Dopo le devastanti alluvioni che hanno colpito l’isola indonesiana di Bali, causando finora 18 morti e decine di dispersi, i leader locali hanno annunciato nuove misure legislative per frenare la conversione dei terreni agricoli e delle aree naturali in proprietà commerciali e residenziali. L’isola negli ultimi anni ha perso in media 1.000 ettari di terreni agricoli all’anno per la costruzione di ville, hotel e resort, resta in stato di emergenza mentre continuano i soccorsi alla popolazione.
“A partire da quest’anno non ci sarà un’ulteriore conversione di terreni produttivi a fini commerciali, come hotel, ristoranti e simili”, ha dichiarato il governatore Koster durante una riunione di coordinamento sulla gestione delle alluvioni a Bali tenutasi il 14 settembre. Durante l’incontro il ministro dell’Ambiente e delle Foreste, Hanif Faisol Nurofiq, ha ricordato che i danni al bacino idrografico del fiume Ayung a Bali sono già molto gravi, sottolineando che su un’area totale di 49.500 ettari, solo circa 1.500 ettari, ovvero il 3%, restano coperti da foresta. Eppure, per rispettare gli standard ambientali, almeno il 30% dell’area del bacino dovrebbe essere forestata, ha spiegato Hanif.
È proprio il turismo ad aver avuto il maggior impatto sul consumo di suolo e la riduzione degli spazi verdi, mettendo a rischio anche il sistema chiamato “subak”, che rientra nei patrimoni culturali tutelati dall’Unesco. Si tratta di un metodo di gestione dell’irrigazione che da secoli regola la vita sociale, religiosa ed economica dell’isola, capace di armonizzare l’uso delle risorse idriche tra stagione secca e piogge monsoniche, prevenendo inondazioni e siccità.
Fonte Asia News





