Pochi giorni fa si sono tenute le elezioni suppletive nel collegio elettorale di Gorton and Denton, nel Nord Ovest dell’Inghilterra. È un collegio uninominale di 77 mila iscritti al voto, storicamente dominato dalla Sinistra laburista. Il voto è stato importante per parecchie ragioni: vittoria inaspettata della candidata dei verdi (Hannah Spencer) con il 41% dei voti (i verdi avevano avuto il 13% nel 2024); crollo del partito laburista (al 25%, mentre aveva avuto il 51% nel 2024) e dell’opposizione del partito conservatore (2%); ed affermazione del partito Reform UK (29%, raddoppiato rispetto al 2024). Il Reform UK si impone come principale partito di opposizione di centro-destra, nonostante gli sforzi del partito conservatore, oggi capitanato da una brava leader (Kemi Badenoch), ma incapace di risuscitare le sorti del suo partito. I conservatori hanno commesso troppi errori in passato e non possono più assicurare agli elettori di essere una credibile alternativa ai disastri del governo laburista attuale di Keir Starmer.
Queste elezioni, in un piccolo distretto, ci danno importanti segnali per il futuro dell’Europa. Come hanno fatto i verdi a vincere? Com’è riuscito un partito associato alle piste ciclabili, all’energia verde e al rinselvatichimento della natura a conquistare una roccaforte laburista?
La risposta non ha nulla a che fare con la politica ambientale dei verdi. In questo collegio elettorale, i musulmani rappresentano il 30% della popolazione e i verdi hanno condotto, in modo spregiudicato, due campagne elettorali completamente separate. Per gli elettori progressisti hanno offerto il classico mix di politiche green. Agli elettori musulmani, invece, hanno distribuito volantini in urdu, bengalese e arabo dicendo che i laburisti andavano puniti per la loro complicità nella guerra israeliana a Gaza. La Spencer è apparsa con una kefiyyah fuori da una moschea. La leadership del Partito Verde ha rilasciato interviste a 5Pillars, un sito di tendenza islamista coinvolto nella diffusione di materiale antisemita e omofobo. Il Partito Verde ha rimosso ogni contenuto pro-LGBT dalla sua letteratura distribuita agli elettori musulmani.
Nonostante questa pratica sia illegale in Gran Bretagna, gli osservatori hanno rilevato che circa il 12 per cento dei voti è stato espresso da persone che partecipavano a un “voto familiare”, con più adulti presenti nella stessa cabina elettorale – una tendenza patriarcale profondamente radicata tra i musulmani locali.
Ecco, quindi, come si è solidificato un trend, un’alleanza rosso-verde-islamica che inevitabilmente si allargherà in Europa. La sinistra radicale ha bisogno di voti. Le reti allineate agli islamisti possono offrirli. In cambio, la sinistra deve fornire copertura politica, amplificare le narrazioni di risentimenti terzomondisti, spesso fasulli, e ribattere a qualsiasi critica interna all’accordo con la solita etichetta di razzismo.
Le reti islamiste ora sanno di poter spostare voti su larga scala in Gran Bretagna. Possono punire i partiti che non collaborano e premiare coloro che servono la loro agenda. Il partito laburista è terrorizzato; i verdi sono felici e pimpanti. Il primo ministro Keir Starmer deve ora scegliere tra mantenere il voto musulmano e mantenere il suo impegno dichiarato a combattere l’antisemitismo. Non può soddisfare entrambe le pressioni, e chi fa pressione su di lui lo sa benissimo.
È inevitabile che questo trend si espanda in Europa in tutte le aree in cui la minoranza islamica supera il 10%, soprattutto nei collegi uninominali. Invece di votare per un partito islamico, forzeranno i partiti di Sinistra ad accettare la loro agenda.
Sappiamo quindi cosa ci aspetta.





