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Home Libri&LIBERI

Tra Polonia e Ucraina si riaccende la guerra delle memorie

di Fabio Andriola
28 Giugno 2026
in Libri&LIBERI
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Tra Polonia e Ucraina si riaccende la guerra delle memorie
       

Ormai una bella crisi diplomatica non se la nega più nessuno. Ma quella in atto tra Polonia e Ucraina in questi giorni ha davvero un sapere tutto suo, un sapore “antico”. Un sapore di quelli che sembran fatti apposta per questa newsletter che ha scelto di raccontare i mille modi con i quali la Storia irrompe nel nostro Presente, condizionandolo. La baruffa diplomatica del momento è ovviamente quella tra Italia e Stati Uniti sull’uso delle basi Usa nell’ambito delle operazioni collegate alla guerra con l’Iran. E così sulla stampa nazionale è finita nell’angolo (eufemismo) la crisi tra Kiev e Varsavia che riguarda, tanto per cambiare, fatti e personaggi di oltre ottant’anni fa. Una crisi evitabilissima: sarebbe bastato infatti che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky avesse accantonato l’idea di intitolare un centro d’addestramento delle forze speciali del suo esercito agli “eroi dell’UPA”(Esercito Insurrezionale Ucraino), una formazione partigiana che durante la Seconda Guerra Mondiale combatté per l’indipendenza ucraina sia contro i sovietici che contro i tedeschi ma soprattutto si rese responsabile di massacri di circa 100 mila civili polacchi. Una scelta, quella di Zelensky, che andrebbe quindi studiata nei corsi di diplomazia come esempio perfetto di quanto non si dovrebbe mai fare in politica estera, specialmente se si è in guerra da più di quattro anni contro un nemico potente e si sta resistendo a fatica solo grazie all’aiuto di alcuni paesi alleati. Invece, come vedremo, Zelensky ha fatto tutto il possibile per sbagliare clamorosamente tempi e modi.

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Era da maggio scorso che girava la notizia che la presidenza ucraina si apprestava ad emanare un decreto con il quale, come poi è regolarmente avvenuto martedì 26 maggio, Zelensky ha deciso di «assegnare al Centro Operativo Speciale Separato “Nord” delle Forze per le Operazioni Speciali delle Forze Armate dell’Ucraina il titolo onorifico “intitolato agli Eroi dell’UPA” e denominarlo d’ora in poi – Centro Operativo Speciale Separato “Nord” intitolato agli Eroi dell’UPA delle Forze per le Operazioni Speciali delle Forze Armate dell’Ucraina». E questo per «ripristinare le tradizioni storiche dell’esercito nazionale, tenendo conto dell’esemplare svolgimento dei compiti assegnati durante la protezione dell’integrità territoriale e dell’indipendenza dell’Ucraina». Forse bisognerebbe chiedere allo psichiatra di Zelensky il perché di questa decisione visto che, senza andare troppo in là, ci sarebbero molti motivi per evitare di tirare troppo la corda con la Polonia (tra i principali “alleati” di Kiev nella resistenza all’invasione russa). Alle orecchie di qualunque polacco gli “eroi dell’UPA” richiamano infatti una delle grandi tragedie della Seconda guerra mondiale: i cosiddetti massacri della Voliniaavvenuti tra il 1943 e il 1945. Si è trattato di una vera e propria operazione di pulizia etnica condotta dall’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA) nei territori della Volinia e della Galizia orientale che, prima della guerra facevano parte della Polonia ma che all’epoca erano sotto occupazione nazista tedesca (oggi, quelle regioni si trovano in Ucraina, a seguito degli spostamenti di confine del dopoguerra). Obiettivo dell’UPA era quello di creare un territorio ucraino etnicamente omogeneo e per raggiungere lo scopo non si esitò a sterminare, con una brutalità eccezionale, circa 100 mila polacchi (secondo altre stime si sarebbe arrivati a 120 mila vittime), per lo più donne, anziani e bambini. A peggiorare, se possibile, la situazione bisogna anche ricordare che alcune fonti associano i reparti della Polizia Ausiliaria Ucraina anche ad alcuni massacri di ebrei compiuti dai nazisti tra il 1941 e il 1942: ad esempio i 33.771 ebrei assassinati a Babi Yar, nei pressi di Kiev, il 30 settembre 1941 e altri 1.700 ebrei eliminati a Mizocz il 13 ottobre 1942.

Messa sotto silenzio negli anni del blocco sovietico (quando l’Ucraina era inglobata nell’Urss e la Polonia era tra i principali attori del Patto di Varsavia) la questione dei rapporti tra ucraini e nazisti è ovviamente esplosa dopo il crollo del muro di Berlino facendo sì che le relazioni Kiev-Varsavia seguissero un andamento da montagne russe. Non c’è mai stato accordo su nulla se non sul fatto che le stragi ci sono state. Ma come classificarle? La Polonia considera il massacro come un genocidio mentre l’Ucraina respinge tale definizione, considera quegli eventi un fatto doloroso ma circoscritto e continua a onorare molti dei leader e dei gruppi responsabili dei massacri per il loro ruolo nella lotta contro il dominio sovietico. E lo fa in modo ostentato, incurante del fatto che, stante la situazione politica, economica e militare in cui si trova dopo quattro anni di guerra con la Russia, forse sarebbe consigliabile qualche cautela con gli alleati vicini. E invece, tanto per dire, il giorno prima del discusso decreto che ha scatenato le ire polacche, Zelensky aveva presenziato ai solenni funerali durante i quali sono state inumate nel Memoriale militare nazionale le ceneri di Andrii Melnyk, capo dell’Organizzazione dei nazionalisti ucraini, movimento indipendentista che sfidò il dominio sovietico collaborando con la Germania nazista nella Seconda guerra mondiale ma che finì deportato dai nazisti – che non volevano nessuno stato indipendente ucraino – come l’altro leader/eroe nazionale Stepan Bandera. Per non lasciare dubbi, dentro e fuori il suo paese, Zelensky a favore di telecamere e fotografi si è anche inginocchiato davanti alla tomba di Melnyk, che tornava in patria dopo molti anni, essendo morto in esilio in Lussemburgo nel 1964.

Il sospetto che i polacchi non apprezzino questi gesti Zelensky dovrebbe averlo da tempo visto che ancora nel dicembre scorso, in occasione della sua visita di stato a Varsavia, il presidente polacco Karol Nawrocki lo ha accolto regalandogli, guarda un po’, un libro sui massacri della Volinia. Eletto un anno fa, Nawrocki – che è uno storico vicino alla destra nazionalista – aveva dichiarato in campagna elettorale di non immaginare l’Ucraina né nella Unione Europa né nella NATO finché non saranno risolte le importanti questioni del passato: «Un Paese che non è in grado di rispondere di un crimine così brutale contro 120 mila dei suoi vicini non può far parte delle alleanze internazionali». Ma a fare la parte del punching ball l’Ucraina non ci sta proprio e, anzi, periodicamente rilancia: lo scorso anno il governo Zelensky ha criticato la decisione della Polonia di istituire una giornata commemorativa per le “vittime del genocidio”, affermando che l’iniziativa era in contrasto «con i principi di buon vicinato». Toni anche più duri sono stati usati quando è arrivata la notizia che il solito Nawrocki aveva proposto una legge che puniva la promozione di ideologie associate ai gruppi nazionalisti ucraini della Seconda Guerra Mondiale: Kiev in quell’occasione ha avvertito che, qualora la legge fosse stata introdotta, avrebbe adottato “misure di ritorsione”.

Il confronto non è però solo “storico-politico” ma anche “storico-storico” perché entrambe le posizioni hanno radici nelle rispettive narrazioni nazionali profondamente contrastanti. La conferma definitiva si è avuta a inizio 2026 quando alle schermaglie politiche si è affiancata anche una disputa tra gli organi storici statali di Polonia e Ucraina. A febbraio, il direttore dell’Istituto ucraino per la memoria nazionale (UINR), Oleksandr Alfyorov, ha definito «la tragedia della Volinia uno dei miti di stato polacchi». In seguito si è parzialmente corretto, affermando che non si trattava di «un mito, ma di uno degli elementi chiave della grande narrazione polacca» mentre «per la maggior parte degli ucraini, si tratta semplicemente di un episodio locale della storia». Ma l’armamentario polemico ucraino va ben oltre: storici e giornalisti hanno richiamato, ad esempio, le dure politiche anti ucraine intraprese dallo stato polacco (di fatto una dittatura sotto la guida del maresciallo Józef Piłsudski, 1867 – 1935) nel periodo tra le due guerre. Azioni anche gravi ma che certo non possono essere paragonabili ai massacri del 1943-45 e neanche possono giustificarli. Gli ucraini poi ricordano che anche unità partigiane polacche uccisero migliaia di ucraini durante la guerra ma anche qui è difficile accettare un qualunque parallelo: non solo quegli eccidi furono su scala molto più ridotta ed erano in gran parte rappresaglie proprio in risposta al massacro dei polacchi, ma soprattutto non rientravano in un progetto di pulizia etnica deliberata e pianificata.

L’Istituto polacco per la Memoria Nazionale (IPN) ha definito le dichiarazioni di Alfyorov “oltraggiose”, ricordando che «il genocidio della Volinia è un fatto documentato» e che «l’uccisione di oltre 100 mila cittadini polacchi – per lo più donne, bambini e anziani – non è stato un ‘episodio’». I polacchi hanno poi sottolineato il fatto che «lo Stato ucraino contemporaneo costruisce elementi della propria identità sul culto di individui e organizzazioni responsabili di questi crimini». E per aiutare gli ucraini a ricordare i crimini passati, lo scorso marzo il Ministero della Difesa polacco e la città di Chełm hanno firmato un accordo per la creazione del primo museo dedicato ai massacri di polacchi perpetrati dai nazionalisti ucraini durante la Seconda Guerra Mondiale. In quell’occasione il ministro della Difesa polacco Władysław Kosiniak-Kamysz ha dichiarato: «Questo è un momento incredibilmente importante per tutti coloro per i quali la memoria e l’identità sono fondamentali. Per la prima volta, abbiamo l’opportunità di commemorare con dignità i nostri compatrioti brutalmente assassinati per mano dei nazionalisti ucraini.

Una iniziativa e una dichiarazione importanti perché Kosiniak-Kamysz è membro di un governo che ha posizioni meno radicali del presidente Nawrocki. Anzi, nelle scorse settimane il premier filo occidentale e liberale Donald Tusk, spesso in aperta polemica col presidente, ha cercato di minimizzare lo scontro con Kiev: pur criticando le azioni di Zelensky, lui e il suo governo si sono invano opposti alla revoca da parte di Nawrocki dell’onorificenza dell’Aquila Bianca – la più importante onorificenza polacca – concessa a suo tempo al presidente ucraino. Una revoca che ha del clamoroso perché ha contribuito ad aggravare ulteriormente la crisi a metà giugno, crisi sancita dal fallimento dei colloqui avviati tra le due nazioni per cercare di comporre la situazione. Come ha subito osservato Zelesky l’Aquila Bianca non è mai stata revocata a nessuna delle 1500 personalità che l’hanno ricevuta nel tempo e ha citato i casi di Benito Mussolini, dell’imperatrice russa Caterina la Grande (1729 – 1796) o all’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder, notoriamente vicino alla Russia di Putin. Si è arrivati così ad uno dei livelli più bassi di sempre nelle relazioni tra Ucraina e Polonia al punto che Zelensky ha annullato la sua partecipazione al previsto importante summit Ukraine Recovery Conference, organizzato dai polacchi a Gdańsk il 25 e 26 giugno scorsi. Ad aggiungere un po’ di pepe ci ha poi pensato, ancora una volta, Dmitry Medvedev, ex presidente russo e attuale presidente del partito Russia Unita di Vladimir Putin. Toccandola piano, come sua abitudine, Medvedev si è rallegrato pubblicamente del fatto che «il presidente polacco ha finalmente privato il degenerato di Kiev, adoratore dei nazisti, dell’Ordine dell’Aquila Bianca». Ovvio che Mosca stia osservando con grande interesse – e divertimento… – la querelle tra due nazioni che non ama

L’aspetto paradossale di tutta questa storia sta anche nel fatto che uno dei motivi propagandistici principali dei russi contro gli ucraini (il sostanziale filo-nazismo della loro classe dirigente) viene di fatto sposato dal paese europeo forse più russofobo di tutti (insieme alla Gran Bretagna) e cioè proprio la Polonia. La quale, oltretutto, ambisce a svolgere un ruolo di primo piano nella politica europea per la soluzione della guerra russo-ucraina: nelle scorse settimane il premier Tusk non ha nascosto la sua irritazione per essere stato escluso dal solito, inconcludente vertice tra Francia, Regno Unito e Germania per studiare le possibili uscite dalla crisi. Una posizione, quella di Varsavia, che potrebbe farsi ancora più difficile se dovesse prendere corpo l’allarme lanciato dal Centro ucraino per la lotta alla disinformazione il quale ha avvertito che la Russia potrebbe cercare di sfruttare ed esasperare le attuali tensioni tra Polonia e Ucraina «preparando provocazioni sul territorio ucraino che utilizzino simboli polacchi», azioni affidate al servizio segreto militare GRU. In realtà, le azioni “temute” dagli ucraini potrebbero essere anche di pura e semplice disinformazione giornalistica: tra le ipotesi sul tavolo ci sarebbero false affermazioni secondo cui il direttore del Museo di Auschwitz, un’istituzione statale polacca, avrebbe chiesto che Zelensky non fosse invitato alle future commemorazioni a causa della sua “glorificazione dei nazisti”, e che Zelensky avrebbe in animo di intitolare altre unità militari all’UPA “per dispetto alla Polonia”.

Ma, come abbiamo visto, in fondo, Polonia e Ucraina non hanno bisogno di aiuti esterni per litigare sul passato. Anche perché, lungi dall’essere un semplice scontro tra storici o politici, il confronto investe le opinioni pubbliche che si rivelano non meno radicalizzate di chi è chiamato a rappresentarle. Se sul fronte ucraino abbondano le ostentazioni (di molti reparti militari ma anche di attivisti civili) di simboli che rimandano, più o meno direttamente, ai passati rapporti tra nazionalisti locali e nazisti, in Polonia, un sondaggio pubblicato il giorno stesso in cui Nawroski ha annunciato la decisione di togliere l’onorificenza al leader ucraino ha mostrato che il 51% dei polacchi è favorevole alla revoca mentre solo il 36% era contrario. Tra gli elettori dell’opposizione (ovvero la base di sostenitori di Nawrocki), addirittura l’80% si è dichiarato favorevole al ritiro dell’onorificenza. Un altro sondaggio ha poi mostrato che, dopo le ultime sortite di Zelensky, la maggioranza dei polacchi non vuole più l’Ucraina nell’Unione Europea

A onor del vero, va anche detto che tra tante schermaglie, negli anni c’è stato anche qualche tentativo di riconciliazione. Ad esempio nel luglio 2023, Zelensky e il predecessore di Nawrocki, Andrzej Duda, hanno partecipato insieme ad una commemorazione dell’anniversario dei massacri della Volinia: un momento che è stato considerato di grande impatto simbolico. Un’altra svolta si è avuta l’anno scorso, quando Kiev ha permesso la ripresa delle esumazioni dei resti delle vittime del massacro sul suo territorio. Ma il placet è arrivato comunque dopo un divieto durato ben otto anni. Tra chi spinge per un abbassamento dei toni ci sono anche le imprese polacche che aspirano ad un ruolo importante nella sempre più lontana fase della ricostruzione postbellica dell’Ucraina. 

Ma gli scenari presenti e futuri non sono molto incoraggianti e, ancora una volta, un pesante passato storico può influire tanto sulle scelte economiche che su quelle politiche. Come ha osservato Daniel Tilles, caporedattore del sito Notes from Poland: «A lungo termine, la controversia potrebbe avere ripercussioni sull’adesione dell’Ucraina all’UE, un obiettivo che non può essere perseguito senza il consenso di tutti gli altri Stati membri. Entrambi gli schieramenti della politica polacca, benché molto divisi e radicalmente contrapposti tra loro, hanno dichiarato che non permetteranno che ciò accada finché Kiev non avrà “risolto” le questioni storiche. Sembra probabile che la Polonia voglia dall’Ucraina un riconoscimento esplicito e al più alto livello in Ucraina della portata e della natura dei massacri, nonché di chi li ha perpetrati. Raggiungere un tale obiettivo sarebbe stato comunque stata una sfida ardua. Ma ora, la riluttanza di Zelensky persino a rimuovere il nome UPA da un’unità militare, aggravata dall’escalation della disputa da parte di Nawrocki, rende ancora più difficile immaginare come si possa trovare un compromesso accettabile».

Fonte: “E’ la Storia bellezza”, la newsletter di storia e attualità di Fabio Andriola, https://storiainrete.substack.com/

Tags: PoloniastoriaStoria in reteUcraina
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