Confesso che, fino pochi giorni fa, non sapevo che esistesse una società per azioni chiamata Sose ( Soluzioni per il sistema economico).  L’ ho appreso leggendo un documentato servizio di Mario Gerevini e Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, apparso il 25 ottobre scorso. Il reportage dei due giornalisti è una circostanziata denuncia che meriterebbe attenzione da parte della magistratura e, sotto alcuni aspetti, della Corte dei Conti.

Il Sose, dicevo, é una società creata dal Ministero dell’ Economia  e delle finanze e dalla Banca d’ Italia, operativa dal  1999, con 160 dipendenti. Svolge tutte le attività relative alla costruzione, realizzazione e aggiornamento degli studi di settore nonché ogni altra attività di analisi strategica dei dati e di supporto metodologico all’ amministrazione finanziaria in materia tributaria e di economia d’impresa, al fine di creare sistemi di prevenzione dell’evasione, nonché di determinare i cosiddetti fabbisogni standard, anche in attuazione del federalismo fiscale.

Fattura praticamente il 100 % (21,1 milioni nel 2019) al suo principale “proprietario”: il ministro dell‘economia e finanze. Una vera e propria SpA. “Con concorrenza zero, posti blindati, rendite sicure, niente competitività sul mercato”, sottolinea il Corriere, “men che meno rischi anche in caso di smottamenti finanziari. Ripianati, ovvio, con soldi pubblici”.

Quando nell’ agosto 2019, Matteo Salvini esce dal governo, e favorisce indirettamente la formazione dell’esecutivo giallo- rosso  ( 5 Stelle – Pd ) guidato da Giuseppe Conte,  il leader 5 Stelle Luigi Di Maio annuncia che il nuovo governo sarà quello del “cambiamento”. Ma al ministero dell’ Economia  (con Roberto Gualtieri al posto di  Giuseppe Tria ) non cambia nulla, anzi le cose peggiorano.

A dicembre la svolta al Sose. Si dimette l’amministratore delegato Vieri Ceriani (economista, per anni all’ufficio studi Bankitalia, sottosegretario tecnico nel governo Monti, alla guida del “tavolo sull’erosione fiscale” che aveva mappato 720 agevolazioni fiscali ed aveva condotto le trattative con la Svizzera per giungere ad un accordo fiscale sul denaro depositato in nero nelle banche svizzere dagli italiani). Assieme a lui se ne va tutto il CdA.

Al suo posto, il responsabile del Mef, Giovanni Tria (già docente di economia a Tor Vergata), d’accordo con il direttore generale, Fabrizia Lapecorella, sceglie il docente universitario Vincenzo Atella (insegna pure lui economia a Tor Vergata). Atella diviene amministratore delegato a 99 mila euro di fisso e 35 mila variabile. Lordi. Alla presidenza arriva Antonio Borrello, dirigente delle Entrate e nel CdA entra come terzo membro Laura Serlenga, docente all’università di Bari.

Il nuovo amministratore delegato viene infatti nominato dal CdA anche direttore generale. Osservano Gerevini a Stella : “Non è più una (legittima) scelta politica in un’azienda pubblica esposta ai cambi d’umore di un partito o un ministro: è una vera e propria assunzione. Definitiva. Con tutte le certezze di cui godono i dipendenti pubblici. Compresa quella di irrigidirsi in caso di rimozione o trattare una sostanziosa buonuscita. Già messa in conto con l’accantonamento delle eventuali somme da sborsare”. Anche se Vincenzo Atella rinuncia agli emolumenti da amministratore delegato  (ma la carica non la molla), percepisce a tempo indeterminato 190 mila euro annui, quasi il triplo dello stipendio (66 mila circa) da docente universitario.

Raramente avevamo assistito a questa farsa. Perché, dal punto di vista gerarchico,  è il diretto superiore di se stesso.

Non è finita qui. Continuando la loro inchiesta, Gerevini e Stella vengono a conoscenza di tre vicende che meritano di essere riportate affinché anche i nostri lettori possano esprimere un giudizio sul governo del “cambiamento” e in particolare sul pacioso Gualtieri che chiede agli italiani di sopportare sacrifici e di stringere la cinghia, mentre i suoi collaboratori possono sguazzare nell’ oro.

La prima. Un avvocato, pensionato, ottantenne, Pierluigi Semiani, viene assunto l’11 settembre 2019, con contratto di collaborazione continuativa per dirimere faccende legali. Nel 1963 è stato assistente del sottosegretario democristiano Franco Maria Malfatti. Un pensionato non potrebbe,  secondo la legge Severino del 2012  lavorare ancora per lo Stato. Sapete quanto incamera il fortunato Semiani ? La bellezza di 650 euro ( lordi)  al giorno per 380 giorni.  Secondo il contratto  incasserà 247 mila euro per due anni e quattro mesi scarsi. A cui sono da aggiungersi  i rimborsi spese.

La seconda. La docente Laura Serlenga, membro del CdA, viene nominata nel maggio 2019, responsabile della Prevenzione della Corruzione e della Trasparenza. Una prestazione per “un carico di lavoro di 25 ore l’anno per tre anni con un compenso annuale di 20.000 euro”. Facendo un rapido calcolo, se la notizia corrisponde a verità (ma fino a questo momento non è stata smentita ) la Serlenga – pur brava che sia – incasserebbe 800 euro all’ora.  Un’enormità. Un insulto per chi, anche con una famiglia sulle spalle, porta a casa una busta paga che si aggira sui 1200 euro netti al mese.

La terza. Il Sose acquista quadri da appendere nella stanza dell’amministratore delegato-direttore generale Vincenzo Atella allo scopo di renderla più accogliente e decorosa. Prima era eccessivamente spoglia … Vengono pertanto comprate “opere” dell’artista tedesca Susanne Kessler, esponente del dualismo. Pagate migliaia di euro dalla società con tanto di  fattura. “ Fosse un’azienda privata, affari loro. Essendo pubblica, cioè di tutti i cittadini sottoposti ai minuziosi controlli dello stesso ministero, ci sarebbe da discutere”, commenta giustamente il Corriere... Tanto per la precisione. Ma la Corte dei Conti non può intervenire?