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Home Penna Pellicola Palco

Il futuro è nelle radici. Per uno Stato organico europeo

di Mario Bozzi Sentieri
24 Giugno 2026
in Penna Pellicola Palco
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Il futuro è nelle radici. Per uno Stato organico europeo
       

Che cosa deve intendersi oggi  per crisi ? E’ semplice crisi economica e sociale ? E’ solo crisi politica ed istituzionale ? O non è piuttosto, quello odierno, proprio partendo dal senso etimologico della parola “crisi”, un  momento di cesura, di separatezza, di passaggio, che rende evidente una crisi culturale e che  impone quindi  una riflessione più ampia e  più complessa dell’attuale contesto?  E’ difficile cogliere il valore epocale di certe tendenze, quando, volenti o nolenti, le si subisce. Ma è certo che, proprio per le caratteristiche della crisi odierna, è sempre più maturo il tempo in cui è necessario porre chiare discriminanti rispetto alle opzioni in gioco ed intorno ad esse elaborare risposte complesse, articolate ed organiche, in grado di coniugare simultaneamente realtà politica e realtà economica e sociale, evitando analisi e visioni parziali.

Da qui, da alcuni quesiti di fondo, che non è eccessivo definire “epocali”, e dalla necessità di elaborare una risposta complessiva all’altezza delle crisi sistemiche che attraversano il  mondo contemporaneo,  nasce l’impegno del Centro Studi KulturaEuropa, arrivato con il volume dedicato a “Lo Stato organico europeo” (che raccoglie gli atti dell’omonimo Convegno, tenuto il 23 maggio 2026) al quarto appuntamento annuale in continuità con  i tre volumi che, di anno in anno,  hanno raccolto  i contenuti di altre giornate di studio, dedicate a Europa-Accelerazione-Potenza (2023); Eurotecnica (2024);  PotenzaEuropa (2025).

Lo Stato Organico rappresenta un tema “cardine” della  cultura storicamente “alternativa” rispetto alle visioni di scuola liberale e marxista, oggi di grande attualità proprio in ragione della crisi complessa che segna il mondo contemporaneo. Alla base della concezione organica dello Stato il principio “il tutto è condizione della parte”, da declinarsi però – questo l’invito del  Centro Studi KulturaEuropa – in ragione dei nuovi contesti europei (da qui il richiamo allo “Stato organico europeo”) e delle trasformazioni che segnano l’epoca dell’ipertecnologia e della sfida produttiva globalizzata.

Rispetto ai richiami della dottrina tradizionale, che ha segnato la prima metà del XX Secolo, qui la prospettiva si sposta, misurandosi – in premessa (attraverso l’intervento  di Giancarlo Ferrara su “Europa, organicismo e geopolitica”) – con i limiti di un processo d’integrazione continentale incompleto, cioè  – come evidenzia Francesco Ingravalle – “non-politico”, in quanto condizionato dalla  presenza di investimenti diretti esteri non-europei, dalla mancanza di una reale “difesa europea”, da una moneta le cui politiche non dipendono dal “governo europeo”. E’ rispetto a queste criticità “strutturali” che emergono – afferma Ingravalle – le potenzialità per una federazione subcontinentale organica, immaginando una “Camera delle Competenze”, che lavori secondo una logica “tecnocratica”; una “Camera dei cittadini”, eletta a suffragio universale; una “Camera degli Stati”, che lavori secondo una logica diplomatica; il Consiglio Europeo, in grado di raccogliere i ministri federali.

L’intervento di Ingravalle ha un valore orientativo, nella misura in cui lascia da parte certo  dottrinarismo d’ambiente, invitando al confronto politico-giuridico ed istituzionale, rifondativo degli attuali equilibri europei. Su questa strada in un “organico” – si può ben dire – rapporto tra dottrina ed azione politica, tra visione d’assieme e contingenze politiche, si muove l’intervento di Giuseppe Scalici  focalizzato sul concetto di Stato (sulla sua declinazione storica e concettuale) fino a definire una “vera libertà” , intesa non “quale esaltazione della parte deteriore dell’essere umano, ma nella piena consapevolezza di operare in sinergia, secondo competenze di attitudini diverse, nel nome di una rinnovata Comunità, vista come un grande organismo, in cui tutte le parti si trovano in rapporto di azione reciproca”. La prospettiva è di superare  la dispersione atomistica, tipica del sistema rappresentativo corrente, ritrovando il senso (e la prassi) di un’attiva partecipazione alla cosa pubblica.

Posto da Francesco Perizzolo (“Status, Stato Contrattuale, Stato Organico”)   il tema generale dello Stato, della sua genesi, anche alla luce del Diritto Romano che ha unificato i popoli d’Europa, del suo significato nelle diverse epoche storiche, facendo riferimento a teorici, filosofi, dottrinari, che hanno affrontato il problema, sia in età antica (Platone, Aristotele etc.), sia in età moderna (Machiavelli, Guicciardini, Tocqueville), sia in epoche più vicine alla nostra (M. Weber, Michels, Pareto, Tönnies), con gli  interventi di Francesco Guarente, Ettore Rivabella, Francesco  Boco, Marco Massarini e di Gian Piero Joime  il tema dello Stato organico viene declinato in ambito sociale, con particolare attenzione al lavoro, al tema della partecipazione, ai più recenti sviluppi tecnologici del mondo produttivo.

Come bene puntualizzano in apertura del loro intervento, per  Guarente e Rivabella,  in un’ottica organicistica e partecipativa,  il lavoro non deve essere visto “solo come attività economica, ma come funzione sociale”. In questa prospettiva  l’impresa diventa una “comunità”   di persone con funzioni diverse, in cui vengono coinvolti lavoratori, tecnici, azionisti e territorio.

Il richiamo è all’esperienza e alla “visione” di Adriano Olivetti,  al “corporativismo democratico” e al “tecnocomunitarismo” aventi come fine ultimo il tentativo di coordinare le diverse funzioni della società, senza ridurre  tutto al mercato o allo Stato. Ad “incalzare” su questa strada il pensiero organicistico i teorici del comunitarismo politico (Alasdair MacIntyre, Michael Sandel, Charles Taylor), il progetto distribuzionista di G.K Chesterton e Hilaire Belloc), la  “quarta teoria politica” di Alexander Dugin, la proposta “organico-dinamica” di Tommaso Demaria, l’esperienza del Sindacalismo Nazionale (ieri Cisnal, oggi Ugl) da sempre impegnato a realizzare il dettato costituzionale (art.46) in tema di partecipazione, questione oggi formalizzata, con la legge del 15 maggio 2025, che sancisce – seppure in forma non obbligatoria – un primo orientativo partecipativo, base di partenza – scrivono in chiusura del loro intervento Guarente e Rivabella – “affinché una nuova ‘aristocrazia del lavoro’ possa portare nuova linfa alla Nazione”.

Particolarmente oggi, in una stagione segnata da profonde trasformazioni tecnologiche e geopolitiche. In questo ambito essenziale è la “direzione” in cui ci vuole muovere. A delineare – su questa linea – più di un’ipotesi di lavoro si muovono gli interventi di Francesco Boco (“Economia e tecnoscienza. Tecnica e partecipazione”, finalizzato a fissare il ruolo dello Stato in un sistema multidisciplinare, partecipativo ed interconnesso); Marco Massarini (sui “Fondamenti di un’economia sovrana: moneta sana, disciplina di mercato e indipendenza per la Nuova Europa”,  la quale sappia guardare all’economia come “specchio della volontà di durare nei secoli”); Ferdinando Viola e Sergio Filacchioni (“Per una scuola identitaria e organicamente strutturata”, che sappia affrontare la sfida per una scuola integrata a livello europeo , in grado di rispondere alle sue attuali carenze strutturali e materiali, realizzi la complementarietà tra la figura del genitore e quella del docente, promuova il principio dell’universalità culturale europea); Matteo Cantù (“La Tradizione del Diritto e le Sfide della Modernità”, con una particolare attenzione alle criticità del nostro sistema giudiziario); Gian Piero Joime (“Riflessioni per l’integrazione energetica europea”, con una particolare attenzione al rilancio del nucleare nel nostro Paese, per il quale “servono regole comuni, finanziamenti e una strategia industriale condivisa e non ideologica”.

A sintesi dell’ampia riflessione l’intervento conclusivo di Marco Scatarzi (“Il futuro è nelle fondamenta”) che bene fissa le priorità, le “linee di vetta” si può ben dire, di un approccio non “rievocativo” dello Stato organico. Al contrario – nota Scatarzi – “questo libro rappresenta un gesto di rottura e un atto di coerenza”, laddove “esorta alla riflessione critica e incrina i dogmi dell’aporia liberale; un atto di chiarezza perché pone nuovamente un orizzonte dottrinario al centro del discorso” e lo fa – aggiungiamo noi – declinando su più piani il concetto di Stato organico. Con ciò riportando in primo piano la Politica, intesa come l’atto attraverso il quale lo Stato prende coscienza di sé, uscendo fuori da una  dimensione meramente amministrativa, ripensando la propria essenza spirituale e non limitandosi a seguire il mondo, quanto piuttosto sperimentando la possibilità di dargli forma. Un atto di speranza ed un impegno non banale sui tortuosi percorsi dell’alternativa spirituale, dello sviluppo e della sovranità. Da approfondire. Contro ogni particolarismo.

AA.VV., a cura del Centro Studi KulturaEuropa, Lo Stato organico europeo, Passaggio al Bosco, Firenze,  2026, pp. 159, Euro 15,00.

Tags: centro studi KulturaeuropaEuropaPassaggio al Bosco Edizioni
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