Le vignette di Charlie Hebdo non sempre fanno ridere. Ma sanno sempre farci indignare. La loro vera forza sta nella capacità di svelare gli obbiettivi e le mire più recondite dell’islamismo fondamentalista assai più impegnato ad imporci il suo credo che non a fermare la rabbia assassina dei terroristi pronti a uccidere e massacrare nel nome dello stesso credo e delle stesse regole.

Il presidente Recep Tayyp Erdogan impersonifica alla perfezione questo modo di pensare e agire. Non a caso è stato, e continua ad essere, un esponente di quella Fratellanza Musulmana decisa ad imporre la legge del Corano alle nazioni musulmane e al resto del mondo. L’Erdogan indignato per la vignetta di Charlie Hebdo, e pronto a trascinare e in tribunale chi prende in giro lui e il Profeta, è lo stesso che nel 2015 si guardò bene dal consegnare ad un tribunale Hayat Boumedienne, la compagna di quel Amedy Coulibaly protagonista degli attentati messi a segno dopo la strage nella redazione del giornale satirico. In quelle ore Hayat Boumedienne fuggì in Turchia, ma gli uomini del Sultano si guardarono bene dal fermarla. E così grazie a quella complice indifferenza Hayat Boumedienne potè raggiungere la Siria e i territori controllati dallo Stato Islamico.

Prima e dopo Hayat altri 5000 militanti islamisti provenienti dall’Europa hanno approfittato della disponibilità di Ankara per raggiungere le terre del Califfato. Con la stessa indifferente arroganza con cui contribuì ad ingrosssare le fila dell’Isis Erdogan continua oggi a utilizzare i reduci dello Stato Islamico e della galassia islamista siriana e irachena per allargare la propria sfera d’influenza. Grazie ai soldi garantiti da Ankara le compagnie di ventura jihadiste combattono dalla Siria alla Libia e al Nagorno Karabakh.

Il comportamento di Erdogan altro non è se non la proiezione a livello geopolitico dell’arroganza di chi arrivato in Europa chiedendo asilo e ospitalità pretende poi di imporre le leggi del Corano prima alla propria comunità e poi alla nazione di cui è ospite. Per questo l’ipocrisia del Sultano, come fa capire Charlie Hebdo, può anche sembrare «simpatica» finchè resta privata, ma diventa intollerante, aggressiva e potenzialmente assassina se lasciata impunemente dilagare.