Terzo capitolo della trilogia “X”, dopo X: A Sexy Horror Story (1979, Mia Goth nel doppio ruolo di Maxine e Pearl) e Pearl (1918, ancora la Goth racconta l’inizio della follia del personaggio), diretti da Ti West, sceneggiatore assieme all’attrice protagonista.
Hollywood, 1985: Maxine Minx, pornodiva con scheletri nell’armadio, prova a farsi strada a Hollywood: ottiene un ruolo nell’horror The Puritan II mentre ancora infuriano le proteste di famiglie scandalizzate dal primo episodio. Intanto un serial killer impazza a Los Angeles: Maxine, braccata anche da un investigatore privato, potrebbe essere un bersaglio, ma fa spallucce e si dedica solo alla sua ossessione: diventare famosa.
A parte la Goth, ormai relegata nella trilogia, e due cantanti (Moses Sumney e Halsey), il cast è una sfilata di caratteristi e divi mancati (Kevin Bacon, Michelle Monaghan, Elizabeth Debicki, Bobby Cannavale, Giancarlo Esposito) che almeno funziona meglio di quella assai avvilente (Geena Davis, Christian Slater, Kyle MacLachlan, Haley Joel Osment) del mediocre Blink Twice diretto da Zoe Kravitz (figlia d’una rockstar come Lily Collins, che in MaXXXine è un’attrice di horror di serie b). Brusco passo indietro per la “scream queen” Mia Goth, che in Pearl era quasi miracolosa, e invece qui è spenta e statica; più vivaci i comprimari, a parte la Debicki, biondina d’un metro e novanta affossata nel verboso ruolo della vanagloriosa regista Elizabeth Bender (quando le infligge i suoi monologhi sul nulla, fa sembrare Maxine una martire).
Il solo motivo d’interesse restano le citazioni: e il citazionismo di per sé non è interessante. I cinefili possono comunque divertirsi con i riferimenti a Detective’s Story (Paul Newman nel ruolo del detective Harper: la setta di sciroccati sulla collina di Hollywood), Vestito per uccidere di De Palma (la mise del serial killer) e soprattutto Chinatown di Polanski (il cappello e il vestito indossati da Kevin Bacon, identici a quelli di Jack Nicholson, con tanto di benda sul naso); oltre alla “visita” al Bates Motel di Psycho. MaXXXine offre buone cose altrui, ma non ne ha di proprie: non c’è nulla di originale, persino i cognomi dei personaggi sono ordinari (Bender, Bennett, James, Knight, Martin, Miller, Torres, Williams). La colonna sonora dà la carica a inizio film, poi sparisce; assieme al mistero e alla suspence. Non ci si può entusiasmare per le vicende di una protagonista che dice di essere mossa da un’ambizione smaniosa ma durante il corso del film si lascia trascinare inerte da quel che le succede attorno. Finale sciatto e scontato, mentre la satira dello squallore di Hollywood è già stata fatta tante volte e raccontata con più grinta. Fiacca conclusione (forse) d’una trilogia cominciata con un ingiustificato entusiasmo (X) e proseguita con un capitolo centrale notevole (Pearl), MaXXXine è l’ennesimo thriller noioso di questo “annus horribilis” che ha già offerto troppi quasi-horror (dal banale La profezia del male all’innocuo Abigail, sino al pretenzioso Blink Twice: sola eccezione Trap, il riscatto di Shyamalan).





