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“F1”: i motori iniziano a rombare, ed è grande spettacolo

di Tommaso de Brabant
6 Luglio 2025
in Multimedia
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“F1”: i motori iniziano a rombare, ed è grande spettacolo
       

Sonny Hayes (Brad Pitt) è un formidabile pilota d’auto da corsa: vive in un furgoncino, ha la schiena tenuta insieme con delle viti, e rimbalza da una gara all’altra, senza fare carriera con nessuna scuderia, in nessuna categoria. Il suo amico ed ex compagno di scuderia Ruben Cervantes (Javier Bardem), tre decenni dopo la loro militanza in Formula 1 – interrotta da Sonny dopo che, provando con la sua Lotus a sorpassare la McLaren di Ayrton Senna, fu proiettato fuori dalla propria vettura – gli chiede di aiutarlo. Ruben ha fondato una scuderia, la disastrosa APXGP (nessun punto nelle prime tredici gare del campionato): il solo modo che ha per convincere il “board” dei suoi creditori a non mandarlo in bancarotta è vincere almeno una delle nove gare restanti. Assieme a Sonny, uno sfiduciato team di tecnici guidato da Kate (Kerry Condon), e il talentuoso ma impaziente “rookie” Joshua Pearce (Damson Idris).

L’epoca follemente eroica della Formula 1 (lo sport più assurdo di sempre: rischiare la vita girando in tondo) era già stata portata al cinema dal kolossal Grand Prix, diretto da John Frankenheimer nel 1966 con sontuosissimo cast internazionale (James Garner protagonista, circondato da Adolfo Celi, Françoise Hardy, Toshiro Mifune… e, anche qui, piloti autentici: Fangio, Hill sr., Brabham…); più di recente, l’ottimo Rush (2013, diretto da Ron Howard: meravigliose le scene di una terribile gara al Nürburgring) aveva portato sul grande schermo l’ancora letale Formula 1 degli anni ’70, raccontando l’amicizia-rivalità fra Niki Lauda (Daniel Bruhl) e James Hunt (Chris Hemsworth). Il tema delle corse è tornato alla ribalta anche con Le Mans ’66 – La grande sfida (James Mangold, 2019: Ford e Ferrari avversarie nella 24 ore di Le Mans), col sottovalutato Ferrari (Michael Mann, 2023: i tormenti del “Drake”, Enzo Ferrari – interpretazione superlativa di Adam Driver – prima, durante e dopo la tragica edizione del 1957 della Mille Miglia), e col fiacco Race for Glory: Audi vs. Lancia (Stefano Mordini, 2024: Riccardo Scamarcio nei panni di Cesare Florio, ingegnere fanaticamente dedito al rally, con intorno la rivalità fra Audi Quattro e Lancia Delta nel rally anni ‘80).

Brad Pitt e Joseph Kosinski (specializzato in baracconi d’azione, dal remake di Tron al sequel di Top Gun), protagonista e regista, erano stati coinvolti proprio in Le Mans ’66, nel quale Pitt avrebbe dovuto essere compagno di scuderia di Tom Cruise (si erano già incontrati per Intervista col vampiro di Neil Jordan); il quale però era rimasto contrariato dalla preponderanza dei dialoghi rispetto alle scene di corsa, facendo saltare il progetto; Kosinski e Pitt furono così loro malgrado sostituiti dal citato Mangold e da Christian Bale; fu poi Pitt, al quale la rinuncia a Le Mans ’66 non era andata giù, a interpellare Kosinski riguardo la possibilità di girare un film sulla corsa automobilistica più prestigiosa del mondo, la Formula 1.

Urgeva un aggiornamento, la Formula 1 è cambiata; soprattutto è diventata (grazie all’ottimo lavoro degli ingegneri) più sicura, il che non le ha tolto fascino. Per ovvie questioni di spettacolarità, F1 la fa sembrare pericolosa quasi quanto negli anni di Lauda, Villeneuve e Senna; non è la sola forzatura – gli stratagemmi di Hayes/Pitt, per quanto ingegnosi, gli sarebbero costati la squalifica a vita già alla prima gara. Pazienza, è un film: ai precisini rammentiamo il principio di Coleridge, la sospensione dell’incredulità.

Produzione di Jerry Bruckheimer (il re dei kolossal – spesso brutti – anni ’90), con ingenti capitali forniti dalla Apple (nell’ambito dello stesso progetto cinematografico del quale ha già fatto parte il Napoleon di Ridley Scott) e da pletore di sponsor (onnipresenti nel film, su tutti un marchio svizzero d’orologi sportivi la cui dicitura a tratti sembra fagocitare quella della APXGP): oltre duecento milioni di budget, di cui trenta destinati al solo Brad Pitt (nato il 18 dicembre 1963: all’epoca delle riprese, un pilota di Formula 1 di 60 anni e mezzo). Le scene di corsa sono reali: Pitt e Idris hanno corso per davvero, assieme ai piloti del “Circus”, durante le qualifiche del venerdì e del sabato; gli scorci del pubblico sono tratti da autentiche gare, e la APXGP si è “infiltrata” nei pre-gara, con un apposito “paddock” (suggestiva la cerimonia d’apertura di Silverstone, con la squadra che si schiera mentre la Marcia Reale sfila sulla pista).

Le scene delle gare sono commentate dagli stessi cronisti delle televisioni cui corrisponde il doppiaggio (nella versione italiana, Carlo Vanzini e lo spagnolo Marc Gené, ex pilota di Formula 1 e campione della 24 ore di Le Mans). Pitt e Bardem hanno la voce dei loro doppiatori storici (Sandro Acerbo e Roberto Pedicini), la Condon da Domittila D’Amico. Riprese rallentate dal sacrosanto sciopero degli sceneggiatori hollywoodiani contro l’idiozia artificiale, l’acerrimo nemico della creatività umana.

Screenshot

Già nella prima settimana di distribuzione, F1 ha recuperato metà del budget, e i marchi coinvolti nella sponsorizzazione si stima abbiano guadagnato 40 milioni. “Pecunia non olet”: il cinema (e i cinema) hanno bisogno di risorse (in entrata, magari), dopo anni di budget faraonici sprecati per film sui supereroi dei fumetti tanto brutti e stupidi quanto finanziariamente deleteri (e, nel nostro piccolo, dopo decenni di risorse ministeriali regalate a produzioni italiane tanto avide e insaziabili quanto minuscole, invisibili e artisticamente irrilevanti).

F1 – Il film, una gioia nella desolazione cinematografica dell’annus horribilis 2025, è la fiera del già visto: dalla rimpatriata fra due vecchi amici con abbracci e insulti scherzosi all’incontro-scontro tra il veterano saggio e il novellino arrogante, dalla mamma-chioccia del ragazzino promettente alla donna che in un ambiente per lo più maschile cerca la rivincita su tutti gli uomini che l’hanno sottovalutata (il padre, l’ex marito, il professore universitario), dalla biondina che fa gli occhi dolci al divetto che non se la calcola al contabile infido che trama alle spalle degli eroi sino alla squadra fracassata in cerca di una speranza (tema fin troppo ricorrente nel cinema sportivo). Lo stesso Sonny è uno stereotipo (il vecchio leone randagio e coperto di cicatrici, che rinuncia a tutto ma non alla sua vitaccia corsara) visto in decine, centinaia di film. Mettere in sottofondo alla prima corsa (una grande scena) del film Whole Lotta Love dei Led Zeppelin è un inno alla scontatezza. E il “product placement” è parecchio insistente.

Ma chi se ne frega. Da quanti anni non si vedeva al cinema un film così genuinamente spettacolare, così terribilmente avvincente, frenetico, aggressivo, ben riuscito?

Due ore e mezza di grande cinema: F1 è tutto ciò che un grande spettacolo dev’essere e deve avere: ottima fattura (e pochissimo CGI, assai meno di quanto non se ne usi in film non altrettanto spettacolari), colpi di scena, ritmo, personaggi affascinanti, attori carismatici, belle inquadrature, sequenze formidabili. Ed è un grande film sull’amicizia: l’immagine più bella (assieme alle due APXGP che, nei tre giri finali al cardiopalma del Gran Premio di Abu Dhabi, come due lupi braccano gli ultimi avversari rimasti davanti: il ferrarista Leclerc e il pluricampione Hamilton) che il film lascia è l’ex egocentrico Joshua che fa un tifo forsennato per Sonny, e certi dialoghi tra Sonny e Ruben sono momenti di amicizia virile da far guardare e riguardare a chi squalifica la lealtà e altri principi, spacciandoli per “mascolinità tossica”. Quasi commovente il giro in cui Sonny, stremato dai traumi, stando a quel che dice Kate invece di guidare “vola”.

In tanto spettacolo non si smarrisce il cast: gli occhi di ghiaccio incandescente di Brad Pitt (due smorfiette per tutto il film, ma tanto carisma), il sorriso accattivante di Damson Idris, la grazia di Kerry Condon, una bella sfilata di autentici piloti di Formula 1 (Lewis Hamilton, co-produttore; Fernando Alonso, che si congratula con Sonny dopo una gara in cui il pilota yankee ha fatto disperare tutti; Max Verstappen, il supercampione di cui durante un duello Sonny ammette che… “è bravo”).

F1 – Il film è uno dei migliori film hollywoodiani di questo periodo.

Tags: automobilismoBrad Pittcinemasport
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