La necessità di sintesi dell’informazione rischia di fare ingenerosamente la caricatura di quanti vengono definiti “orfani di FI ed AN” descrivendoli alla stregua delle anime che Dante – per bocca di Sordello – fa vagare senza dimora per il purgatorio. La realtà, ovviamente, è assai più seria e complessa, e va affrontata proprio ora che Salvini e la sua Lega “nazionalizzata” esercitano la massima attrazione verso elettori e personale politico del centrodestra degli ultimi 20 anni.

Noi riconosciamo al Ministro degli Interni grande capacità di lavoro e comunicazione, e ne condividiamo appieno le prime azioni, tese da una lato a bloccare le speculazioni che si celano dietro la gestione dell’ondata migratoria, dall’altro a rendere all’Italia un ruolo non più subalterno nello scacchiere europeo.

Tuttavia, da donne e uomini che hanno militato nella destra e da lì hanno aderito al PDL, il più ambizioso ed incompiuto progetto della nostra metà del cielo, restiamo convinti che l’opzione “law & order” – per quanto attuale ed indispensabile – non esaurisca il contenuto di un progetto di governo di lungo periodo fondato sullo sviluppo di temi che consentirono al centrodestra di divenire un fenomeno di amplissima partecipazione popolare agli albori della seconda repubblica.

Senza volgerci indietro in recriminazioni ed accuse, e riconoscendo a Salvini quella leadership che si è conquistato per lavoro e consensi, pensiamo piuttosto che tantissimi – già elettori ed eletti di FI e di AN – continuino a cercare risposte a domande che proprio chi ha quella storia non può permettersi di eludere.

Pensiamo di non essere i soli ad auspicare – accanto al “capitano leghista” – la presenza di progettisti che sappiano affermare la centralità dell’Italia in un solido rapporto con i centrodestra dell’occidente; edificare uno Stato meno invasivo, burocratico e costoso; più rispettoso delle libertà di scelta dei cittadini; fautore del merito e del senso di responsabilità della persona. Gente che costruisca alternative ad un sistema previdenziale ancora basato su condizioni non più replicabili; che sappia dimensionare il welfare ai bisogni attuali; che agevoli (e non colpevolizzi) la produzione di ricchezza, senza la quale ogni proposito di redistribuzione è sterile illusione; che modelli una giustizia efficiente, a misura di cittadini ed imprese, a tutela prima della vittima che del reo; che ponga la responsabilità oggettiva dei partiti nella selezione delle candidature, a maggiore garanzia di trasparenza e correttezza degli eletti.

Tanto altro, ovviamente, ci sarà da scrivere e trattare. Ma oggi, anziché accorrere in soccorso del vincitore (come troppi fanno – secondo triste costume – ed altri si apprestano a fare), pensiamo che sia un dovere far emergere forte e chiara la disponibilità, che per nostra voce proviene da tantissimi amministratori impegnati nel territorio e rappresentativi delle diverse anime che diedero vita al PDL, a non deporre le armi del pensiero, accomodandosi acriticamente su quello che parrebbe il giaciglio più ospitale.

Salvini, da Pontida, ha lanciato la sfida per un governo trentennale; ma è il primo a sapere di non potersi permettere più di qualche mese a fianco di chi disconosce le competenze, predica la decrescita e blandisce gli elettori con la promessa di stipendi senza lavoro. Come è il primo a saper di non poter offrire, da solo, un’unica dimora alle diverse sensibilità capaci di rappresentare un percorso tanto ambizioso quanto auspicabile e necessario.

Se il vento soffia a favore del centrodestra, è lì che vanno rialzate vele ampie e solide, bandendo particolarismi e nostalgie quanto effimere rendite di posizione, e traendo lezione dagli evidenti errori compiuti quando – per colpe variamente distribuibili fra tutti – non si è saputo concretizzare il vasto credito che gli italiani concessero a quel progetto.

C’è, tra chi scrive, una fetta importante di chi interpretò – con Alleanza Nazionale – l’approdo della destra italiana a ruoli di governo; c’è, tra quelli cui ci rivolgiamo, una parte ancora più vasta di quanti vissero ed incarnarono la storia di Forza Italia, immaginata e guidata dall’intuizione di Berlusconi. Insieme, scrivemmo pagine importanti; insieme – senza settarismi o passatismi di sorta – possiamo riprendere il cammino.

 

Viviana BECCALOSSi con

Elisabetta ALDROVANDI, Paolo Enrico AMMIRATI, Maurizio BIANCONI, Marina BUFFONI, Chiara CAPELLETTI, Giorgio CONTE, Massimo CORSARO, Elena DONAZZAN, Andrea FLUTTERO, Massimo GIORGETTI,  Giorgio HOLZMANN, Pietro LAFFRANCO, Mario LANDOLFI, Gianni MANCUSO, Nino MARMO, Marco MARTINELLI, Silvano MOFFA, Daniele NAVA, Carlo NOLA, Vittorio PESATO, Michele SACCOMANNO, Marco VALLE