John Wayne, il Duca, il Grinta, il duro, il soldato, il cowboy, fu giudicato un reazionario ma nei suoi modi si esaltavano i valori di un’America già declinante e malata. Appogiò Nixon, fu amico di Reagan, rifiutò la Casa Bianca. Probabilmente avrebbe avuto qualcosa da dire vedendo il bellissimo film di Clint Eastwood dedicato alla battaglia di Jwo Jima. Wayne aveva dedicato alla sanguinosa battaglia un film con cui sfiorò l’Oscar (“Jwo Jima deserto di fuoco”, del 1949), una pellicola che trasudava quel patriottismo senza sfumature né cedimenti che gli ha guadagnati applausi e onori da un lato e impietose accuse dall’altro. Del resto, a differenza di altri attori di Hollywood non aveva mai vestito la divisa.
Leggendo le sue affermazioni emerge un chiaro rispetto per il pubblico, decisamente superiore a quello di tante star snob dei nostri giorni. Non aveva problemi a dichiarare i suoi principi e le sue convinzioni: fu tra i fondatori della Motion Picture Alliance for the Preservation of American Ideals, di cui divenne presidente. Accusato di essere reazionario (ma Wayne diceva di considerarsi progressista, di essersi scoperto di Destra dalle dichiarazioni dei nuovi Liberal). Certo appoggiò Nixon e il suo operato per quanto riguarda il Vietnam. Fu protagonista in “Berretti Verdi” (del 1968, hit al box office e massacrato dalla critica) o come per “La battaglia di Alamo” del 1960 e da sincero anticomunista continuò fino all’ultimo a professare la sua convinzione della bontà dell’intervento americano nel Sud-Est asiatico in nome della libertà e della democrazia. Wayne detiene un record non solo per il numero di film interpretati, ma per essere stato nella maggior parte di essi il protagonista: il mitico “Ombre Rosse” (un vero capolavoro) e tutte le meravigliose pellicole “della frontiera” dirette dall’amato regista Johnn Ford (un vero genio). Tuttavia i due film migliori dell’attore non sarebbero né i western, né quelli di guerra, ma l’”Uomo tranquillo” (1951) e poi “Sentieri selvaggi” (1956).
Wayne suscitava odio e amore, ma soprattutto era il campione di un modo di essere schietto, deciso e senza compromessi che comunemente viene definito “di Destra”. Ma lui ci ha messo molto del suo, per esempio indossava sempre da braccialetti che portavano con inciso POW e MIA, “prigioniero di guerra”, e “disperso in azione”. Il secondo braccialetto se lo guadagnò durante un tour di supporto alle truppe Usa in Vietnam (mentre Jane Fonda, si faceva fotografare con i comunisti vietkong) glielo regalarono i Montagnard, volontari vietnamiti anticomunisti. In Berretti Verdi, fu davvero fuori dal coro apologetico del Vietnam: prendeva per mano un bambino vietnamita, orfano e camminava lungo la spiaggia: “A te, ora penserò io”. Fece imbestialire i liberals americani e i pacifisti europei.
Tanti politici conservatori americani da Barry M. Goldwater a Ronald Reagan lo ricordano come testimonial ai raduni patriottici cui pochi attori di Hollywood osavano partecipare. Le sinistre facevano di tutto per odiarlo ma ebbe la capacità di rappresentare un popolo intero. Diede l’esempio perché seppe calarsi nelle vene l’amore per la storia patria. Wayne fu l’unico capace di riconciliare un Paese diviso fra indiani e yankee, sudisti e nordisti, bianchi e neri, liberal e destrorsi. Un grande attore ma soprattutto una persona seria che ancora da fastidio ai “benpensati” di ieri e di oggi.





