Scherziamo? Nel giro di poche ore sono partite due bordate clamorose che hanno fatto barcollare la già fragile democrazia italiana. Ospite nel salotto buono dei Dem. e dintorni, “Che tempo che fa”, condotto dagli eterni camerieri di regime Fabio Fazio e Luciana Littizzetto, il ministro della Salute del Governo Conte II, Roberto Speranza, ha pronunciato una dichiarazione da far tremare le vene ai polsi: “Vieteremo le feste private in casa”. Allorché Fazio ha chiesto: “E come farete a controllare?”; e il Ministro – che di “speranza” ha solo il nome – ha sentenziato: “Confidiamo che ci perverranno segnalazioni”.

Non so se ci rendiamo conto della gravità di simili affermazioni. Già il segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti, che aveva vomitato parole indegne di un Paese civile, affermando che le misure prese dal governo contro la diffusione del Covid-19 avrebbero “tolto dalla vita sociale coloro che sarebbero risultati positivi”. È stato grande Vittorio Sgarbi quando dal Parlamentato ha tuonato contro Zingaretti. L’errore di Sgarbi è stato quello di bollare queste misure come “fasciste”.

L’abitudine di usare il termine “fascismo” per definire ogni misura repressiva autoritaria, è un vizio che si fonda sul fatto che l’Italia (e l’Occidente), si fonda sull’antifascismo, considerando erroneamente il regime nero come peggiore di quello rosso. Non farò qui un cinico e lugubre conteggio dei morti provocati dall’insieme delle dittature comuniste, soppesandole con le vittime del fascismo. Mi limito a precisare che l’attuale governo è composto in gran parte da eredi del Pci. Se c’è il rischio di scivolare verso un regime, questo sarà “veteromarxista”.

Ovviamente se la delazione, anziché snidare ebrei, viene usata per scovare i presunti “untori” del virus, allora diventa, per loro, lecito, responsabile, addirittura un dovere civico, perché la prevenzione sanitaria e la sicurezza nazionale giustificano l’atto e lo rivestono di eticità. E il problema è che la misura vedrà anche l’avvallo di una parte di cittadinanza che terrorizzata dal bombardamento mediatico sulla pestilenza, sarà ben felice di far la spia, e anche di consegnarsi mani e piedi al regime.

Intendiamoci, non nego che il Coronavirus sia realmente diffuso nell’etere, e neppure ne sottovaluto la gravità dei sintomi provocati e della sua diffusione. Non sono negazionista. Occorre essere prudenti e responsabili. Ma – come già affermato in precedenti articoli – considero i dati abilmente gonfiati e subdolamente strumentalizzati per giustificare una graduale traslazione da un sistema democratico a uno autoritario. È anche per questa ragione che persone molto più autorevoli di me stanno esercitando proprio in queste ore delle azioni reattive, allo scopo di difendere la democrazia e le libertà fondamentali che appaiano seriamente minacciate.

Mi riferisco ad esempio alla nobile mobilitazione di Nazione Futura, con in prima fila giornalisti e intellettuali quali, Francesco Giubilei, Ferrante De Benedictis, Daniele Dell’Orco, Corrado Ocone, che hanno affermato il principio “che senza libertà non c’è salute”. Eppure, nel giro di poche ore, la situazione è andata precipitando in modo imprevedibile, tanto da farci domandare se non siamo già in una forma embrionale di dittatura. Sulle colonne de “Il Giornale”, è stata diffusa la notizia (ripresa anche da altri quotidiani), che nella bozza del Dpcm starebbe spuntando l’ipotesi di autorizzare le forze dell’ordine di poter entrare nelle abitazioni, violando la libertà privata, allo scopo di verificare se non si è in troppi nel domicilio. Una misura che, per la cronaca, nella Cina, da dove l’epidemia si è diffusa, è già stata praticata abbondantemente, ma speravamo che la nazione di Xi Jinping non fosse considerato un modello da seguire per una nazione democratica e libera come l’Italia.

La notizia si è diffusa e il panico si è comprensibilmente sparso. Allorché, fonti del ministero hanno cercato di tranquillizzare l’opinione pubblica precisando che si tratterebbe “solo di una bozza di lavoro”. Evidentemente costoro non si rendono conto che il solo “ipotizzare” un’idea del genere è di una gravità terribile. Auguriamoci che non se ne faccia di nulla, ma certo stiamo attraversando un momento tremendo, dove lo spauracchio del Covid è agitato per giustificare una regressione della democrazia a uno stato di polizia. Non so come il governo riuscirà, nel caso, ad aggirare leggi e Costituzione per approvare simili abomini, ma personalmente non mi sorprendo più di nulla, considerando che dal 2011 non abbiamo in Italia un governo eletto dal popolo e che da quando è iniziata l’emergenza Covid, il governo è avanzato tra dispotismo e inettitudine, umiliando il Parlamento e prorogando di volta in volta, lo stato d’emergenza.

Si può andare avanti così? D’altro canto appare evidente che vi sia una “regia globale” che sta dirigendo il mondo verso questo Nuovo Ordine Mondiale; l’esempio più vibrante sono state le parole veteromarxiste di Papa Francesco minacciando che “la proprietà privata non è intoccabile”, tirando la volata all’ultima fase di un comunismo planetario. Un comunismo certo diverso dalla prassi del passato e ben distante dagli auspici utopistici della teoresi dei loro ideatori, ma che, pur tuttavia è sopravvissuto in questi ultimi decenni, occultato, trasfigurandosi, in attesa di poter uscire allo scoperto, magari avendo nella Cina il suo nuovo motore.

Ecco perché penso sia corretto il termine che ho coniato per il nuovo progressismo globale: “Radical-shock”, giacché sia in Italia che altrove, sembra emergere un sistema politico, sociale, economico e culturale che mescola l’antiproibizionismo etico con la repressione autoritaria di uno statalismo salutista e “politicamente corretto”. In un termine: reazionarismo progressista. A questa pericolosa e infame deriva, noi dobbiamo rispondere con una rivoluzione conservatrice. O bisognerebbe. Perché al momento le forze politiche che dovrebbero ribellarsi a questo sistema, e la stessa società civile, appaiano balbettanti, un po’ per timore d’esser tacciati d’irresponsabilità, un po’ perché disorientati, disorganizzati, e anche un po’ pavidi. Invece questo sarebbe il tempo per una destra colta, audace, ribelle, che resista alla dittatura: libertaria!