Nel referendum in Islanda sulla ripresa dei negoziati di adesione all’Unione Europea vince il No con il 52,8%, mentre i voti favorevoli si fermano al 47,2 %. Il “No” ha prevalso in quattro delle sei circoscrizioni, mentre il “Sì” si è imposto soltanto nei due collegi di Reykjavík. L’affluenza è stata alta: 225.031 votanti (82,5%). Emerge quindi una capitale tiepidamente favorevole a Bruxelles e il resto del Paese schierato a difesa dell’indipendenza nazionale e della piena sovranità sui propri mari.
Determinante si è infatti rivelato il voto del comparto pesca. L’industria ittica non solo vale circa il 47% delle esportazioni islandesi ma rappresenta soprattutto una questione d’orgoglio nazionale. Il ricordo delle “Cod Wars” , le Guerre del merluzzo combattute tra Islanda e Regno Unito (1958-1961, 1972-1973, 1975-1976) per il controllo pesca dell’Atlantico settentrionale, ha contribuito a trasformare il possesso delle acque territoriali in una vera e propria battaglia identitaria. Un dato assai sottovalutato dagli ottusi burocrati di Bruxelles.





