A due anni dagli accordi di Pretoria che hanno posto fine alla guerra tra il governo centrale di Addis Abeba e quello indipendentista di Macallè nel Tigrè torna a sentirsi rumore di sciabole, complice anche la spaccatura avvenuta lo scorso agosto all’interno del Fronte popolare di liberazione del Tigrè. Il partito si è diviso in un’ala moderata favorevole alla prosecuzione della collaborazione con il governo di Addis Abeba ed una radicale, critica sulla gestione del processo di pacificazione.
Mercoledì scorso l’ala militare deel Fronte popolare di liberazione del Tigrè ha preso il controllo della città di Adigrat e dell’aeroporto di Macallè, destituendo l’amministrazione guidata dall’ala moderata del partito, accusata di non tutelare gli interessi della popolazione tigrina, bensì di essere composta da “servi di Addis Abeba”.
Al momento non c’è ancora stato un intervento da parte delle forze di sicurezza etiopi e non si registrano scontri di particolare rilievo, tuttavia la situazione potrebbe rapidamente degenerare. Anche per le sue implicazioni a carattere regionale. A spingere all’azione manu militari l’ala oltranzista del Fronte popolare di liberazione del Tigrè sarebbe stata, secondo alcuni esponenti della componente moderata, l’Eritrea, intenzionata a destabilizzare l’ingombrante vicino etiope.





