvicinamento, l’elezione del nuovo Capo dello Stato.

Non sono davvero quisquilie da considerare, in una visione globale, concreta senza formule vuote e retoriche, e per non pochi elettori discutibili (i valori etichetta liberali, cristiani, europeisti e garantisti, usati come inoppugnabili tavole dei valori), lontani da quelli sociali salienti e determinanti almeno per noi.