{"id":30023,"date":"2021-12-01T12:26:32","date_gmt":"2021-12-01T11:26:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.destra.it\/home\/?p=30023"},"modified":"2021-12-01T12:26:34","modified_gmt":"2021-12-01T11:26:34","slug":"la-crisi-di-taiwan-e-le-trasformazioni-di-un-mondo-complesso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.destra.it\/home\/la-crisi-di-taiwan-e-le-trasformazioni-di-un-mondo-complesso\/","title":{"rendered":"La crisi di Taiwan e le trasformazioni di un mondo complesso"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La piccola Taiwan \u00e8 diventata il centro del mondo, un nugolo di interessi strategici. Il Ministro degli esteri taiwanese, dichiara che non c&#8217;\u00e8 nessuna intenzione di avviare una guerra contro la Cina ma nel farlo, rivendica l\u2019indipendenza di Taiwan. Pechino da canto suo alza i toni, la <em>Taipei cinese<\/em> \u00e8 affare suo. La crisi \u00e8 incominciata nei primi giorni del mese di ottobre, con l\u2019invio di Pechino di 150 aerei da guerra nello spazio aereo taiwanese. Quattro giorni di tensione che coincidono con la ricorrenza del primo ottobre, la data di fondazione della Repubblica Popolare Cinese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un crescendo che porta per\u00f2 dritti ad un paio di settimane prima, precisamente al 15 settembre, il giorno della creazione e della formalizzazione di AUKUS, l\u2019alleanza strategico-militare per la \u201csicurezza\u201d nell\u2019Indo-Pacifico, siglata da Regno Unito, Stati Uniti e Australia. L\u2019Europa non sta a guardare ma si accoda, cosi dicono, invece di tessere in autonomia dei rapporti di partenariato che esulano dai disegni egemonici del polo atlantico e di quello cinese. Secondo Max Weber, esistono tre tipi di potere: \u00abil potere tradizionale\u00bb, \u00abil potere legal-razionale\u00bb e quello inerente il \u00abcarisma\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Discorrendo della UE, manca una visione completa di cosa sia \u00abil potere tradizionale\u00bb, un potere che poggia su delle usanze esistenti da secoli da cui deriva la sua autorit\u00e0 accettata da tutti \u2013 imparare dal passato, farne buon uso per comprendere il presente e chiss\u00e0, scorgere l\u2019avvenire \u2013 ed \u00e8 totalmente assente se non sconosciuto il potere scaturito dal \u00abcarisma\u00bb: inteso non come un potere del singolo individuo, nel nostro caso di uno Stato, bens\u00ec come l\u2019insieme di un\u2019entit\u00e0 coesa, quello che dovrebbe essere l\u2019Europa, dotata di grande ascendente grazie alla somma delle sue differenze. Questo senza voler ridurre a cosa di poco valore le nazioni, bens\u00ec costatando una visione del mondo fortemente caratterizzata da un ordinamento dei \u00abgrandi spazi\u00bb. Carl Schmitt nel suo \u201cStato,&nbsp;grande spazio,&nbsp;nomos\u201d non ci and\u00f2 poi cos\u00ec lontano, tutt\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutto questo cosa centra con le peripezie di Taiwan, un luogo di 30 mila kmq&nbsp;che ospita una popolazione di 24 milioni di abitanti? In primis, un territorio che si trova ai margini delle rotte del Mar Cinese Meridionale, diviso dalla Cina da uno stretto che lo separa di 180 Km ed al centro tra il nord-est e il sud-est asiatico, nella linea di faglia che separa gli Stati sotto l\u2019influenza cinese e quelli pi\u00f9 vicini all\u2019ascendente occidentale. Un\u2019Isola in mezzo alle contrazioni e agli orientamenti politico-economico-sociali della super potenza cinese e, di converso, a quelli vicini \u00aball\u2019occidentalizzazione del mondo\u00bb ben descritta da Serge Latouche. Al complesso di quelle forze centripete che contrariamente a ci\u00f2 che si pensa, agisce anche nel processo di localizzazione del globale.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.destra.it\/home\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/th-4-2.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.destra.it\/home\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/th-4-2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30028\" width=\"574\" height=\"383\"\/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ad aggravare le tensioni ed il crescendo della crisi tra Taiwan, Cina e AUKUS, cosa che non accadeva dal lontano 1979, \u00e8 il ritorno di un piccolo ma significativo contingente di forze speciali USA in loco. L\u2019intento non celato \u00e8 quello di addestrare l\u2019esercito taiwanese. In realt\u00e0, trattasi dell\u2019ennesimo riposizionamento americano in un quadro geografico-strategico che reputano di primaria importanza \u2013 una delle tante motivazioni dell\u2019uscita dal vicolo cieco afgano \u2013, facendo di tutto per irritare Pechino che non ha certo tardato nel farsi sentire. Le rotte dell\u2019Indo-Pacifico interessano a tutti, sono per pochi e rimangono interdette ai pi\u00f9. Cos\u00ec vorrebbero le due superpotenze mondiali ma c&#8217;\u00e8 un terzo incomodo, il quale vuole percorrere, a volte in autonomia e altre volte meno, le corsie dell\u2019autostrada d\u2019acqua del commercio internazionale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pi\u00f9 in generale, stiamo assistendo alla riproposizione di quella dottrina in politica estera degli Stati Uniti, al rassetto del marchio dell<em>\u2019America First<\/em>. Un isolazionismo interventista che vuole escludere dai giochi la NATO e gli \u201calleati\u201d europei. Questa s\u00ec che \u00e8 una novit\u00e0! Bene, dovremmo esserne contenti invece di recriminare un posto sotto le ali \u201cprotettrici\u201d dell\u2019Aquila di Mare. A maggior ragione nel momento in cui la tanto bistrattata Europa ne combina una giusta: presentando il primo tassello del progetto denominato <em>Global Gateway<\/em>, senza troppo badare al nome scelto con l\u2019intento dichiarato di rafforzare la presenza politica, economica e militare, in una regione che produce circa il 62 % del PiL del mondo. Usando una metafora calcistica, lo sgarbo di Washington \u00e8 senza dubbio un passaggio vincente, volontario o involontario non ha nessuna importanza, che la nomenclatura di Bruxelles fa fatica a comprendere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In Europa siamo molto lontani dall\u2019auto-sufficienza nella fabbricazione dei circuiti integrati, nonostante ci siano pi\u00f9 risoluzioni relative all\u2019importanza del ritorno alla produzione della componentistica primaria e secondaria, mentre Taiwan \u00e8 uno dei maggiori produttori di semiconduttori. La TSMC, <a>Taiwan Semiconductor Manufacturing Company <\/a>\u00e8 la pi\u00f9 grande industria al mondo del settore. L\u2019interesse taiwanese, quello americano e la risposta cinese alle richieste di \u201csovranit\u00e0\u201d del governo di Taipei, coincidono con gli interessi di un\u2019industria, di uno Stato a cui interessa fare affari e stringere legami con la sfera di influenza maggiormente redditizia: la WaferTech \u00e8 una controllata del gruppo TSMC con sede a Camas nello Stato di Washington, la TSMC Design Technology Canada \u00e8 di fatto una costola di <a>TSMC<\/a> con sede a Kanata in Ontario, una delle tredici province del Canada.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ad oggi, la Taiwan Semiconductor Manufacturing Company detiene da sola il 50% della produzione mondiale del mercato di semiconduttori, insieme alla coreana Samsung, l\u2019unica multinazionale in grado di fabbricare i 5nm chip <a>\u2013<\/a> 5 nanometri, l\u2019ultima evoluzione del precedente processo a 7nm \u2013 e nel primo trimestre del 2021, ha progressivamente aumentato gli utili ed il peso della preminenza nel segmento di quei chip fondamentali per le nuove e le vecchie forme di tecnologia avanzata. Lo scontro USA-Cina e la scelta di un \u201ccampo neutro\u201d quale non \u00e8 certo Taiwan, impone delle serie riflessioni. La \u201cChip War\u201d non riguarda solo la componentistica autoveicolare in Italia e in Europa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La genesi della crisi taiwanese risale al 2020, quando gli USA decisero di aumentare le pressioni sulla TSMC. Una sorta di ultimatum all\u2019azienda cha assomigliava parecchio ad un ammonimento: smettere di fornire chip alle multinazionali tecnologiche cinesi e spostare definitivamente la produzione di chip a scopo militare in America, pensando di risolvere il problema. Cosa che in parte \u00e8 avvenuta ma non totalmente, come spesso accade nei negoziati e nelle concessioni a questo tipo di multinazionali, per non parlare delle strane triangolazioni contrattuali che dicono una cosa ma sfuggono ad altre.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.destra.it\/home\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/th-7.jpg\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.destra.it\/home\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/th-7.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-30026\" width=\"649\" height=\"378\" srcset=\"https:\/\/www.destra.it\/home\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/th-7.jpg 307w, https:\/\/www.destra.it\/home\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/th-7-300x175.jpg 300w\" sizes=\"(max-width: 649px) 100vw, 649px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019Europa gi\u00e0 dal 2020 sta lavorando ad un accordo di investimenti bilaterale con Taiwan, dopo aver quasi definitivamente accantonato quello con la Cina. Ci\u00f2 a dimostrazione, dobbiamo dirlo, di un lieve incremento delle attivit\u00e0, degli interscambi e delle relazioni della UE in Asia. Certo non aiuta il voler scaricare sulla Cina le proprie manchevolezze, dando la colpa agli ingenti aiuti di Stato del governo cinese alle sue aziende, e, facendo intendere che tale concorrenza riguardi solo le materie prime critiche a discapito dei produttori europei dei magneti permanenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In aggiunta, il pensare all\u2019approvvigionamento delle terre rare solo in direzione delle auto elettriche, delle turbine eoliche e per un <em>Green<\/em> <em>Deal<\/em> che di fatto spinge in direzione di un \u201cdiverso\u201d sistema della competitivit\u00e0, del connubio risibile tra crescita economica \u2013 leggasi la ri-finanziarizzazione di un economia ad hoc \u2013 e \u201cl\u2019utilizzo moderato\u201d delle risorse offerte dall\u2019ambiente, di un produttivismo digitale eredit\u00e0 ma anche stimolo della Silicon Valley, somiglia tanto ad un problema cha va a sommarsi a quello che \u00e8 principale. Ai postulati di meno auto di propriet\u00e0, tranne quelle immesse in strada dai vari car sharing o bike sharing, dell\u2019uguale se non maggiore utilizzo del litio e del cobalto per i mezzi elettrici, dell\u2019utilizzo a profusione delle terre rare per l\u2019eolico e il fotovoltaico. Contrariamente alla vulgata, invece di avere la presunzione di salvare il pianeta, dovrebbe essere il pianeta a trovare la maniera di salvarsi da noi!<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre Josep Borrell, Alto rappresentante dell&#8217;Unione per gli Affari esteri e la Politica di sicurezza, afferma che l\u2019Unione Europea sosterr\u00e0 il processo di democratizzazione di Taiwan, la bont\u00e0 delle scelte intraprese da Taipei, lo Stato di diritto, gli immancabili diritti umani ed una societ\u00e0 aperta ed economica di mercato. Pechino risponde senza mezzi termini e le parole del Ministro degli Esteri Wang Yi colpiscono nel segno: \u00abSe le fondamenta non sono solide, la terra tremer\u00e0 e i monti tremeranno\u00bb. Dunque, la Cina \u00e8 disposta a tutto pur di riprendersi Taiwan? Diciamo pure che Ferruccio Michelin, dalle pagine di Formiche, non ha tutti i torti: \u00abIl punto \u00e8 che la Cina sa che maggiore \u00e8 il numero di accordi di vario genere che Taipei riesce a costruire sul piano internazionale, maggiore saranno le difficolt\u00e0 cinesi per riannetterla\u00bb (Formiche, \u201cLa Cina avvisa l\u2019Ue. Con Taiwan non si tratta\u201d, 30\/09\/2021).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">E se pensiamo alle motivazioni che spingono gli Stati Uniti, uno dei due attori principali della crisi taiwanese, \u00e8 facile comprendere che non siano poi cos\u00ec diverse. Il terzo incomodo, l\u2019Europa, a partire da settembre 2020 ha presentato un piano d&#8217;azione della Commissione sulle materie prime critiche, pensando di aggiornare le politiche industriali in base alla dipendenza da quei 30 materiali e 137 prodotti che sono essenziali per la nostra industria. Il Comitato economico e sociale europeo CESE ha pubblicato un documento, aggiornato il 23\/11\/2021,comprensivo delle misure volte a colmare le carenze (<em>Critical Raw Materials Resilience: Charting a Path towards greater Security and Sustainability<\/em>, CCMI\/177). Ecco cosa ne pensa Pietro Francesco De Lotto, presidente della commissione consultiva per le trasformazioni industriali del Comitato economico e sociale europeo, dalle pagine del magazine Vita: \u00abper troppo tempo abbiamo lasciato questa problematica al libero mercato e all&#8217;industria, sperando che si regolasse da sola\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019Europa, in verit\u00e0 non tutta, una piccola parte, ragiona e si muove in tre direzioni: a) stringendo o provando ad intessere relazioni multilaterali anche ad Est, in Asia per l\u2019approvvigionamento di materie e prodotti essenziali; b) all\u2019interno dei suoi confini con il finanziamento di progetti e autorizzazioni semplificate a favore delle comunit\u00e0 locali per riuscire a mantenere le capacit\u00e0 estrattive e di trasformazione nell&#8217;UE, attraverso una migliore formazione e istruzione dei lavoratori, annunciando degli investimenti sia nella formazione e nella riqualificazione dei lavoratori, sia nell\u2019insegnamento della varie discipline quali la geologia, l\u2019estrazione mineraria, fino ad arrivare ad includere la laurea di primo livello; c) il riutilizzo dell\u2019approvvigionamento secondario dei rifiuti, investendo in ricerca e sviluppo con l\u2019intento di individuare dei potenziali approvvigionamenti di materie prime critiche secondarie, provenienti dalle scorte e dai rifiuti UE.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un intreccio complesso che non esula dalle ideologizzazioni del <em>Green Deal<\/em> e che, come abbiamo visto, incomincia a dare alcuni grattacapi alle due superpotenze egemoni. Un flebile sussulto tra l\u2019incudine e il martello, USA e Cina, con tutti i dubbi del caso ma pur sempre un inizio. La crisi di Taiwan, le vicende bielorusse, la questione polacca e lo stallo sul gasdotto Nord Stream II, saranno determinanti per capire lo stato di salute del \u201cVecchio Continente\u201d che mai come ora si trova davanti a delle sfide epocali. Chiaro \u00e8 che non sono pi\u00f9 concessi tentennamenti, il tempo stringe: l\u2019anglosfera serra i ranghi, i nuovi e vecchi \u201camici\u201d lo sono stati fin quando non si sono rotti i legacci del sistema delle dipendenze, qualunque esse siano che determinano un amico piuttosto che un nemico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Avendo bene in mente che questa Unione Europea non \u00e8 certo l\u2019Europa che tutti vorremmo e che un mondo diviso in due non giova a nessuno. Le relazioni tra Europa, Russia e Cina sono di primaria importanza, purch\u00e9 siano chiari gli obbiettivi in comune che esulano da una possibile cooperazione incentrata esclusivamente sui rapporti energetici, sulle importazioni e le esportazioni di prodotti primari e secondari. Il mondo non \u00e8 un mercato e non possiamo chiedere al mercato di occuparsi del mondo. \u00c8 doveroso segnalare, a proposito delle ingerenze estere, il caso italiano che \u00e8 sempre pi\u00f9 a s\u00e9, incline qual \u00e8 a seguire l\u2019osservanza delle regole d\u2019Oltreoceano. Un\u2019Europa che guarda ad Est ma senza alterare, peggio ancora assorbire le culture altrui dimenticando la propria, \u00e8 possibile. E se il futuro \u00e8 indubbiamente incerto, la veduta d\u2019insieme \u00e8 sempre pi\u00f9 chiara.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La piccola Taiwan \u00e8 diventata il centro del mondo, un nugolo di interessi strategici. 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