L’Italia, l’Europa e, più in generale, il mondo occidentale hanno due problemi: l’Islam e la Cina. L’interlocutore medio, specie se giovane ed europeo, ti guarda con un’espressione stupita e compassionevole quando parli di queste cose. Veramente non riesce a capire le sfide ed i pericoli che questi due temi comportano. Lasciamo da parte il primo, che ci sta addosso da più di un millennio, e che richiederebbe una lenzuolata di parole e di analisi storico-politico-religiose. Concentriamoci invece sul secondo – la Cina – che è più recente e più maneggevole. La Cina ha un Prodotto Interno Lordo (PIL) di circa 19.500 miliardi di $. Questo PIL è salito vertiginosamente negli ultimi 25 anni, come mostrato nel grafico qui sotto.

Nel resto del mondo il PIL è pure salito notevolmente, ma in misura molto, ma molto minore in confronto alla Cina, come mostrato sotto.

Questo secondo grafico mostra un andamento preoccupante per gli europei, la cui crescita economica risulta molto inferiore a quella degli USA. Infatti, dal 2008 al 2023, il PIL degli Stati Uniti è aumentato dell’87%, mentre quello dell’UE è cresciuto solo del 13,5%. Ci consoliamo un po’ guardando il PIL per capita. Gli Stati Uniti hanno 90 mila $, l’Italia 43 mila, e la Cina solo 14 mila.
Cosa ha generato il boom della Cina? Essenzialmente: una combinazione di autoritarismo, esercitato da un partito unico (comunista) che impedisce gli scioperi “landinisti”, e di un lieve capitalismo di Stato che assicura la produttività e un certo grado di competitività. È abbastanza facile per il regime, che prospera praticamente solo grazie alle esportazioni verso l’occidente, privilegiare le imprese di Stato che esportano di più e meglio. Non hanno bisogno, almeno al momento, di grandi geni del capitalismo per operare in modo proficuo. Hanno imparato a non ripetere gli errori economici dell’Unione Sovietica e di Cuba.
E poi va detto quello che oggi non si può dire senza essere (ingiustamente) tacciati di razzismo. E cioè che i cinesi e molti asiatici hanno qualità innate che si manifestano chiaramente quando la società che li circonda offre loro la possibilità di emergere, come ad esempio in Silicon Valley. Dopo le follie e i genocidi di Mao Tse Tung, in Cina è bastato un pizzico di liberalizzazione capitalista per far emergere le eccellenze locali.
E l’Occidente cosa fa? Per decenni abbiamo facilitato la crescita economica della Cina, comprando i loro prodotti a basso prezzo, ignorando i furti di brevetti, la concorrenza sleale e le barriere – tariffarie e non tariffarie – che ci imponevano, e sperando in una loro evoluzione democratica, o almeno in una loro conversione pacifista.
Non abbiamo ottenuto nulla. Oggi il regime cinese è il più aggressivo di sempre nei confronti di tutti i suoi vicini. Continua a minacciare l’invasione militare e l’annessione di Taiwan e ci mostra periodicamente l’intenzione di dominare ciò che ritiene la sua area di influenza, anche a costo di rischiare una guerra nucleare con gli Stati Uniti. Il loro riarmo, la loro Marina, la loro crescita di testate nucleari ci danno un messaggio chiaro. La Cina, infatti, sta operando il più grande accumulo nucleare di sempre, espandendo rapidamente il suo arsenale da circa 300 testate nel 2020 a oltre 600 entro il 2025, con proiezioni di più di 1000 entro il 2030, principalmente costruendo nuovi silos missilistici terrestri e modernizzando la sua triade nucleare (terra, mare, aria) per una maggiore deterrenza, sfidando il dominio statunitense e cambiando l’equilibrio strategico globale.
La Cina ha ambizioni di potere nell’Oceano Artico. Quando la nave cargo cinese Istanbul Bridge attraccò al porto britannico di Felixstowe il 13 ottobre 2025, l’arrivo poteva sembrare insignificante. Dopo tutto, il Regno Unito è il terzo mercato di esportazione più grande della Cina, e le navi viaggiano tra i due paesi per tutto l’anno.
Ma ciò che è notevole è il percorso che ha seguito: era stata la prima grande nave cargo cinese a viaggiare direttamente in Europa attraverso l’Oceano Artico. Il viaggio è durato 20 giorni – molto più veloce rispetto ai percorsi tradizionali attraverso il Canale di Suez o intorno al Capo di Buona Speranza. Pechino ha celebrato questo evento come una svolta geostrategica e come un contributo alla stabilità della catena di approvvigionamento. Tuttavia, il messaggio più importante è stato quello di aver creato un nuovo ambito di potere globale, una nuova ambizione planetaria.
C’è qualcuno in Europa che si preoccupi delle ambizioni cinesi sull’Oceano Artico? No, nessuno. Tutti indignati, invece, per le attenzioni del Presidente Trump verso la Groenlandia, ignorando che occorre definire una strategia oggi per fronteggiare un aggressore domani.
L’Occidente ha lasciato che la Cina diventasse il principale esportatore di “terre rare”, e cioè i 17 elementi chimici (Scandio, Ittrio e i 15 Lantanidi) cruciali per la tecnologia moderna come smartphone, veicoli elettrici e laser. Questi minerali hanno enorme valore non tanto per la loro scarsità, quanto per le difficoltà e i costi di estrazione, e sono vitali per magneti, catalizzatori ed elettronica. La Cina domina oggi il loro approvvigionamento, sollevando preoccupazioni geopolitiche.
Ed infine: l’intelligenza artificiale (IA). L’ambizione della Cina è diventare la principale potenza mondiale dell’IA entro il 2030. Questo piano è basato su investimenti massicci, su una strategia nazionale per integrare l’IA in tutti i settori vitali, e sull’obiettivo di raggiungere l’autosufficienza tecnologica, rimodellando l’economia, la governance e la posizione globale entro il 2035, con particolare attenzione alle applicazioni industriali, alle smart city e all’influenza degli standard globali dell’IA.
Va notato che l’IA richiede enormi quantità di energia, proprio in un momento in cui l’Occidente è ancora ossessionato da superstizioni climatiche che hanno fatto crescere a dismisura i costi di produzione dell’elettricità. In Italia, il costo di un chilowattora è $0,43; in Germania 0,40; negli Stati Uniti 0,18; in Cina 0,08! È una battaglia persa in partenza. Con questi costi, causati principalmente da assurde politiche green, non possiamo competere con gli USA, e la Cina ha via libera verso un futuro dominio tecnologico/industriale.





