Il senso della misura deriva dal buon senso comune, che ultimamente sembra essersi perso nei meandri delle misure anti Covid. Eccone alcuni esempi.

Mi si presenta in studio un informatore scientifico che prima di illustrarmi i prodotti che rappresenta, mi anticipa che non potrà consegnarmi alcun campione di farmaco perché dall’alto di qualche associazione legata a Farmindustria, gli è stato proibito di portare alcuna scatola che potrebbe” veicolare” il virus. Rimango stupefatto e mi riprometto tra me e me di non prescrivere alcunché di questa azienda nei prossimi mesi. Per essere sicuro di aver capito giusto, riferisco questa comunicazione ad un secondo informatore il giorno dopo; costui mi conferma che lui sarebbe tenuto a consegnare i campioni di farmaci solo imbustati in un involucro trasparente di cui gli sono stati forniti ingombranti pacchi che ha lasciato inutilizzati nel suo box.

Può darsi che ci sia una spiegazione scientifica alla virtuale possibilità di trasmettere il virus con una scatoletta di medicine, ma allora qualcuno spieghi alla signora Maria che rischi corre quando al supermercato afferra dagli scaffali una confezione di biscotti o un pacco di spaghetti. Ed il farmacista stesso cosa dovrebbe fare, disinfettare la confezione di aspirina prima di darla al cliente davanti al bancone? Siamo evidentemente alla estremizzazione dei concetti di prevenzione, con il rischio di creare psicosi ben più pericolose della stessa attuale diffusione del virus.

Mi telefona un paziente, fa il cassiere in un supermercato: il figlio la mattina stessa a scuola ha starnutito per un comune raffreddore, è stato costretto a prelevarlo e portarlo ad effettuare un tampone, che ha dovuto fare anche lui. Ora è in casa in malattia fino a quando, fra due o tre giorni, avrà l’esito del tampone. Se adesso una famiglia si blocca per un raffreddore, cosa accadrà quando le infreddature autunnali colpiranno i bambini di tutta Italia?

Una mia giovane paziente, in ottima salute, ha fatto il test per il coronavirus, glielo ha giustamente chiesto l’azienda che vorrebbe assumerla; è risultata positiva al sierologico, ha subito fatto il tampone, per sapere se ha in atto la malattia o più semplicemente si è immunizzata. Dopo alcuni giorni di attesa il laboratorio le invia un messaggio sul cellulare che contiene il risultato del test. Ma per accedere alla sentenza occorrono alcuni passaggi e chiede aiuto a me ed a una mia collega per affrontare le modalità richieste: 1- digitare il numero sotto un codice a barre: i codici sono due ma scegliamo il primo. 2- inserire nel riquadro sottostante, secondo le regole della “battaglia navale”!!!, così è scritto, ve lo assicuro,  il codice inserito in una tabella alla voce D2 e così faticosamente facciamo; 3- digitare il proprio codice fiscale. Risultato: errato ! Riproviamo ma questa volta la battaglia navale ci fa scegliere la voce A3; risultato ancora errato. A questo punto decido che è ora di smettere di giocare alla battaglia navale e scrivo una mail al laboratorio , qualificandomi, per sapere il risultato. La mail mi viene respinta. Alla fine della giornata la paziente mi scrive che ha telefonato direttamente al laboratorio , che il test era negativo e loro avevano sbagliato a comunicare il primo codice.

Ora, una ragazza che ha in gioco la sua salute ed il suo futuro lavorativo deve essere sottoposta a tutti questi giochini per conoscere il risultato di un test ? E se fosse stato un anziano che ha problemi con il computer ? Che senso c’è in tutto questo ?

Qualche giorno fa mi sono state riferite le condizioni estremamente critiche in cui versava Silvio Berlusconi durante il suo ricovero al San Raffaele ; tutti concordavano sul fatto che gli restava molto poco da vivere, con entrambi i polmoni estremamente compromessi. Invece non solo è sopravvissuto alla infezione da coronavirus, ma addirittura si è ripreso velocemente, dopo aver affrontato una imponente carica virale che tre mesi prima gli sarebbe stata fatale.

Questo fa pensare più cose: che certamente ci troviamo davanti un uomo che, checché se ne dica, ha una marcia in più, anche sul lato fisico. Che il virus ora, anche se aggredisce in modo massiccio, non ha più la virulenza di qualche mese fa. Che il professor Zangrillo, definito con il termine disgustoso di negazionista per aver affermato che non siamo più in una situazione preoccupante come durante il lock down, deriso da nani e ballerine di sinistra che ora rosicano per la guarigione di Silvio, è invece, con tutta la sua equipe, un fior di professionista che sa curare anche situazioni cliniche con prognosi estremamente sfavorevoli.

Ciò che dobbiamo temere nei prossimi mesi non è una seconda ondata, che sapremmo come affrontare e sconfiggere, ma tutta una mentalità pusillanime, restrittiva, diffidente su ogni cosa, perdente, assillante, in qualche caso delirante.

E’ in gioco il futuro di questa nazione, il futuro dei nostri figli.