La Russia ha respinto la proposta ucraina, avanzata tramite un Paese terzo, di sospendere gli attacchi contro obiettivi civili nel Mar Nero, evidentemente navi argo e infrastrutture portuali. A dare notizia della proposta ucraina è stata ieri l’agenzia Reuters. A meno di 24 ore di distanza è arrivata la risposta del Cremlino, affidata alla portavoce Maria Zakarova: “Consideriamo questi attacchi (da parte dell’Ucraina) una politica deliberata volta a destabilizzare la navigazione civile nella regione del Mar Nero per esacerbare ulteriormente le tensioni e prolungare il conflitto, il tutto con la palese acquiescenza dei paesi vicini della regione. Allo stesso tempo, non vediamo alcun segno di miglioramento della situazione e, di conseguenza, non ci sono motivi per adottare mezze misure che si limitino a concedere al regime di Kiev un temporaneo margine di respiro”.
Mosca, dunque, resta ferma sulla propria posizione: nessuna tregua che, nell’ottica del Cremlino, servirebbe solo a Kiev per riposizionare le proprie forze e/o per superare momenti crisi. Nel caso specifico del Mar Nero è evidente come la risposta russa all’offensiva ucraina contro le petroliere della flotta ombra, abbia duramente colpito le esportazioni cerealicole ucraine via mare, voce importante dell’economia di Kiev. Gli attacchi su Odessa e sugli altri porti ucraini del Mar Nero, unitamente ai raid contro le navi in entrata ed in uscita, abbiano di fatto bloccato l’export di grano ucraino in una stagione “strategica” come quella del raccolto.





