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Home Penna Pellicola Palco

L’aristocratica ed avventurosa esistenza di Andrea Giovene di Girasole in un romanzo filosofico

di Gennaro Malgieri
21 Giugno 2026
in Penna Pellicola Palco
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L’aristocratica ed avventurosa esistenza di Andrea Giovene di Girasole in un romanzo filosofico
       

Un libro complesso per lettori “temerari”. Lo si potrebbe definire così il romanzo-saggio di Giancristiano Desiderio, Gli ultimi giorni di Andrea Giovene di Girasole che apre alla conoscenza della condizione umana e del sapere come soltanto un filosofo sa fare in conversazione con il suo interlocutore alla fine della propria esistenza.

E Desiderio -saggista, giornalista, ora anche narratore-, è filosofo fin nelle midolla, di confessione crociana, caratteristica non secondaria che gli permette di inoltrarsi nei meandri del sapere intrattenendo con il vecchio nobile letterato una lunga discussione a tavola, dove per giorni troneggiano peperoni, pomodori, melenzane, in tre sontuose ceste, annaffiati dal buon Aglianico di Sant’Agata de’ Goti e dalla Falanghina del Sannio.

In tale contesto, che sembra riecheggiare i dialoghi del Conte Joseph de Maistre delle Serate di Pietroburgo , la licenza non preventivata tra i due, il giovane Cristiano ed il vecchio Andrea Giovene, di non polemizzare oltre il lecito, ma anzi di cercare punti di contatto sul sapere ed i suoi corollari, libando e mangiando di gusto ciò che la fantesca, Gelsomina, vera padrona di Palazzo del Cervo, dove il nobile letterato dimorava, preparava a pranzo e a cena con sapienza rara.

L’autore del romanzo (ma è riduttivo definire così questo singolare libro) tra le righe individua in Andrea Giovene il simbolo di una civiltà decadente, di un mondo in procinto di sparire e da questo sguardo realistico sui destini dell’umanità si spinge negli anfratti di una famiglia che aveva fatto la storia, i Girasole, appunto, suscitando interesse e curiosità come la vicenda del nobile scrittore che lo ospitava, autore di un romanzo in cinque volumi, non meno filosofico che ebbe dapprima una vita travagliata per poi conoscere il successo: L’autobiografia di Giuliano di San Severo, un “caso” letterario degno di essere annoverato tra i grandi capolavori del Novecento , caduto nel dimenticatoio, come ingiustamente il suo autore che ebbe poi l’onore di vedere la sua opera tradotta in numerosi paesi, per concludere il suo itinerario editoriale ripubblicata da Rizzoli, in cinque volumi, a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta e ristampata da elliot con una introduzione di Emanuele Trevi.

Ma chi era Andrea Giovene di Girasole? Un aristocratico nato  a Napoli nel 1904 nella famiglia dei Duchi di Girasole, una delle più nobili e antiche dinastie partenopee . Cosmopolita,  lasciò giovanissimo la sua casa e i privilegi della sua famiglia per girare il mondo adattandosi a svolgere i  mestieri più vari che contribuirono a sviluppare la sua poliedrica personalità. Dal commesso in libreria al maestro di da ballo, da  ufficiale di cavalleria a imbianchino fino ad impiegato in una società di navigazione, oltre che pittore, poeta, traduttore, giornalista, letterato. Fondatore della rivista “Vesuvio” e collaboratore del “Gazzettino di Venezia” e del “Mattino” di Napoli. Tra il 1930 ed il 1940 pubblicò due opere di narrativa: Viaggio (Ricciardi) e Incanto (Ricciardi). Durante la Seconda guerra mondiale fu capitano di cavalleria e poi prigioniero in un campo di concentramento in Polonia e Germania (1943-45), dove assistette alla caduta di Berlino e all’invasione sovietica.

Finita la guerra, fu   vicedirettore del quotidiano “Il Mattino d’Italia”(1950-52), finanziò gli scavi archeologici della necropoli greca di Palinuro e divenne redattore capo della sezione napoletana de “Il Tempo”. Oltre alle opere citate, fu autore del saggio Fatti di Grecia, Polonia e Germania (1954) e della traduzione della Lesbia di Catullo (1955). Visse negli ultimi anni in parte a Londra con il figlio Lorenzo e in parte in Italia e in Germania. Morì a Sant’Agata dei Goti, cittadina del Sannio, dove si era trasferito definitivamente nel 1995.

Nell’imminenza della morte l’incontro con il giovane Cristiano, del quale ci parla Desiderio, e l’ultima fase della sua aristocratica ed avventurosa esistenza, s’inerpicò sui sentieri già battuti  della conoscenza filosofica incontrando nel suo giovane amico l’ideale alter ego, il quale s’innamorò perdutamente (non sappiamo se realmente o romanzescamente: Desiderio non lo dice) con Isotta, figlia della fantesca del nobile napoletano con cui intratteneva le conversazioni citate. Con Cristiano la giovanissima e bella Isotta  si trasferì a Roma dove presumibilmente vissero una vita felice dopo la morte dell’aristocratico amico.

Gli ultimi giorni di Andrea Giovene di Girasole, furono toccanti, come si evince dal romanzo di Desiderio. Il giovane studioso  che non lo lasciò mai fino a sbrigargli qualche commissione a Benevento, dove, tra l’altro,  si recò, per conto dello scrittore per ritirare le copie del suo ultimo libro di poesie edito da Gennaro Ricolo, gentiluomo napoletano trasferitosi nel capoluogo sannita dove rilevò una tipografia.

Al fondo del romanzo di Desiderio c’è una riflessione profonda sulla conoscenza, il sapere, il gusto per la vita e la meditazione sulla morte, oltre che sapide considerazioni sulla bellezza e sull’amore. Trattando temi di grande spessore speculativo e di gioioso gioco intellettuale, Desiderio s’interroga sui destini della nostra civiltà e sulla morte che lui credente-non credente, nel senso di aconfessionale, non marginalizza  facendone un piccolo breviario di confessioni spirituali come l’incontro “segreto” tra don Andrea Giovene e Isotta in un’antica chiesa.

Non solo di un romanzo, dunque, si tratta: Gli ultimi giorni di Andrea Giovene di Girasole è anche una biografia, un testo filosofico, una miniera letteraria dove trovano posto, tra gli altri, Eraclito, Aristotele, Dante, d’Annunzio, Carducci, Alvaro, Vico, Bruno, Goethe e molti altri, antichi e moderni. Con uno stile elegante ed appassionato Desiderio ci porta in cammino tra la grande cultura del tempo andato e del nostro, soffermandosi, in particolare sugli amatissimi Croce e Berlin. Il romanzo si chiude con la citazione dell’aforisma posto all’ingresso di Palazzo del Cervo, che il Sansevero lasciò in dono: “Gli stemmi dove vedi un cervo che fugge ti ammoniscono a guardarti dalle insidie”, naturalmente in latino.

Niente di più vero come la storia narrata filosoficamente da Giancristiano Desiderio.

Giancristiano Desiderio, “Gli ultimi giorni di Andrea Giovene di Girasole”, Solfanelli 2026. Pp.118, euro 11,00

Tags: Andrea Giovene  di GirasolefilosofiaGiancristiano DesiderioSolfanelli editore
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