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Balcani/ La Slovenia restituisce alla Croazia i resti di 500 vittime del terrore titoista

di Redazione
17 Maggio 2026
in Europae
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Balcani/ La Slovenia restituisce alla Croazia i resti di 500 vittime del terrore titoista
       

Ottant’anni dopo è stata data degna sepoltura a un nucleo delle vittime degli odi ideologici della Seconda guerra mondiale. La Slovenia a restituito a Zagabria 500 salme di persone uccise dai partigiani di Tito. Si tratta di membri delle milizie ustascia ma anche di civili, vittime di esecuzioni sommarie nell’immediato dopoguerra.

I resti sono stati consegnati dalle autorità di Lubiana con una cerimonia solenne a Maribor, prima della traslazione dei resti in Croazia, attraverso il valico di Macelj. Si tratta, ha specificato il governo croato, di un’operazione mai realizzata prima d’ora tra i due paesi. A presenziare ai riti, il ministro croato dei Veterani, Tomo Medved, e il numero uno del Direttorato sloveno per i veterani, Matjaž Ravbar. Medved parla di «atto umanitario e civile, dopo 80 anni, che garantisce degna sepoltura alle vittime».

I resti sono stati ritrovati in particolare a Trebče, Podstenice, Košnica pri Celju e Cerklje ob Krk. Secondo le analisi, erano tutti uomini tra i 18 e i 40 anni, ma tra loro c’erano diversi minorenni. Ricostruirne l’identità, dopo tanto tempo, è impossibile, dato che la «frammentazione» dei resti non lo permette, ha specificato Medved.

Ma chi erano quelle vittime? Il contesto è quello della metà maggio del 1945, quando il crollo del regime diAnte Pavelić porta alla fuga di migliaia di ustascia e non solo «verso l’Austria, dove vogliono consegnarsi agli Alleati. Arrivano alla frontiera, con una colonna di 200.000 persone, la maggior parte croati, ma anche miliziani sloveni e alcune migliaia di cetnici» serbi e montenegrini, spiega Milovan Pisarri, storico dell’Università di Belgrado. La colonna è presa in consegna dagli inglesi, ma cinicamente «riconsegnata all’Armata di liberazione jugoslava, che li stava inseguendo». Una condanna a morte certa.

Cosa successe dopo «rimane confuso», ammette Pisarri. Di certo, «avvengono massacri, ci sono marce forzate verso campi di concentramento. In Slovenia avvengono i massacri principali, come a Tezno, vicino a Maribor, dove secondo le stime vengono ammazzate 15.000 persone», in gran parte «ustascia e domobranci», la milizia anticomunista slovena. Massacri, quelli del 1945, «su cui c’è ancora molta luce da fare, perché fu tutto tenuto nascosto sino alla fine della Jugoslavia», ricorda Pisarri, ma «la ricerca storica viene ancora spesso ostacolata dalla volontà politica di determinare a priori sia il numero delle vittime, sia la natura di quei crimini».

Tags: crimini comunistiCroaziaJugoslaviaSeconda guerra mondialeSlovenia
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