Il conflitto scatenato da Stati Uniti ed Israele contro l’Iran lo scorso 28 febbraio – ben lungi dall’essere concluso – ha avuto, com’è noto, pesanti ripercussioni sui mercati energetici, ad iniziare dal costo dei carburanti. Ma se il caro benzina è l’effetto più evidente della crisi scatenata da Washington e Tel Aviv – e subita passivamente dai Paesi europei – le ripercussioni sul mercato del gas sono non meno pesanti, anche se forse meno evidenti. A pagare il conto è il Qatar, che stando alle stime dell’agenzia Reuters ha visto ridursi del 96% le proprie esportazioni di Gnl. Dallo scoppio della guerra ad oggi solo 18 navi qatarine cariche di Gnl sono passate attraverso lo stretto di Hormuz: nello stesso periodo del 2025 erano state 509. La perdita è stimata in 24 miliardi di dollari, pari a cinque mesi di entrate (stando ai dati del 2025).
Tra i perdenti vanno annoverati anche i Paesi membri dell’Unione Europea, alle prese con un livello di scorte di gas mai così basso dal 2011: alti prezzi e scarsità di offerta hanno fortemente condizionato in negativo gli approvvigionamenti. A vincere sono, invece, gli Stati Uniti, se non sotto il profilo militare (in questo caso la bilancia pende più verso la sconfitta strategica) almeno sotto quello economico: le esportazioni statunitensi di Gnl sono sensibilmente aumentate. Gli Usa hanno sopperito alle mancate forniture qatarine di Gnl sui mercati asiatici.





