Netflix, benedetta o maledetta che sia (a voi il giudizio) rilancia adesso “Chopin, Notturno a Parigi”, un bel film incentrato sugli ultimi anni, strazianti ma meravigliosi, di Fryderyk Chopin. Un mito della musica. Un immortale. Purtroppo lo scorso febbraio i sempre più sparagnini circuiti italiani hanno dato poco, pochissimo spazio a questa ottima pellicola franco-polacca e ora dobbiamo accontentarci della piattaforma TV. Così va il mondo…
Il film però va visto e — perdonando qualche piccolo svarione storico — capito, compreso e magari rivisto. Andiamo alla trama. Il giovane musicista polacco (interpretato da un bravissimo Eryk Kulm) nel 1835 arrivò a Parigi regnante allora Luigi Filippo d’Orleans, prudentissimo equilibrista politico di una Nazione sbrecciata tra legittimisti, post napoleonici e nostalgici giacobini. Luigi tentò d’accontentare tutti ma alla fine ci rimise il trono. Destino dei moderati….
Torniamo al film. Il giovane Fryderyk, grazie alla sua arte, venne accolto nei salotti parigini, adorato dall’aristocrazia e dalla corte. La sua musica conquistò subito il “bel mondo” nonostante le sue giuste e/o strambe ubbie: Chopin, infatti, interrompeva i concerti per il solo ronzio di una mosca, per i rumori del vento o dell’acqua, per il vociare per strada, per il brusio degli invitati. Eppure divenne (era un genio…) l’uomo del giorno. Poi la tubercolosi — malattia al tempo maledetta e incurabile— lo azzannò, lo ferì e alla fine l’uccise. Mentre la vita, goccia a goccia, inesorabilmente lo abbandonava, Chopin amò donne belle e difficili (George Sands tra tutte…), indisse feste memorabili e, intanto, scrisse musiche sublimi. Sino all’ultimo soffio vitale. Una lezione di stile.
Interessante la riflessione del regista Michał Kwieciński. «Abbiamo realizzato un film, basato esclusivamente su eventi reali, che speriamo sorprenda chi non conosce la vita di Fryderyk Chopin. Ho letto molti libri su di lui. Ho avuto l’impressione, però, che non restituissero ciò che era davvero, e questo mi ha spinto a guardarlo da una prospettiva diversa. In realtà sappiamo pochissimo di lui e quasi nulla di com’era in quanto essere umano. In questo film ho voluto mostrare il suo carattere, il suo lato privato, quelle parti di sé che nessuno conosceva perché le nascondeva al mondo. Mi interessa chi, per varie ragioni, cela la verità su sé stesso. Per queste persone, il loro mondo interiore e le loro battaglie sono in totale contrasto con l’immagine che mostrano all’esterno. Esseri umani che, come Chopin, non vogliono intrusioni nella loro vita privata e nei loro sentimenti, e che per questo si mostrano estroversi. Abbiamo molte prove che Chopin in pubblico fosse completamente diverso dalla persona che era nel privato. Nella sua breve vita è stato accompagnato da tre forze: amore, musica e malattia. Ed è proprio questo il cuore di “Chopin, Notturno a Parigi”: il destino e la psiche di un uomo bello e unico. Voglio mostrare la lotta tra Morte e Musica, impegnate in una battaglia per l’anima di Chopin, senza che nessuna delle due sia disposta a cedere». Bene così.





