{"id":35204,"date":"2023-05-14T00:09:31","date_gmt":"2023-05-13T22:09:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.destra.it\/home\/?p=35204"},"modified":"2023-05-14T00:09:33","modified_gmt":"2023-05-13T22:09:33","slug":"il-totalitarismo-cose-lanalisi-di-emilio-gentile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.destra.it\/home\/il-totalitarismo-cose-lanalisi-di-emilio-gentile\/","title":{"rendered":"Il totalitarismo cos&#8217;\u00e8? L&#8217;analisi di Emilio Gentile"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fra le tante parole usate per definire i regimi politici, ce n\u2019\u00e8 una che ancora oggi appare controversa e che, per un certo lasso di tempo, tra gli anni Sessanta e Settanta, \u00e8 andata in disuso. C\u2019\u00e8 stato persino chi ne ha invocato la soppressione. La parola in questione \u00e8 <em>Totalitarismo.<\/em> Nel 1968 un collaboratore di un\u2019autorevole enciclopedia di scienze sociali, Herbert J. Spiro, nella conclusione della voce <em>Totalitarismo<\/em> scritta per la seconda edizione dell\u2019<em>International Encyclopedia of Social Sciences,<\/em> auspicava che \u201cnella terza edizione non ci fosse una voce Totalitarismo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quello stesso anno, un\u2019analoga proposta fu fatta da uno storico inglese, Stuart J.Woolf, per il termine \u201cfascismo\u201d: \u201c Forse la parola fascismo, almeno temporaneamente, dovrebbe essere bandita dal vocabolario. Come altra parola dal significato molteplice \u2013 tipo: democrazia, reazionario, radicale, anarchia \u2013 essa \u00e8 stata usata cos\u00ec a sproposito da aver perso il suo significato originario; se non altro, il termine fascismo \u00e8 stato in tale misura caricato di accezioni nuove e pi\u00f9 ampie che, per essere inteso nella sua accezione originaria, sembra ormai esigere dallo storico che lo si scriva tra virgolette, quasi a scusarsi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Emilio Gentile, autore di molti e approfonditi studi sul fascismo e sul &nbsp;totalitarismo, offre al lettore un acuto saggio in cui indaga sulla parola <em>totalitarismo<\/em> prendendo spunto da Misone, annoverato da Platone tra i sette saggi. Misone diceva: \u201cIndaga le parole a partire dalle cose, non le cose a partire dalle parole\u201d. In forza di tale insegnamento, Gentile ricostruisce la storia della parola <em>totalitarismo<\/em> partendo dalla cosa <em>fascismo.<\/em> Non senza, prima, togliersi qualche sassolino dalla scarpa: \u201cNon risulta che mai sia accaduto, nella storiografia, che una parola e un concetto, entrambi generati da una nuova realt\u00e0 storica e adoperati per definirla, abbiano indotto qualche studioso a concludere con la richiesta di messa al bando del concetto e del termine stesso, perch\u00e9 sono diventati oggetto di controversie perdendo un significato condiviso. Se tale condizione fosse sufficiente per decretare la messa al bando di un concetto storico, dovrebbero essere eliminati dalla storiografia concetti altrettanto controversi come dispotismo, dittatura, libert\u00e0, rivoluzione, feudalesimo, capitalismo, democrazia, repubblica, bonapartismo, liberalismo, conservatorismo, socialismo, comunismo, radicalismo, e tutti gli altri ismi della storia\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Siffatto negazionismo concettuale, con l\u2019incalzare della recente moda della <em>cancel culture<\/em> (\u2018cultura della cancellazione\u2019), secondo Gentile potrebbe portare, per quel che attiene al \u201ctotalitarismo\u201d, ad un\u2019operazione di cancellazionismo storico per eliminare sostantivo e aggettivo da tutte le opere in cui compaiono perch\u00e9, come asser\u00ec nel 1969, uno studioso di scienze sociali, il totalitarismo \u201c\u00e8 privo di un elemento ontologico essenziale\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le parole \u201ctotalitario\u201d e \u201ctotalitarismo\u201d fecero la loro comparsa nella storia un secolo fa, riferite e associate al fascismo dopo la sua ascesa al potere nell\u2019ottobre del 1922. Ad usare per primi questi termini furono gli antifascisti, senza mai riferirli all\u2019ideologia del fascismo, ma al solo fine di denunciarne l\u2019azione pratica, compiuta come partito e come governo, per consolidare il potere conquistato, adoperando squadrismo e repressione e disponendo l\u2019interdizione delle attivit\u00e0 dei partiti avversari. Al contrario, successivamente, \u201cattraverso l\u2019adozione mussoliniana, la parola <em>totalitario<\/em> assunse un significato pi\u00f9 ampio, perch\u00e9 da allora non design\u00f2 soltanto un sistema, un modo di agire, un metodo, ma indicava anche un programma: \u2018ll Regime, assicuratesi le leggi per la sua difesa, varer\u00e0 le leggi per la ricostruzione che inseriranno nello Stato il programma totalitario della nostra Rivoluzione\u2019: cos\u00ec parl\u00f2 il 25 settembre 1925 Roberto Farinacci, segretario del partito fascista dal 30 marzo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per \u201crestituire il concetto del totalitarismo alla realt\u00e0 storica del fascismo\u201d, Emilio Gentile ripercorre nel saggio le fasi pi\u00f9 importanti e incisive dell\u2019ascesa di Mussolini al potere, analizzando alcuni momenti essenziali nel passaggio dal \u201cfascismo movimento\u201d al \u201cfascismo regime\u201d. &nbsp;Le varie tesi degli storici vengono sviscerate e approfondite con puntigliosit\u00e0 scientifica e le vicende politiche vengono narrate ripercorrendo scritti, dichiarazioni, stati d\u2019animo, sensazioni, dubbi e chiaroveggenze dei protagonisti dell\u2019epoca. Furono in pochi a prendere il fascismo sul serio, ricorda Gentile. E alla domanda se Mussolini e il partito fascista, quando ottennero il potere con la \u201cmarcia su Roma\u201d, sapessero quello che volevano, domanda non banale, lo storico cita gli studi di Alberto Aquarone, Renzo De Felice, Ernesto Ragionieri, Roberto Vivarelli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alberto Aquarone nel 1965 afferm\u00f2 che il fascismo al potere mosse i \u201cprimi passi nel segno dell\u2019incertezza\u201d, e solo dopo il delitto Matteotti decise di imporre la \u201cdittatura a viso aperto\u201d. Nel 1966, Renzo De Felice &nbsp;afferm\u00f2 che dopo la \u201cmarcia su Roma\u201d Mussolini non aveva \u201cuna chiara volont\u00e0 autoritaria\u201d; neppure il fascismo, secondo De Felice, \u201caveva una propria &nbsp;chiara alternativa \u201c allo Stato liberale, anche se era contro la libert\u00e0 che \u201caveva contrassegnato lo Stato postunitario e soprattutto postbellico\u201d, perch\u00e9 \u201ci suoi capi pi\u00f9 responsabili, in primo luogo Mussolini\u201d chiedevano soltanto una \u201cmaggiore autorit\u00e0 all\u2019esecutivo\u201d, \u201csenza mettere in discussione le fondamenta dell\u2019assetto costituzionale e parlamentare\u201d. &nbsp;Ragionieri conferm\u00f2 questi giudizi, affermando che il fascismo, dopo la \u201cmarcia su Roma\u201d, diede inizio \u201cad una ristrutturazione del blocco di potere dominante in Italia: essa non ubbid\u00ec fino dal principio &nbsp;ad un piano preciso, quasi che avesse in se stesso, chiari ed espliciti, i fini che doveva successivamente conseguire\u201d. Nel 2001, Roberto Vivarelli sostenne che quando giunse al potere, il fascismo non aveva \u201cancora assunto una sua precisa fisionomia\u201d, tanto che nel \u201csuo primo anno di vita come forza di governo il fascismo rimaneva ancora una nebulosa di assai incerta definizione\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Secondo questi storici, annota Gentile, il regime e il partito unico instaurato in Italia dal fascismo furono il prodotto di decisioni improvvisate in circostanze impreviste, fortunose e fortunate, piuttosto conseguenza della debolezza degli avversari che risultato dell\u2019attuazione di una consapevole volont\u00e0 di dominio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il termine <em>totalitario<\/em> comparve, coniato forse per la prima volta, in un libro di Luigi Sturzo, <em>Riforma statale e indirizzi politici, <\/em>pubblicato all\u2019inizio del 1923. Nell\u2019introduzione, il fondatore e segretario generale del partito popolare italiano, espose i motivi dell\u2019avversione del suo partito per la concezione e l\u2019azione dello Stato moderno come \u201cassoluto morale o primo etico della societ\u00e0\u201d, che si era affermato nel corso dell\u2019Ottocento, fino alla Grande guerra, \u201cin funzione di una iper-valorizzazione statale\u201d come sintesi assoluta di tutte le categorie, anche economiche, e come un ferreo dominio di ogni attivit\u00e0 umana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma \u00e8 soltanto pi\u00f9 tardi, quando sar\u00e0 costretto a lasciare la segreteria del partito popolare, commentando la crisi interna&nbsp; del fascismo caratterizzata dal confuso contrasto ideologico fra gli intransigenti integralisti e i revisionisti di varie gradazioni, pur accomunati dalla condivisione della identificazione del fascismo con la nazione e lo Stato, Luigi Sturzo scrive :\u201d era chiaro e logico che essi (i fascisti) vogliono un governo di partito, e intendono il loro partito come maggioranza espressa o tacita del paese, anzi ritengono che il proprio partito si confonda con il regime e con lo Stato\u201d. \u201cIl sacerdote siciliano \u2013 scrive Gentile \u2013 insisteva nel denunciare la volont\u00e0 fascista di monopolizzare il potere sperando di scuotere i liberali e i democratici fiancheggiatori dalla loro illusione di poter esercitare un\u2019influenza moderatrice su Mussolini, e indurre il fascismo a lasciarsi integrare nell\u2019ordinamento costituzionale\u201d. Nello stesso tempo, Sturzo era convinto che il persistente dualismo fascista tra costituzione e rivoluzione non avrebbe potuto reggere in un perpetuo equilibrio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fatto sta che per capire esattamente che cosa fosse il \u201ctotalitarismo\u201d bisogna scorrere le pagine del libro dedicate al periodo che intercorre tra il delitto Matteotti (10 giugno 1924) e il discorso di Mussolini del 3 gennaio 1925 con il quale il Duce rese palese il suo progetto rivoluzionario. Nell\u2019estate e nell\u2019autunno del 1924 quasi tutti gli antifascisti ritennero che il regime mussoliniano fosse ormai al capolinea.&nbsp; Filippo Turati scriveva ad Anna Kuliscioff: \u201cOrmai il regime \u00e8 minato\u2026 La baracca si sfascia\u201d. Dello stesso parere Giovanni Amendola: \u201cGli avvenimenti precipitano. Il regime fascista ha ricevuto un colpo terribile\u201d. Su \u201cLa Stampa\u201d Luigi Ambrosini parlava di \u201cCaporetto del fascismo\u201d e Salvemini, con altrettanto ottimismo, riteneva che la \u201cbelva\u201d fascista fosse ormai ferita a morte e destinata a tramontare in tempi rapidi. Si sbagliavano, evidentemente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel maggio del 1926 fu pubblicato a Londra, in inglese, il libro <em>Italia e fascismo<\/em>, scritto da Sturzo all\u2019inizio del suo esilio in Inghilterra, e subito tradotto in francese, tedesco e spagnolo. Il libro era uno dei primi tentativi di storicizzazione e di interpretazione organica del fascismo, dalle origini al 1925, esaminato nel quadro della storia dell\u2019Italia unita. L\u2019attenzione di Sturzo era rivolta soprattutto a mettere in risalto la novit\u00e0 del fascismo come partito armato che era giunto al potere con un atto insurrezionale, dimostrando che fin da allora i fascisti avevano operato per concentrare il potere statale nel partito, e imporre il loro dominio su tutto il paese: \u201cQuesta tendenza fu detta \u2018totalitaria\u2019. La teoria \u00e8 che il fascismo, divenuto nazional-fascismo \u00e8 <em>tutto\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La pubblicazione del libro di Sturzo, seguita da importanti recensioni sulla stampa straniera, fu probabilmente il veicolo col quale le parole di nuovo conio, \u201ctotalitario\u201d e \u201ctotalitarismo\u201d entrarono in circolazione in Europa nella seconda met\u00e0 degli anni Venti. Nel 1926, il giurista tedesco Hermann Martin notava la tendenza nell\u2019opinione pubblica di vari paesi a invocare la dittatura di uomini forti per far fronte alla crisi del liberalismo parlamentare, guardando a Mussolini come modello: \u201cI fascisti sono diventati padroni del potere in Italia, il loro sistema si chiama totalitarismo fascista\u201d. La diffusione della parola, dopo il 1926, &nbsp;non fu accompagnata dalla elaborazione del concetto. Anche se i confronti fra il regime bolscevico e il regime fascista divennero sempre pi\u00f9 frequenti negli studi sul fenomeno delle nuove dittature che proliferarono in Europa dopo l\u2019avvento del fascismo al potere. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fu solo nel 1933, con l\u2019avvento del nazionalsocialismo al potere e la nascita di un nuovo regime a partito unico che gli studiosi osservarono le affinit\u00e0 tra i tre regimi, accumunati nel corso degli anni Trenta come Stati totalitari, e iniziarono ad elaborare il concetto di totalitarismo politico. Tuttavia, con il crescere della letteratura sul totalitarismo si smarr\u00ec la conoscenza di dove, quando e come la parola e il concetto erano nati. Non era smarrimento di poco conto, sottolinea Emilio Gentile, perch\u00e9 non lieve \u00e8 stato il danno che l\u2019ignoranza delle origini della parola e del concetto hanno prodotto per la comprensione del fenomeno che all\u2019una e all\u2019altro aveva dato origine. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1968, lo storico Walter Laqueur si domandava:\u201dC\u2019\u00e8 ora, o c\u2019\u00e8 mai stata, una cosa come il totalitarismo?\u201d, ricordando che la rivista accademica tedesca \u201cNeue Politische Literatur\u201d, in una rassegna sul tema, aveva osservato che il concetto di totalitarismo era \u201cin uno stato di agonia\u201d. Dieci anni dopo, ricordava ancora Laqueur, la stessa rivista pubblic\u00f2 una nuova rassegna sullo stesso tema, che aveva per titolo <em>Rinascita del concetto di totalitarismo?.<\/em> Laqueur, per parte sua, riteneva, con fondate ragioni, che in una prossima rassegna, il punto interrogativo sarebbe stato tolto. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Emilio Gentile, \u201cTotalitarismo 100\u201d, Salerno Editrice, Roma 2023. Pp. 208,  euro 21,00<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Fra le tante parole usate per definire i regimi politici, ce n\u2019\u00e8 una che ancora oggi appare controversa e che, per un certo lasso di tempo, tra gli anni Sessanta e Settanta, \u00e8 andata in disuso. C\u2019\u00e8 stato persino chi ne ha invocato la soppressione. La parola in questione \u00e8 Totalitarismo. 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