A partire dalla serata di ieri una nuova ondata di attacchi ha colpito diverse località ucraine, ad iniziare da Kiev ed Odessa. La capitale, in particolare, è ormai sotto attacco da oltre cento ore, con raid che si limitano alle ore notturne. Stando alle prime informazioni disponibili, oltre a decine di droni, nell’ultima ondata di attacchi sono stati impiegati poco meno di quaranta missili di diverso tipo, inclusi quattro ipersonici Zirkon.
Da segnalare il lancio di missili Kalibr da una corvetta della Flotta del Mar Nero stazionante nella base di Novorossiysk: è la seconda volta in una settimana che unità della marina russa tornano a colpire bersagli in Ucraina.
Tra gli obiettivi di questa notte una centrale elettrica ad Odessa, depositi, snodi logistici e industrie del comparto bellico nell’area di Kiev. Ad agevolare il compito dei missili e dei droni russi l’ormai più che evidente crisi della difesa contraerea ucraina. Secondo alcune fonti questa notte gli ucraini avrebbero impiegato la quasi totalità dei missili Patriot forniti dagli occidentali nelle ultime settimane. Un fattore, la crisi della difesa aerea ucraina, che senza dubbio ha un peso nell’intensificarsi dei raid, ma non è il motivo principale dell’intensificarsi dell’offensiva aerea russa.
La rinnovata offensiva aerea russa deve essere letta come la risposta (inevitabile) alla “campagna dei 40 giorni” lanciata a luglio da Zelensky. Campagna che, intensificando gli attacchi di droni in profondità nel territorio russo, avrebbe dovuto spingere Mosca a più miti consigli, magari verso una ripresa della trattativa diplomatica sulla base delle proposte rilanciate da Kiev (e sempre respinte dalla Russia, che punta ad una soluzione definitiva del conflitto e non ad un cessate il fuoco).
Gli attacchi ucraini contro le navi commerciali nel Mar Nero in entrata ed in uscita dai porti russi e contro i magazzini e depositi di Wildberries (gigante russo del commercio on line) non sono stati certo indolori per Mosca, ma ne hanno provocato l’immediata risposta, concretizzatasi in primis nell’attacco ai porti ucraini ed al traffico mercantile marittimo. Gli effetti sono stati devastanti: l’export di cereali ucraini (una delle principali voci dell’economia di Kiev) sono crollate ai minimi.
Nel mirino dei russi sono finiti anche le rotte terrestri alternative al commercio via mare, incluso il parco dei mezzi pesanti ucraino. Agli attacchi contro Wildberries sono corrisposti quelli contro depositi e centri logistici civili ucraini: i danni subiti da queste strutture stanno provocando difficoltà di approvvigionamento in diverse regioni russe, come testimoniano i filmati di scaffati quasi vuoti in moti centri di vendita all’ingrosso (Metro in primis) e supermercati.
A conti fatti la “campagna dei 40 giorni” si è rivelata un colossale fallimento, se non dal punto di vista propagandistico – la stampa occidentale ha inevitabilmente enfatizzato l’effetto degli attacchi ucraini in Russia – certamente da quello concreto. Non è stata indebolita la determinazione della Russia nel proseguire il conflitto e gli attacchi di risposta hanno avuto un impatto fortissimo sull’Ucraina, grazie anche alla massiccia disponibilità di nuovi droni da parte russa, come i Geran 4 con motore a reazione.
Attenzione, la campagna aerea russa contro gli obiettivi che abbiamo appena indicato non è iniziata certo questa estate, ma quel che a Kiev probabilmente nessuno immaginava era l’intensità e la forza della risposta russa alla “campagna dei 40 giorni”.





