E’ arrivata ieri la decisione di Riyad di chiudere l’oleodotto Est-Ovest, linea che collega i campi petroliferi delle regioni orientali del regno con il porto di Yanbu, sul Mar Rosso. L’oleodotto in questi ultimi mesi era diventata la principale alternativa al transito attraverso lo stretto di Hormuz per il petrolio saudita, un modo per aggirare il blocco imposto da Teheran dopo l’inizio della guerra voluta da Stati Uniti ed Israele.
Nei mesi scorsi l’oleodotto Est-Ovest aveva consentito un flusso tra i 5 ed i 6 milioni di barili di greggio al giorno, quantità crollata nel mese di agosto a 2.5 milioni. All’origine dello stop i ripetuti attacchi che hanno colpito l’infrastruttura, in particolare le stazioni di pompaggio. Attacchi provenienti prevalentemente dallo Yemen, dopo il riacutizzarsi dello scontro tra sauditi e Houthi.
Pesanti le conseguenze della chiusura: l’export saudita di petrolio è ai minimi storici, mentre il prezzo del greggio veleggia stabilmente oltre i 100 dollari al barile (104.32 l’ultima quotazione del Brent). Facilmente prevedibile l’impatto sulle già sofferenti economie europee.





