Nella lettura dell’ultima fatica di Gianfranco Peroncini “Sinistra sul ca-viale del tramonto”, edito da “Passaggio al Bosco”, mi imbatto in un capitolo dedicato al famoso ma strumentalmente dimenticato appello ai fratelli in camicia nera dell’agosto 1936. In quegli anni il fascismo otteneva il consenso massimo da parte del popolo italiano, tanto che Italo Balbo, quadrumviro e protagonista delle leggendarie trasvolate oceaniche suggeriva a Mussolini di indire libere elezioni mentre Farinacci, sostenitore dell’ala più intransigente del fascismo, auspicava di sfruttare il momento favorevole per eliminare definitivamente la monarchia sabauda.
Togliatti se ne rende conto e già nell’aprile del 1935 , è sempre Peroncini a ricordarcelo, nel corso di una serie di lezioni per alcuni militanti esuli dall’Italia, impartite dalla sezione italiana della scuola del Partito comunista dell’Unione Sovietica intitolata a Lenin “diede atto che il fascismo, benché autoritario, era fortemente collegato alla base del paese che in esso si riconosceva, in particolare proprio agli strati più bassi della popolazione, che dal fascismo avevano ricevuto i benefici più evidenti: previdenza sociale, riduzione dell’orario di lavoro, e tante iniziative a sostegno delle famiglie. Perciò Togliatti consigliava agli allievi che avrebbero fatto ritorno in Italia di “non criticare questi aspetti del regime altrimenti nessun lavoratore li avrebbe ascoltati.”
Con queste premesse si arrivò all’appello ai fratelli in camicia nera dell’agosto del 1936.
Continuiamo con la lettura dell’opera di Peroncini.“Il documento, più prosaicamente intitolato “Per la salvezza dell’Italia e la riconciliazione del popolo italiano!” venne pubblicato su Lo Stato Operaio, mensile del partito comunista clandestino, edito a Parigi, dove era riunito il nucleo più combattivo dei rifugiati antifascisti.
L’appello, che giunge subito dopo l’annuncio della fine della sciagurata ma vittoriosa guerra in Africa orientale, si rivolge direttamente alla base popolare fascista, ignorando i vertici del regime. Nessun attacco a Mussolini, intelligente mossa tattica visto che siamo nel periodo storico del massimo consenso per il Duce fondatore dell’Impero, ufficialmente proclamato il 9 maggio 1936 dal balcone di Palazzo Venezia a Roma. “
Nel manifesto del Pcd’I leggiamo: “Fascisti della vecchia guardia! Giovani fascisti! Noi comunisti facciamo nostro il programma fascista del 1919, che è un programma di pace, di libertà, di difesa degli interessi dei lavoratori e vi diciamo: Lottiamo uniti per la realizzazione di questo programma.(…) Diamoci la mano, figli della Nazione italiana ! Diamoci la mano, fascisti e comunisti, cattolici e socialisti, uomini di tutte le opinioni. Diamoci la mano e marciamo fianco a fianco per strappare il diritto di essere dei cittadini di un paese civile qual è il nostro. Soffriamo le stesse pene. Abbiamo la stessa ambizione: quella di fare l’Italia forte, libera e felice. Ogni sindacato, ogni dopolavoro, ogni associazione diventi il centro della nostra unità ritrovata e operante, della nostra volontà di spezzare la potenza del piccolo gruppo di parassiti capitalisti che ci affamano e ci opprimono.
Firmato: Palmiro Togliatti- Ruggero Grieco- Egidio Gennai- Giuseppe Di Vittorio – Anselmo Marabini- Giovanni Germanetto- Guido Picelli- Giuseppe Dozza- Mario Montagnana- Luigi Longo- Giuseppe Berti- Edoardo D’Onofrio- Teresa Noce- Emilio Sereni- Ambrogio Donini- Agostino Novella- Luigi Amadei- Rita Montagnana- Ilio Barontini – Aldo Lampredi- Celeste Negarville- Vittorio Vidali, dirigenti di vertice del Pcd’I, firme seguite da altri 32 funzionari minori.
L’appello fu definito” di Togliatti” che in realtà fu solo il primo firmatario.
L’apertura di credito di Togliatti nei confronti del fascismo, è sempre Peroncini a ricordarcelo, proseguirà con la relazione del segretario del Comintern nella seduta del 7 marzo 1941 quando riconoscerà l’efficacia della politica fascista nei confronti della classe operaia: “ Dobbiamo osservare che gli elementi di forza del fascismo non stanno solo nella violenza e nell’apparato. Questa dittatura ha fatto qualcosa, non solo tramite la violenza, ma anche a favore di determinati strati della popolazione. Essa ha fatto anche qualcosa per i lavoratori e per i giovani. Non possiamo negare il dato di fatto dell’introduzione dell’assicurazione sociale.”
Questo intervento fa parte di uno dei 25 documenti inediti provenienti dagli ex archivi sovietici di Mosca, scoperti dal professor Aldo Agosti, docente di Storia contemporanea all’università di Torino, raccolti nel volume “Togliatti negli anni del Comintern (1926-1943), pubblicato dalla casa editrice Carrocci nella collana degli Annali della Fondazione Gramsci.
Terminata la guerra il nuovo PCI cercò di arruolare nelle sue fila elementi ex fascisti, principalmente intellettuali. Un prestigioso antifascista quale fu Leo Valiani ammise che fu “la generazione dei Littoriali che ha ricostruito il partito comunista”.
Interessante scorrere l’elenco dei partecipanti ai Littoriali per ritrovarvi nomi che divennero prestigiosi nell’ambito della politica e della cultura antifascista, fino ad arrivare alla presidenza della Repubblica.





