Complimenti all’Unione Europea, a Bruxelles e alla appassita baronessa germanica. E, ovviamente ai tutti gli erodeputati italiani che hanno ignorato o approvato l’ultima porcheria contro la nostra agriccoltura. I numeri parlano chiaro. L’accordo di libero scambio con la Thailandia rischia di affossare definitivamente le risaie tricolori, aggiungendo ulteriori facilitazioni all’ingresso di prodotto straniero in una situazione che vede già il 60% del riso estero entrare in Italia a dazio agevolato, con effetti pesanti per le aziende nazionali.
È l’allarme lanciato da Coldiretti e Filiera Italia in una lettera indirizzata ai Commissari europei al Commercio. «Le nostre aziende agricole vivono una fase di drammatica criticità, caratterizzata dal crollo dei prezzi all’origine, con cali strutturali che superano il 50% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, e dalla pressione insostenibile delle importazioni da Paesi terzi», si legge nella missiva. Secondo Coldiretti e Filiera Italia, l’accesso preferenziale già concesso a dazio zero ad altri Paesi, come Cambogia e Birmania attraverso il regime Everything But Arms (EBA), ha dimostrato come l’apertura indiscriminata possa destabilizzare il mercato interno, riducendo la redditività dei produttori europei.
In questo quadro già fragile, il potenziale impatto del mercato thailandese rischierebbe di aggravare ulteriormente la situazione, anche perché il Paese asiatico è già il terzo importatore di riso in Italia. «Parliamo di uno dei giganti mondiali del riso, con produzioni superiori ai 30 milioni di tonnellate e un potenziale di 8 milioni di tonnellate di export annuo ottenute con standard ambientali, sociali, fitosanitari e di sicurezza alimentare inferiori a quelli europei», sottolineano Coldiretti e Filiera Italia. La concessione anche di quantità minime a dazio agevolato, secondo le organizzazioni, avrebbe effetti negativi sul comparto europeo e italiano, aggravati anche da altri accordi commerciali già in essere, come il Mercosur. Coldiretti e Filiera Italia chiedono quindi che il riso venga formalmente riconosciuto come “prodotto sensibile” ed escluso dall’ambito di liberalizzazione e da qualsiasi concessione tariffaria nel quadro dell’accordo FTA UE-Thailandia. Una posizione che è stata condivisa anche dall’Italia in sede negoziale. Attendiamo ora notizie dal governo dei “patrioti”.





