Non mi faccio alcuna illusione: non c’è nessuna possibilità di andare a votare. Ho frequentato a lungo le dinamiche parlamentari per sapere che – anche chi pensa di trarne vantaggio politico – alla fine insiste solo formalmente per chiedere le elezioni. In realtà, nessun parlamentare intende mettere in dubbio il proprio posto sino alla naturale (ed inevitabile) scadenza del mandato.
Figuriamoci ora, con il prossimo Parlamento che perderà un terzo dei seggi e molti tra gli attuali inquilini sanno che non ci sarà matematicamente più posto per loro in futuro.
Fidatevi, anche il più oltranzista degli apparenti sostenitori delle elezioni anticipate alza la voce sol perché è sicuro che non arriveranno comunque; e ove si corresse il rischio, il giorno del voto decisivo sarebbe assente per un improrogabile impegno dal callista.
Peraltro, non ci sono in campo (né di qua né di lá) “statisti” tali da pensare di poter affrontare con competenza e qualità la drammaticità della situazione.
Infatti, il mio ragionamento deriva solo da amore di verità, non essendo condizionato dalla preventiva tifoseria per questi o quelli; che, se poi davvero ci fossero elezioni con l’offerta politica attuale, con tutta probabilità me ne resterei a casa.
Tuttavia, c’è un tema che va subito confutato, perché è quello studiato dal sistema per ammantare di purezza una formale verginità nei fatti già perduta nei postriboli di palazzo.
Si dice “non si può votare in piena crisi pandemica ed economica”. Ora – per dire il vero – una procedura elettorale, dallo scioglimento delle camere al voto, chiede al massimo 60 giorni, in cui comunque un simulacro di governo resta in carico con piena legittimità di intervento.
Provate adesso a pensare a quanti “60 giorni” siano passati invano in questi ultimi anni senza che alcun provvedimento efficace venisse adottato, e vi renderete conto della risibilità dell’argomento.
Piuttosto, siamo stati inondati da odiosi ed offensivi provvedimenti restrittivi delle libertà personali e collettive, così palesemente inefficaci da non aver impedito che continuassimo ad avere il triste record di infettati e deceduti in rapporto alla popolazione (volendo dare per buone statistiche costruite ad arte, in cui anche chi muore per incidente stradale viene registrato come deceduto per COVID).
Per non dire degli effetti irrecuperabili su un’economia già asfittica, che attende solo la mazzata finale dell’impiego di risorse straordinarie non già per investimenti ed infrastrutture, ma per ulteriori micromarchette parcellizzate (tipo monopattini, paghette per fancazzisti, cashback e chi ne ha ne metta).
Ma soprattutto, e qui casca l’asino, avete mai sentito – dagli stessi soloni che invocano il senso di responsabilità (un termine che dovrebbe legittimare l’uso della pistola, ogni volta che viene pronunciato) lamentare il fatto che in USA abbiano votato in piena pandemia, o che in Israele stiano cumulando i contestuali record del paese con più elezioni ravvicinate e ripetute con la maggior percentuale di cittadini vaccinati e la minor mortalità?
Niente balle, quindi; finitevi pure la legislatura (anche perché, nel frattempo, il Colle non è certo abitato da un cuor di leone in grado di determinare scelte che siano indirizzate al semplice buon senso). Ma evitate di raccontarci che lo fate nel nostro interesse.
E soprattutto, se ci riuscite, non prendete più alcuna decisione; meglio niente, che le vostre cazzate.