Manifestazioni in 260 città spagnole, piccole e grandi, ad iniziare dalla capitale Madrid, dove oltre 50mila persone si sono ritrovate in piazza de Cibeles per esprimere la propria solidarietà ai cittadini di Ceuta e contestare la gestione della crisi migratoria da parte del governo guidato dal socialista Pedro Sanchez. A dispetto delle dichiarazioni del governo, secondo cui entro 48 ore dall’inizio della crisi la stragrande maggioranza dei marocchini che aveva letteralmente invaso Ceuta (si stima almeno 80mila persone) era stata rimpatriata, sono ancora migliaia i clandestini accampati sulle spiagge e nelle strade di Ceuta, exclave spagnola sulle coste nordafricane.

I tentativi del governo Sanchez di ridimensionare la portata della crisi si scontrano con i disagi quotidiani degli abitanti di Ceuta, mobilitatisi ormai da un mese per contestare l’atteggiamento remissivo del governo. Atteggiamento che ha provocato pesanti critiche e proteste in tutta la Spagna, con i manifestanti accomunati dallo slogan “Ceuta non si vende, Ceuta si difende”.
In queste ore un’altra tegola si è abbattuta sul governo Sanchez: un rapporto del Centro Nazionale spagnolo per l’Immigrazione e le Frontiere (CENIF) sostiene che le autorità di Rabat hanno giocato un ruolo diretto e fondamentale nell’invasione di Ceuta degli scorsi 30 e 31 luglio da parte di decine di migliaia di giovani marocchini. Ipotesi, questa, che a dispetto della sua più che probabile fondatezza – il Marocco più volte in passato ha usato il ricatto migratorio per esercitare pressioni sulla Spagna – non è mai stata presa in considerazione dal governo di Madrid che ha preferito accusare dell’accaduto non meglio precisate “organizzazioni criminali”.

La crisi di Ceuta ha offerto alle opposizioni – dai centristi del Partito Popolare ai conservatori di Vox – l’occasione per una vasta campagna contro il governo Sanchez, già alle prese con indagini che hanno investito diversi esponenti di primo piano delle forze politiche che lo sostengono.





