Secondo un concetto che avevo già avuto modo di esprimere vedo ormai la scena pubblica preda di un fenomeno preoccupante che accompagna il tramonto delle ideologie in favore di un continuo inseguimento della cronaca quotidiana o, peggio, dei più scontati luoghi comuni.
Ecco dunque la divisione tra colpevolisti e innocentisti sulla vicenda della morte in seguito al fermo di un pregiudicato marocchino che dava in escandescenze e resisteva all’arresto e successiva devastazione della città dopo una manifestazione indetta dal Sindaco Lepore contro la polizia.
Mentre si disboscano le città e si abbattono interi viali alberati, pare per non ostacolare i segnali del 5G, sempre più sindaci presuntamente appartenenti ad una cultura ‘ecologista’ ricorrono all’espediente di richiedere una dichiarazione ‘antifascista’ necessaria in qualche caso pure per richiedere un passo carraio in modo da far dimenticare tutto il resto e compattare il proprio elettorato di riferimento.
Potrei dilungarmi con le politiche europee di riarmo, ben gradite dai lobbisti nostrani, o col finto green che obbliga milioni di persone ad adeguare i propri immobili.
Tutte azioni prive di qualsiasi visione che rifugga dal piccolo cabotaggio condominiale che caratterizza ormai la politica, dove ci si concentra solo sull’aspetto amministrativo (magari privilegiando i settori industriali graditi) e si trascura la visione politica che dovrebbe invece essere al di sopra di tutto.
Proprio in questo consiste la cavitazione della cosa pubblica, ‘cavitazione’ è infatti un termine nautico che descrive gli effetti di un’elica che non imprimendo movimento ad uno scafo e finisce, girando sul posto, per creare una bolla di gas inducendo con la sua rotazione l’acqua in cui è immersa a passare dallo stato liquido a quello gassoso con assenza di spinta.
Il paradosso è proprio questo: se non c’è movimento della società il continuo dimenarsi sul posto dei soggetti pubblici, senza nessuno al timone, continuerà a non produrre alcun avanzamento.
Del resto il problema dell’Italia era noto persino a Dante Alighieri che scriveva nel Canto VI del Purgatorio: “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiere in gran tempesta…”
Divorzio all’Italiana. Le pantofole chiodate di monsignor Galantino
"Rendete dunque a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio." Così, secondo i...
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