Cronaca in tre atti (“Gli dei”, “Gli uomini”, “I morti”) della fine (provvisoria) della monarchia francese. Parigi, 1792: i reali di Francia, Luigi XVI e l’austriaca Maria Antonietta, prelevati a Versailles dai rivoluzionari sono condotti nella torre del Tempio. Senza quasi rendersi conto di quel che successo, attendono l’esecuzione.
Maria Antonietta è interpretata da Mélanie Laurent, Luigi XVI da Guillaume Canet. La vicenda della regina dei francesi e della sua fine violenta era stata recentemente trattata dalla figlia di Francis Ford Coppola nel pessimo Marie Antoinette (videoclip di due ore con l’inespressiva Kirsten Dunst circondata da vestiti vaporosi, torte esagerate e una colonna sonora orribile) e, molto meglio, da Benoit Jacquot con Addio, mia regina (la sempre imbambolata Lea Seydoux servetta sballottata fra i capricci e i vezzi di Diane Kruger, regina ingrifatissima per la duchessa svestita Virginie Ledoyen).

Da citare anche lo strafalcione con cui Ridley Scott ha aperto il suo Napoleon (il còrso che assiste impassibile alla decapitazione della regina). Al suo secondo lungometraggio (il primo è stato il deludente Il cattivo poeta, con Sergio Castellitto nei panni di D’Annunzio), il regista napoletano Gianluca Jodice si propone come regista colto e serio, elegante e intelligente. Mélanie Laurent supera la Kruger, e la sua Maria Antonietta, a differenza di quella della collega tedesca (resa quasi caricaturale dall’insistenza morbosa sulla sua infatuazione, mentre attorno tutto crolla, per la duchessa di Polignac), è una figura dignitosa e dolente. Fotografie di Daniele Ciprì, immagini e atmosfere alla Peter Greenaway: non per nulla molte scene sono girate nella Venaria Reale, luogo caro all’artista inglese.





