I meno giovani (gentile eufemismo per definire noi vecchietti) sicuramente ricorderanno Nero Wolfe, la serie trasmessa circa 50 anni fa dalla Rai. Un successone televisivo con il mitico Tino Buazzelli nei panni dell’agorafobico investigatore, Paolo Ferrari in quelli del suo assistente Archie Goodwin e Renzo Palmer per l’occasione interprete dell’ispettore Cramer. Di certo (una volta la televisione di Stato era una cosa seria…) uno dei migliori adattamenti cinematografici e televisivi delle avventure del personaggio letterario creato da Rex Stout tra il 1934 e gli anni Settanta del secolo scorso.
Grazie al suo stile — un intreccio sapiente tra il giallo all’inglese, improntato sull’indagine psicologica, e la è più dinamica scuola americana — la saga di Stout, trentatré romanzi e trentanove romanzi brevi, è considerata un pilastro della letteratura gialla mondiale e non stupisce (anzi..) che Nero Wolfe continui a venire letto e rieditato ad ogni latitudine. Anche in Italia grazie all’ottima casa editrice Neri Pozza.
Stavolta è il caso di Nero Wolfe e sua figlia, settima avventura del molto corpulento inquilino della mitica casa-ufficio-serra della Trentacinquesima Strada di New York. Tutto ha inizio nel 1940 con l’improvvisa visita di una bella (e misteriosa) donna dall’accento straniero. “Preco, forrei parlare col zignor Nero Wolfe”. La sconosciuta è latrice di una richiesta d’aiuto da parte nientemeno della perduta figlia adottiva dell’investigatore, una bella montenegrina “casualmente” a New York. La ragazza è nei guai, accusata di furto e poi sospettata addirittura di duplice omicidio. Il misogino Wolfe ripiomba così nel suo passato e da quel momento la trama si snoda con ritmo teatrale, coinvolgendo misteriose spie europee, principesse slave, spregiudicati miliardari yankee, poliziotti federali e (ovviamente) pulzelle da salvare.
In due giorni pieni di colpi di scena il nostro — con l’aiuto del fido Archie, a cui toccherà scarpinare per tutta la metropoli — dipanerà un intricato caso balcanico regalando al lettore anche qualche frammento della sua riservatissima vita privata. Non aggiungiamo altro per non guastare il ritmo del racconto e l’immancabile sorpresa finale. Un’ultima, piccola annotazione. Nel libro, scritto nel 1939 proprio alla vigilia del secondo conflitto mondiale, Stout riporta con levità e arguzia lo sguardo ingenuo quanto ironico dell’America allora giovane e neutrale sulla vecchia Europa bellicista e complessa. Due mondi distanti e tra loro inconciliabili. Anche per Nero Wolfe.
Rex Stout, Nero Wolfe e sua figlia, Neri Pozza 2026. Pp. 238, euro 13,50





