Ciò che fu Magna Grecia o Mediterraneo greco è la vera eredità che l’Europa dovrebbe recuperare soprattutto in questo attuale contesto. Sia in termini politici che sul piano culturale. I beni culturali in Italia non cominciano a Roma. Cominciano quando il mare portò le navi. Quando le prore dei Greci tagliarono lo Ionio e il Tirreno. Era l’VIII secolo a.C. Nasceva la Magna Grecia. Nasceva un’altra Italia. Un’Italia che parlava dorico. Che pensava in esametri. Un intreccio da cultura materiale e immateriale.
La Grecia non è fuori dall’Italia. È dentro. È fondamento. È colonna. È cava della nostra identità, per usare una metafora. Le città della Magna Grecia non furono colonie. Furono polis. Indipendenti. Potenti. Più ricche, talvolta, della madrepatria. Siracusa, Taranto, Crotone, Metaponto, Paestum, Agrigento. Nomi che ancora oggi tengono insieme la pietra e il mito.
Andare nei siti della Magna Grecia è entrare in un tempo che non è passato. È presente. È verticale. Penso ad alcuni riferimenti archeologici della Magna Grecia dentro il Mediterraneo. Paestum. In Campania: tre templi dorici che il sole rende oro. Il Tempio di Hera, il Tempio di Nettuno, il Tempio di Atena. Intorno, la cinta muraria e il foro. Patrimonio UNESCO. Nel museo, la Tomba del Tuffatore. Un uomo che si getta. Non nel mare. Nell’aldilà. Con la leggerezza di chi sa che la morte è un altro viaggio.
Velia. L’antica Elea: patria di Parmenide e Zenone. Qui nacque la filosofia dell’essere. Resta la Porta Rosa, primo arco a tutto sesto dell’architettura occidentale. La pietra che pensa. Ancora metafora. Metaponto. Le Tavole Palatine. Resti di un tempio a Hera. Qui visse Pitagora gli ultimi anni. La matematica divenne mistica. Il numero divenne preghiera laica.
Taranto. Il MArTA. Museo Archeologico Nazionale. Gli Ori di Taranto, le ceramiche, le sculture. Una città che era capitale e lo ricorda in ogni percorso tra storia e presente. Crotone e Capo Colonna. L’unica colonna del Tempio di Hera Lacinia. Sola, sul promontorio. Come un verso di Omero rimasto in piedi. Locri Epizefiri. Il Santuario di Persefone. I pinakes, tavolette votive in terracotta che raccontano il mito con la grazia di una madre. L’arte che si fa ex voto. La devozione che si fa bellezza. Reggio Calabria. Il Museo Nazionale della Magna Grecia. Qui stanno i Bronzi di Riace. Due uomini in bronzo del V secolo a.C. Non sono statue. Sono presenza. Guardano e giudicano. Capolavori assoluti della scultura greca.

Agrigento. La Valle dei Templi. Patrimonio UNESCO dal 1997. Il Tempio della Concordia è considerato uno dei templi dorici meglio conservati al mondo. Il Tempio di Giunone, il Tempio di Eracle, le fondamenta del Tempio di Zeus, il più grande tempio dorico d’Occidente. Siracusa. Il Parco Archeologico della Neapolis. Il teatro greco scavato nella roccia. L’Orecchio di Dionisio. Ortigia con il Tempio di Apollo e la Fonte Aretusa. Patrimonio UNESCO. Qui visse Archimede. Qui Platone tentò la città ideale. Qui la Grecia divenne Sicilia. E la Sicilia raccontò un intreccio di civiltà.
Comunque la Magna Grecia non fu solo templi. Fu lingua. Fu filosofia. Fu scienza. Fu moneta. Pitagora a Crotone. Parmenide a Elea. Archimede a Siracusa. Le monete di Metaponto con la spiga d’orzo, di Taranto con il delfino e il cavaliere, di Sibari con il toro retrospiciente: capolavori dell’arte incisoria. I decadrammi di Agrigento, con l’aquila e il granchio, tra le più belle monete mai coniate.
La coroplastica magnogreca, le terrecotte votive di Locri, le architetture policrome: trasformavano i templi in architetture parlanti. La scultura: i Bronzi di Riace testimoniano una scuola bronzistica magnogreca di altissimo livello. L’influenza greca caratterizzò l’architettura, l’arte, il pensiero politico romano. E ancora oggi è visibile nei siti, nei musei, nella lingua, nella cultura. Perché la Grecia in Italia non è passato. È sostrato. È la prima stesura della nostra identità europea.
I beni culturali della tradizione greca in Italia sono intreccio di civiltà. Entri a Siracusa e trovi il teatro. Entri nel teatro e trovi la voce. Entri nella voce e trovi Eschilo. Entri in Eschilo e trovi tragedia e poesia. Perché il labirinto, quando è greco, non imprigiona. Rivela. Ti porta al centro. E al centro c’è l’uomo.
I beni culturali della tradizione greca in Italia sono 18 siti archeologici principali censiti come cuore della Magna Grecia. Sono musei, parchi, templi, teatri. Sono UNESCO. Sono turismo. Ma prima di tutto sono radice. Senza la Magna Grecia non c’è Dante. Non c’è Tommaso da Celano. Non c’è Bonaventura. Non c’è l’Umanesimo. Perché l’Umanesimo nacque quando Giotto dipinse Francesco. E Francesco camminava su strade che i Greci avevano aperto. E i Greci avevano aperto strade perché Omero aveva raccontato civiltà.
Oggi entriamo ad Agrigento e il Tempio della Concordia ci dice che la perfezione è possibile. Entriamo a Reggio e i Bronzi di Riace ci dicono che la bellezza è severa. Entriamo a Paestum e la Tomba del Tuffatore non è solo passato. È la memoria che non permette di dimenticare. Tutto ci lascia una antica eredità. Eredi di una Magna Grecia diventata Europa.





