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Home Economia

Evasione fiscale: un male endemico e molto italiano

di Enrico Cipriani
5 Novembre 2024
in Economia
1
Evasione fiscale: un male endemico e molto italiano
       

L’evasione fiscale rappresenta uno dei mali più radicati e devastanti dell’Italia contemporanea, un fenomeno che affonda le sue radici in una disaffezione storica verso le istituzioni e si traduce in un perenne tradimento dello Stato e della collettività. Mentre in altre nazioni del cosiddetto “mondo civilizzato” l’evasione fiscale è considerata una piaga da combattere con rigore e strumenti incisivi, in Italia è divenuta quasi una norma culturale, tollerata e addirittura incentivata da una lunga tradizione di condoni e “pacificazioni fiscali”. Questo approccio permissivo, che si perpetua da decenni, non solo impoverisce le casse pubbliche, ma penalizza la società intera, compromettendo il tessuto sociale ed economico del Paese e riducendo il livello di fiducia nelle istituzioni.

I dati più recenti confermano la drammaticità della situazione. Nel 2023, l’Agenzia delle Entrate ha recuperato circa 24,7 miliardi di euro attraverso attività di controllo, ma quasi un quinto di questa somma proviene da misure straordinarie come condoni e rottamazioni, iniziative che, anziché scoraggiare l’evasione, contribuiscono a renderla un’opzione conveniente per chi preferisce aggirare la legge[1]. La cifra record di 1.206 miliardi di crediti fiscali accumulati indica che siamo di fronte a una montagna di debiti difficilmente riscuotibili, poiché il 40% di essi è intestato a soggetti deceduti o nullatenenti, quindi ormai irrecuperabili. In sostanza, solo una minima parte di questi crediti è effettivamente riscuotibile[2]. Un ulteriore aspetto inquietante riguarda le frodi ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che vedono l’Italia come il Paese europeo con il maggior numero di indagini per utilizzo illecito dei fondi stanziati dall’Unione Europea. In totale, l’Italia è oggetto di 179 indagini su 206 aperte a livello UE, a dimostrazione di un’incapacità cronica di rispettare non solo le norme fiscali interne, ma anche gli obblighi verso le istituzioni internazionali. Questi dati sono un chiaro segnale di come l’Italia continui a lottare con una cultura di illegalità che impedisce il progresso verso una vera civiltà fiscale e sociale[3].

L’evasione fiscale non è soltanto un reato finanziario; essa è l’emblema di una profonda inciviltà e disinteresse verso il benessere collettivo. Chi evade le tasse sottrae risorse fondamentali che potrebbero essere destinate a servizi essenziali come sanità, istruzione, infrastrutture e sicurezza pubblica. Eppure, milioni di cittadini e imprese continuano a considerare l’evasione un comportamento accettabile, se non addirittura giustificabile, alimentando un circolo vizioso in cui il cittadino che rispetta la legge è visto come un “ingenuo” o un “perdente”. Il Procuratore generale della Corte dei Conti ha recentemente sottolineato come l’evasione fiscale, insieme alle altre forme di malversazione, rappresenti una minaccia alla sostenibilità stessa del sistema pubblico[4].

Non possiamo ignorare la dimensione morale di questo problema: mentre chi ruba per fame agisce spinto dalla necessità, chi evade il fisco sceglie consapevolmente di arricchirsi a discapito della comunità, appropriandosi di risorse che dovrebbero essere destinate al bene comune. L’evasione è quindi una delle forme di furto più gravi, poiché infligge un danno diretto e sistematico alla società e al futuro del Paese.

È lecito domandarsi perché il fenomeno dell’evasione fiscale, pur essendo noto e documentato da decenni, non sia stato contrastato con maggiore decisione dal legislatore. L’assenza di una reale volontà politica di risolvere questa piaga si manifesta proprio nelle frequenti misure di sanatoria fiscale, nelle rottamazioni e nei continui “condoni tombali”, che si ripetono quasi ciclicamente, contribuendo a creare un clima di impunità. A differenza di Paesi come la Germania o la Svezia, in cui il rispetto delle norme fiscali è parte integrante della cultura civica, in Italia la politica sembra preferire un approccio morbido, forse per timore di alienarsi l’elettorato o per la paura di toccare interessi forti.

Questa tolleranza politica verso l’evasione può essere letta come un segno di disaffezione verso lo Stato stesso, una sorta di eredità negativa che risale ai tempi dell’unificazione italiana, mai del tutto completata a livello culturale e civile. In un Paese che storicamente ha faticato a sviluppare una solida identità nazionale, la legge appare come un’imposizione esterna, anziché come un elemento di coesione sociale. Questa situazione ha favorito un clima di reciproca sfiducia tra cittadini e Stato, un circolo vizioso in cui l’evasione diventa non solo un’opzione, ma quasi una necessità.

Se l’Italia vuole davvero progredire e collocarsi tra le nazioni avanzate, deve affrontare l’evasione fiscale come una priorità assoluta. Giorgia Meloni ha cercato di affrontare questa problematica con una proposta coraggiosa: la reintroduzione del redditometro, uno strumento pensato per contrastare l’evasione fiscale, verificando la coerenza tra spese sostenute e redditi dichiarati dai contribuenti. Tuttavia, questa iniziativa è stata presto osteggiata dai suoi alleati di governo. Matteo Salvini e Antonio Tajani hanno espresso dure critiche, definendo il redditometro uno strumento “obsoleto” e “intrusivo”, in grado di compromettere la privacy e penalizzare ingiustamente molti italiani. Le pressioni dei due leader, uniti nel timore di alienarsi parte dell’elettorato, hanno spinto la premier a sospendere il provvedimento per evitare una crisi politica interna[5].

Se la premier Meloni desidera realmente lasciare un segno storico nella lotta all’evasione e nel rafforzamento della cultura fiscale, dovrà dimostrare maggiore determinazione, superando le resistenze interne e affrontando la questione con incisività. Questo richiederà una politica forte e decisa, capace di rompere definitivamente con il passato e instaurare un nuovo rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni.


[1] https://www.agenziaentrate.gov.it/portale/documents/20143/5866243/005_Com.+st.+Risultati+2023+Agenzia+Entrate+e+Agenzia+entrate-Riscossione_05.02.2024/4d1e69ca-000a-07e9-1166-2048cc3e6957

https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/02/05/lotta-allevasione-nel-2023-nuovo-record-recuperati-247-miliardi-quasi-5-arrivano-da-sanatorie-e-condoni/7434435

[2] https://www.finance-bullet.it/fisco/evasione-fiscale-in-italia-i-numeri-allarmanti-del-2023/

[3] https://www.altalex.com/documents/news/2024/02/16/evasione-fiscale-record-recupero-2023

[4] https://www.finance-bullet.it/fisco/evasione-fiscale-in-italia-i-numeri-allarmanti-del-2023/

[5] https://newsmondo.it/giorgia-meloni-stop-redditometro-salvini-tajani/politica/

https://tg24.sky.it/politica/2024/05/23/redditometro-2024-governo
https://tg24.sky.it/politica/2024/05/22/redditometro-meloni
Tags: evasione fiscaletasse
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Commenti 1

  1. elisabetta says:
    2 anni fa

    Il problema sono le tasse stesse. Sono un furto. E in Italia il sistema fiscale grava per l’80% su uno scarso 20% di soggetti. Le tasse sono troppo alte e troppo concentrate sui più ricchi. La classe media deve cominciare a pagare e pagare pure contenta, perché ha scroccato alla grande. E il 97% delle imprese sono gestite da chi è stato capace di gestirle. Tasse alte significa distruggere il merito. Personalmente ritengo che pagare le tasse in Italia sia immorale.

    Rispondi

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