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The Donald è tornato (più forte di prima)

di Paolo Zannetti
6 Novembre 2024
in L'Editoriale
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The Donald è tornato (più forte di prima)
       

Se 8 anni fa Trump era una incognita – un leader senza esperienza politica, un “disturbatore” delle primarie repubblicane, una persona spesso sgradita e sottovalutata – oggi nel 2024 si sa tutto di lui. Sappiamo quello che ha fatto durante la sua presidenza, dandoci 4 anni di pace e prosperità economica che hanno dato benefici in particolare alla classe media ed ai blue collar, specialmente le minoranze di colore. E sappiamo cosa è accaduto nei 4 anni successivi di Biden-Harris, con follie energetiche, allarmismi climatici, inflazione, invasione di milioni di immigranti illegali, e – dulcis in fundo – uomini lasciati girare impunemente nei bagni e spogliatoi di donne e ragazze.

Con Biden-Harris, gli americani hanno sopportato tante vicissitudini con molta pazienza. Milioni di famiglie hanno dovuto rinunciare al sogno dell’acquisto della prima casa, per i costi dei mutui più che raddoppiati. Hanno sostenuto un forte aumento dei costi dei beni di prima necessità. Hanno sopportato una forte aumento del crimine, principalmente dovuto alla decriminalizzazione di molti reati “minori”, ed alla continua uscita dalle carceri di criminali violenti in nome della “compassione sociale”. Hanno patito salari stagnanti e servizi sociali ridotti, per colpa degli enormi sussidi statali dirottati verso l’immigrazione illegale. Hanno sopportato scuole pubbliche che non educano, ma inculcano odio sociale e disprezzo per la patria. Hanno sopportato insegnanti che espongono giornalmente ai loro figli testi, immagini, e pseudo-teorie sessuali fin dalle elementari.

Oggi è stato il giorno della resa dei conti. La vittoria di Trump è stata chiara e completa, con una grande vittoria anche nel totale dei voti (70 milioni contro i 65 della Harris). La vittoria presidenziale è stata accompagnata anche da risultati eccellenti al Senato, che nessuno si aspettava. La netta maggioranza repubblicana al Senato darà a Trump la possibilità di scegliere i collaboratori che lui desidera, senza dover fare i compromessi che gli avevano imposto in passato. Trump ha migliorato nettamente la percentuale di voti di neri, ispanici, cattolici, ebrei, italo-americani, e perfino arabi e mussulmani – ce ne sono tanti in America che amano la pace e si ricordano gli sforzi fatti da Trump per una vera pace in Medio Oriente tramite gli Accordi di Abramo.

La Sinistra democratica ha solo saputo fare una campagna di odio verso Trump ed i suoi elettori. Kamala Harris, non potendo distanziarsi dagli insuccessi della amministrazione Biden-Harris e non potendo rinnegare tutte le dichiarazioni estremiste da lei fatte negli ultimi decenni, aveva imbastito una campagna elettorale improvvisata senza un vero programma, con le solite banalità. Si è dimostrata impreparata, poco documentata, ed incapace di rispondere razionalmente e seriamente alle domande degli interlocutori, trincerandosi in risatine imbarazzanti e word salads (insalate di parole senza senso).

Trump ha trasformato un partito che passava per elitista, in un vero partito dei lavoratori – cosa che era riuscita anche a Ronald Reagan, ma in forma minore. Invece, quello che ci sconvolge è la serie di insulti ed accuse verso Trump lanciate dalla Sinistra USA per un decennio ed in particolare nelle ultime settimane, quando in preda alla disperazione hanno intravisto la possibile sconfitta. Le frasi attribuite a Trump sono generalmente false. Ce ne sono a dozzine, ripetute poi dalla grande stampa europea. L’ultimo esempio? Trump ha detto che Liz Cheney – la figlia del famoso vicepresidente Dick Cheney – è una guerrafondaia, e non lo sarebbe certo se dovesse essere lei in prima linea ad affrontare le pallottole del nemico. Questa semplice frase è stata trasformata dalla stampa USA dicendo che Trump vuole Liz davanti ad un plotone di esecuzione. È vero che in politica spesso si esagera, ma con Trump abbiamo avuto decine di casi assurdi, di enormi bugie rigurgitate poi in maniera acritica dalla grande stampa europea.

L’America oggi si addormenta metà felice e metà adirata. L’odio verso Trump è irrazionale, perché su tutti i temi importanti – economia, inflazione, guerre, occupazione/lavoro, frontiere – lui è stato molto migliore dei suoi successori. Ci aspettiamo altri 4 anni di successo.

Tags: Donald TrumpUSA
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