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Alcune scomode domande a Monti (che il generale non ha fatto)

di Carlo Maria Persano
8 Settembre 2026
in Pòlis
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Alcune scomode domande a Monti (che il generale non ha fatto)
       

Confesso di avere una forte antipatia verso Mario Monti perché lo ritengo un incapace e mi aspettavo che il generale lo azzannasse per gli innumerevoli guai prodotti all’Italia. Non che reputassi Vannacci un forte economista ma dispone nella sua squadra del valido Antonio Rinaldi che poteva averlo preparato come si deve a uno scontro.
Invece niente. Vannacci ha lamentato il calo demografico europeo e la grave perdita di competitività dei prodotti, ma senza specificare come risolverla, mentre Monti ha magnificato la bontà dell’Unione europea grazie alla quale, secondo lui, Francia e Germania non si sono più fatte la guerra. Che stupidata, come se la Germania non avesse avuto fino ad oggi un’enormità di basi Usa nel suo territorio e come se non ci fossero state le bombe atomiche a scoraggiare ogni vera guerra tra le nazioni più potenti. Almeno fino ad oggi.
Poi Monti ci ha riservato un finalino eroico, con voce rotta a quel punto dall’emozione, nel quale ha detto che si immolerà contro Vannacci per via della narrativa fascistizzante del generale. Tutto qui.
Mancava del tutto il vero oggetto del contendere, ovvero la centralizzazione della politica commerciale in UE e i disastri prodotti da chi l’ha gestita, i continui rinnovi del debito italiano in scadenza, con o senza la copertura della BCE e gli enormi furti in Italia della Casta. Guardiamo nel dettaglio cosa si sono persi per strada i due.


Chi ha deciso i disastri della globalizzazione è ancora lì a dettare strategie
Le decisioni commerciali nella UE sono centralizzate, quindi le decide Bruxelles, ovvero francesi e tedeschi. Ovvero questi decidevano come doveva avvenire l’interscambio commerciale tra la Ue e i paesi extracomunitari. In pratica decidevano sull’applicazione dei dazi o meno alle merci in importazione. Sul tema ci sarebbe anche un aspetto truffaldino di Francia e Germania che hanno sempre esercitato le politiche di interscambio badando solo ai loro prodotti.
In particolare, la Germania aveva deciso che la Cina diventasse il suo mercato privilegiato e, senza chiedere il parere di nessuno, ha iniziato a impiantare fabbriche e a cedere tecnologia, “tanto fra poco la popolazione cinese chiederà talmente tanto welfare che i loro costi di produzione andranno alle stelle e perderanno di competitività”.
Invece poi i cinesi hanno sfornato milioni di ingegneri e di fisici, e hanno creato una loro nuova tecnologia di livello superiore. Così la Germania adesso deve chiudere le fabbriche e deve licenziare le persone. Ad esempio, la Volkswagen adesso chiuderà 4 stabilimenti e licenzierà 100.000 dipendenti. Ma mica è finita. Dopo un casino come questo ti aspetti che i geni della strategia globale chiedessero scusa, come precisato di recente dall’ex ministro Tremonti, e si facessero da parte. Invece no, adesso si sono inventati che la Russia ci vuole invadere e stanno trasformando le fabbriche in produzione di armamenti, creando posti di lavoro fittizi e a debito. Visto tutto ciò, se fossi stato in Vannacci, avrei chiesto a Monti come si poteva fare a scalzare chi vuole ancora comandare sulle politiche commerciali nella sua amata Bruxelles?


Sotto il tallone della Bce per i rinnovi del debito alle scadenze

Nell’Agosto 2026 il debito italiano ha toccato i 3.207 miliardi. Perché aumenta sempre? Da un lato ci sono gli interessi passivi da pagare su quei 3.207 miliardi (in crescita), dall’alto lato ci sono i furti della Casta per 96 miliardi ogni anno. Della Casta parleremo nel terzo e ultimo punto, per il momento la consideriamo una faccenda interna all’Italia. Tornando al debito di 3.207 miliardi, non lo si riesce a restituire e, ogni anno, ci sono 430 miliardi di titoli del tesoro che vanno in scadenza e sono da rinnovare. Ovvero chi li vede scadere, dovrebbe sempre accettare di incassare gli interessi e di ricomprare i titoli scaduti, con una percentuale di acquisto di titoli in più perché il debito sale costantemente.
Ora, con un debito che supera il Pil al 138%, chi riacquista deve fidarsi che poi verrà ancora ripagato dallo Stato italiano, ma, per esserci questa fiducia, ci vuole un garante che copra i titoli italiani alle aste per il rinnovo e questo garante è solo la BCE (arabi, russi, cinesi, norvegesi o Usa, non garantirebbero mai). Se la BCE non garantisse più, i titoli andrebbero invenduti in poco tempo, anche alzando a dismisura gli interessi. Non avendo più la Lira, l’Italia non potrebbe neanche più stampare cartamoneta per “monetizzare” il debito, ovvero per restituire eventualmente una quota del debito scaduto in cartamoneta. Generando inflazione ma non finendo il default.
Prima di entrare nell’Euro funzionava proprio così, l’emissione di cartamoneta generava inflazione che, a sua volta, generava una svalutazione della Lira. Quella svalutazione rendeva ancora più competitivi i prodotti italiani, già di buonissima tecnologia per loro conto. Da quando l’Italia è entrata nell’Euro, quello schema (allora odiatissimo da francesi e tedeschi) non è più replicabile e, per di più, si deve stare ai diktat di Bruxelles se non si vuole perdere la copertura della BCE alle aste.
Insomma l’Italia deve starsene lì inginocchiata col cappello in mano. Anche questo avrei chiesto a Monti, se fossi stato al posto di Vannacci, ovvero come poteva l’Italia alzarsi da quella posizione inginocchiata e fino a quando la BCE deciderà, al suo buon cuore, di coprire i Btp alle aste? La von der Layen lo disse chiaro: “Non preoccupatevi se in qualche paese i populisti vanno al potere, abbiamo gli strumenti per farli ragionare”.


La Casta si ruba i soldi
L’ultimo punto è una questione interna all’Italia, dove, ad esempio nel 2025, sono spariti 96 miliardi tramite le regioni. Ovvero, molte regioni hanno speso molto di più a parità di servizi erogati rispetto alle altre (spesso servizi anche peggiori). Appunto, nel 2025 sono spariti 96 miliardi e dove sono finiti?
Nelle tasche di chi li ha gestiti, ovvero nelle tasche della Casta. La Casta è un organismo formato da persone nominate dalla sinistra e gestiscono, le partecipazioni statali, l’istruzione, il terzo settore e la sanità. Sono in 100.000 (contati da Stella e Rizzo) e il sistema che prevede il Csm e la magistratura, la Corte costituzionale e la Corte dei conti, non blocca mai questa emorragia di denaro, figurarsi. Quindi, senatore (a vita) Monti, perché i 100.000 della Casta devono prendersi questo fiume di denaro ogni anno, perché sono loro amici di sinistra?
Se fossi stato in Vannacci, ecco cosa avrei chiesto a Monti, perché non lo ha fatto il generale?

Tags: Mario MontiRoberto Vannacci
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