Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti: è pandemia globale. Quali siano le origini del Codiv-19 (e in tal proposito sono circolate diverse teorie complottistiche), il Coronavirus non è semplicemente “poco più di un’influenza”, come inizialmente si ostinavano a far credere. Persino i più ostici si stanno gradualmente ricredendo. Anche Donald Trump e Boris Johnson che sulle prime avevano preso sottogamba la situazione, hanno repentinamente cambiato atteggiamento.

A meno che non si pensi che vi sia un complotto mondiale che vede alleate maggioranze e opposizioni, politici, medici e infermieri, virologi e scienziati del mondo intero, che spaccerebbero numeri falsi su decessi, intubati e contagiati, se sentiamo di scartare questa ipotesi, dobbiamo ammettere che l’emergenza Coronavirus è reale. Certo, nel caso italiano il dramma è aggravato da un governo che è intervenuto tardi e male, e da una sanità pubblica devastata da tagli di passati governi di centrodestra e centrosinistra. Adesso medici e infermieri sono i “soldati civili” che stanno combattendo in trincea, in un Paese che appare carente di apparecchiature per la rianimazione e persino delle mascherine per il viso.

A causa di questa situazione drammatica, sono cominciati già i primi scioperi del personale medico che rischiano di aggravare i problemi. Da una parte le sacrosante rivendicazioni dei camici bianchi. Dall’altra la consapevolezza che non ci possiamo permettere in questo momento disordini sociali di nessun tipo. Accanto a medici e infermieri, gli altri eroi sono tutti gli uomini in uniforme che stanno facendo uno sforzo enorme per far rispettare l’auto isolamento dei cittadini, confinati in casa, onde evitare il propagarsi dei contagi. E qui si notano le prime smagliature, con tanti, troppi cittadini che violano le regole di restrizione imposte dal governo, violazioni spesso motivate da ragioni assurde.

Per chi additava queste decisioni estreme come un eccesso tutto italiano, stiamo vedendo come gradualmente, anche le altre nazioni stanno andando nella stessa direzione. Se non ci adottiamo una severa autodisciplina, l’emergenza rischia di protrarsi ancora più a lungo e mietere ancor più vittime.

Ovviamente ci sono delle precisazioni da fare. In primo luogo gli enormi danni economici che questa paralisi rischia di provocare, sia ai singoli cittadini sia all’intera nazione. La ricchezza non si crea dal nulla, ma dal lavoro produttivo. Per quanto tempo possiamo permetterci di restare fermi? Che cosa ha intenzione di fare il governo italiano per aiutare sul piano economico, sociale e fiscale tutte quelle persone che sono già adesso colpite duramente da questa crisi? Al momento le risposte del governo Conte sono sembrate totalmente inadeguate e insufficienti. In secondo luogo, non possiamo escludere che l’emergenza Coronavirus sia colta dal governo giallorosso (o addirittura dall’Ue), per sottrarre libertà e diritti alle popolazioni, spingendoci verso una sorta di “dittatura euromondiale”. Trump intanto annuncia di voler immettere 1000 miliardi di dollari per fronteggiare il Coronavirus e teme la recessione mondiale.

La Bce spara un nuovo quantitative easing da 750 miliardi di euro contro la pandemia. Ma è difficile pensare che l’improvvisa paralisi planetaria, in un sistema economico globalizzato, non provochi una gravissima crisi. Una tragedia – quella economica – che va a sommarsi a quella sanitaria. Per limitarci al panorama nazionale, è necessario trovare un equilibrio tra responsabilità nazionale e libertà di critica. Il centrodestra deve collaborare con il governo, ma anche pungolarlo offrendo idee alternative finalizzate alla difesa della produzione economica e dei risparmi dei cittadini, senza ledere la loro sicurezza sanitaria. Un equilibrio non facile da trovare.

Ma il centrodestra deve anche vigilare perché il governo non tenti di sfruttare l’emergenza per soffocare la democrazia. Se l’urgenza del momento giustifica misure speciali, non possiamo però abbassare la guardia su possibili tentazioni verso virate totalitarie più o meno velate. Inoltre, sforzandoci di restare lucidi in questo comprensibile momento di apprensione generale, ed evitando cinici sciacallaggi, è possibile tentare di proiettarci sul futuro politico, economico-sociale e culturale del “post-Coronavirus, quando cioè questa tragedia sarà alle spalle.

È facile intuire che il Codiv-19 sarà uno spartiacque che cambierà per sempre il mondo e il nostro stile di vita. Al momento però non è automatico comprendere in che direzione andremo. La crisi, potrebbe spingerci verso un mondo ancora più globalizzato, oppure, potrebbe completamente frantumarsi. Se c’è chi per esempio afferma che questa è un’emergenza globale e richiede risposte globali; per tutta risposta c’è chi invece risponde che sul medio e lungo periodo, la crisi (sanitaria ed economica), porterà acqua ai mulini sovranisti. Un lucido intellettuale di sinistra come Massimo Cacciari, ha per esempio affermato in queste ore difficili, che il Coronavirus è stato il “colpo di grazia” per l’Unione Europea (già tramortita dalla “Brexit” e dintorni). Segnali contraddittori si aggirano come spettri: da una parte la minaccia del MES (il cosiddetto “Fondo salva-Stati con il quale ci farebbero fare la fine della Grecia), dall’altro la decisione che la Germania avrebbe preso di salvare Deutsche Bank dall’imminente crack, immettendo tramite la sua banca pubblica Kreditanstalt für Wiederaufbau, 550 miliardi di euro, annunciando che, se non bastasse, ne immetterà altri senza limiti.

Una decisione quella di Berlino, che se fosse confermata, farebbe un baffo persino alle tesi social-sovraniste di Claudio Borghi e Alberto Bagnai. Di fronte a queste notizie, sorgono spontanee due domande. La prima è se i poteri oligarchici hanno intenzione di cavalcare la crisi per spingerci ancor più verso l’euromondialsmo, oppure, per evitare la catastrofe del capitalismo globale, intendono parare verso il sovranismo e il recupero degli Stati-nazione.

La seconda domanda è, in che misura noi possiamo contribuire a prendere l’una o l’altra strada, o questa è già tracciata da poteri più grandi di noi. Nel dubbio, sono convinto che le persone, come singoli individui e come popoli, si dovrebbero muovere per intraprendere la strada che ritengono più giusta. Lo scontro finale potrebbe essere tra globalizzazione e sovranismo. Ecco perché la destra deve farsi trovare pronta per questa eventualità.