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Aspettando il quarto Reich prossimo venturo….

di Maurizio Bianconi
23 Febbraio 2026
in Il punto
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Aspettando il quarto Reich prossimo venturo….
       

Il mondo ridisegna i suoi equilibri geopolitici. Non più est/ovest, nè globalismo, ma nuovi centri d’influenza e aggregazione: USA, Repubblica popolare cinese, Federazione russa. L’Unione Europea forse è rimasta nel giro, sicuramente buonultima. Il liberismo speculativo sta da tempo causando un po’ ovunque condizioni di incertezza e di emergenza. Sono le cosiddette ‘policrisi globali’ che si accompagnano all’aumento smisurato del compasso fra popoli e all’interno delle comunità fra ricchi e poveri oltre al restringimento delle cuspidi  e all’allargamento delle basi delle piramidi sociali.

La rivalutazione degli assetti planetari ha riportato in auge  i principi basici su cui poggiano i processi di aggregazione dei popoli e i tratti comuni che sostanziano  l’ IDENTITÀ. Come insegna Dario Fabbri l’identità è il primo fattore che tiene insieme le nazioni e ne condiziona il destino. Nell’identità ci sono storia, lingua, cultura, tradizioni, usi comuni che determinano un senso di appartenenza, una necessità di vincolo innata  e un sostrato determinante ai saperi formativi di ciascuno. 

In questo rimescolío globale l’Unione Europea non si presenta come soggetto aggregante nè sembra provvista del nócciolo identitario anima dei baricentri del potere mondiale. Non la lingua, non gli usi, non la tradizione, non la storia e neppure il sapere colto sono unitari nel continente, nè nei palazzi di Bruxelles e Strasburgo.  Oltre alle divisioni est/ovest,  nord/sud, Mediterraneo/Atlantico, esistono altre eredità radicate e valori per lo più agli antipodi fra loro, orgogli patriottici divisivi, guerre civili anche recenti e la grande guerra civile europea che per il mondo fu la seconda guerra mondiale. 

Tutta roba che galleggia, sedimenta, fermenta, esplode qua e là e non consente un progetto realmente comune. Inutile e dannoso continuare a aggrapparsi a un diverso storytelling più scorrevole, ma inveritiero. La ricerca di un contesto solido a cui appoggiarsi fa frettolosamente concludere che v’è un ritorno alla sovranità degli stati come elemento dominante. A una migliore riflessione non pare essere così. Non è tempo di monadi ma di aggregazioni. 

Ogni tentativo di unità europea fu storicamente perseguito su basi belliche, di dominazione e sopraffazione, non aggregative nè pacifiche. È nel XX secolo che si fanno strada correnti di pensiero per un’unione continentale su basi politiche e volontarie soprattutto per evitare il ripetersi di esplosioni nazionalistiche nel solco del disastro nazigermanico.  Nella realtà l’auspicio politico e democratico mai si inverò e fu partorito un abbozzo di Europa fondata su principi di collaborazione economica non certo politica né su basi identitarie.

Le denominazioni succedutesi dicono più di ogni spiegazione: CECA ( Comunità europea del carbone e dell’acciaio), CEE ( Comunità Economica Europea), MEC ( Mercato Comune Europeo). L’UNIONE EUROPEA è il risultato di questo percorso a netta prevalenza economica e burocratico- finanziaria. A fronte dell’inesistenza sostanziale di un’identità europea aggregante  esiste un’identità nazionale prevalente, aggressiva, forte, espansiva, costantemente tesa a primeggiare. Francois Mauriac lo aveva detto ‘Amo talmente la Germania che sono contento di vederne due’. Poi tornò una…

I riassetti planetari hanno fatto sì che i tedeschi e la loro identità siano tornati in evidenza. Non usurpano nulla, perchè i dati sono dalla loro. In primis la netta prevalenza sempre esercitata nell’Unione con l’adozione dei loro capisaldi: stabilità, rigore, austerità. La riproduzione dello schema organizzativo, con regole e gerarchie funzionariali, la predilezione per l’organizzazione centralizzata e compatta sia sociale che economica.

La sede della Bce, vera anima della Ue, a Francoforte sul Meno. Poi i numeri non solo nei bilanci ma anche nelle cose.  Vi sono minoranze linguistiche germaniche in 18 paesi sparsi in tutta l’Unione. Gli stati germanici -2 su 27- assommano un quinto dei cittadini UE. Si ripeteva che l’egemonia germanica era comunque devitalizzata dall’impossibilità di riarmo. L’aquila priva di becco e artigli avrebbe potuto fare ben poco. Poi gli USA conclamarono il loro distacco e l’Europa la necessità del suo riarmo.

Quando vi sono sommovimenti geologici corsi d’acqua sommersi riemergono, quelli con il percorso variato dall’uomo ritrovano l’alveo originario. Così l’identità dei popoli. Merz, cancelliere tedesco, Monaco di Baviera febbraio 2026, “Renderemo la Bundeswehr, l’esercito convenzionale più forte d’Europa” “Rafforzeremo i nostri servizi di intelligence” “Stiamo pensando alla deterrenza nucleare strettamente integrata nella nostra partecipazione nucleare”.

Una visione di Europa unita da antidoto all’identità egemone tedesca è divenuta la rampa di lancio per il ritorno in pista di una Germania armata e dominante. Da troppo tempo inascoltati, alcuni mettono in guardia su questo reale puntum dolens europeo, colpevolmente sottovalutato anche in confronto a altri supposti pericoli e eventi minacciosi provenienti da est.

Tags: EuropaGermania
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