Nel corso della notte sono arrivati gli attesi attacchi israeliani, replica al lancio di missili iraniani contro Israele, a loro volta risposta al bombardamento di Beirut da parte dell’aviazione di Tel Aviv. Insomma, un continuo scambio di colpi con gli Stati Uniti a far da spettatori, O quasi, perché è stato garantito il rifornimenti degli aerei israeliani e, secondo gli iraniani, la collaborazione non si è limitata a questo aspetto “logistico”.
Lo scontro non si è limitato ad Iran e Israele: dallo Yemen, infatti, sono partiti missili contro obiettivi israeliani. E, cosa ancora più rilevante, questa mattina il portavoce militare degli Houthi ha annunciato il blocco navale del Mar Rosso per le navi israeliane o comunque dirette verso i porti israeliani. In buona sostanza una ripresa del blocco navale già messo in atto lo scorso anno, con una fondamentale differenza: la chiusura di Bab el Mandeb va ad aggiungersi a quella dello stretto di Hormuz da parte iraniana.
Quello che era un incubo per le compagnie di navigazione rischia di diventare realtà, con ulteriori aumenti dei costi – e allungamento dei tempi – per i trasporti marittimi che, inevitabilmente, si scaricheranno poi sugli altri componenti della filiera.
Uno scenario preoccupante in particolar modo per l’Italia, che ha già visto notevolmente penalizzati i propri porti dalla riduzione dei traffici nel Mar Rosso, a favore dei porti atlantici europei. A questo si aggiunge il caro energia derivante dalla riduzione dei flussi in arrivo dal Golfo Persico. Quella che sta arrivando potrebbe essere un’estate molto calda, non solo dal punto di vista meteorologico.





