Il disgelo politico – ed economico – tra Londra e Pechino non è più una possibilità, quanto una realtà concreta. Il viaggio in Cina del primo ministro britannico Starmer si è concretizzata non solo in una ripresa del dialogo politico ad alto profilo, ma anche nella firma di diversi accordi commerciali, premessa di un rilancio in grande stile dell’interscambio e della collaborazione economica tra i due Paesi.
Dopo aver incontrato il presidente Xi Jinping, Starmer è stato ricevuto anche dal primo ministro Li Qiang, con il quale sono state siglate intese di cooperazione nei settori dell’economia, del commercio, dell’agricoltura, dell’alimentazione, dei media, dell’istruzione e della regolamentazione del mercato.
Accordi ed intese destinati a produrre effetti già nel breve periodo, ad esempio la riduzione dei dazi cinesi dal 10 al 5% sulle importazioni di whisky scozzese vale, secondo le stime del governo di Londra, 250 milioni di sterline nei prossimi cinque anni per i produttori britannici. Un successo non secondario quello di Starmer, anche perché segue un analogo risultato positivo ottenuto ottenuto con l’India. Sul tavolo anche gli investimenti annunciati da AstraZeneca in Cina per 15 miliardi di dollari entro il 2030.
Sul piano più strettamente politico l’importanza della visita di Starmer a Pechino è resa evidente dalla possibilità che a questa segua una trasferta del presidente Xi a Londra. La rinnovata intesa tra Londra e Pechino ha inevitabilmente provocato la dura reazione di Washington. Il rilancio delle relazioni politiche e commerciali britanniche con la Cina è stato definito una scelta «davvero pericolosa». Critiche che Londra ha respinto al mittente, Con garbo, ma anche con grande fermezza.





