{"id":44302,"date":"2025-08-12T00:49:54","date_gmt":"2025-08-11T22:49:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.destra.it\/home\/?p=44302"},"modified":"2025-08-12T01:58:24","modified_gmt":"2025-08-11T23:58:24","slug":"marocchinate-ovvero-le-nefandezze-dei-liberatori-la-storia-di-olimpia-e-di-tante-altre-donne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.destra.it\/home\/marocchinate-ovvero-le-nefandezze-dei-liberatori-la-storia-di-olimpia-e-di-tante-altre-donne\/","title":{"rendered":"\u201cMarocchinate\u201d, ovvero le nefandezze dei &#8220;liberatori&#8221;. La storia di Olimpia e di tante altre donne"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>A fine luglio<\/strong>&nbsp;il consiglio comunale di Portoferraio, il comune pi\u00f9 grande dell\u2019Isola d\u2019Elba, ha votato all\u2019unanimit\u00e0 la concessione, il prossimo 16 settembre, della medaglia d\u2019oro della citt\u00e0 alla memoria di&nbsp;<strong>Olimpia Mibelli Ferrini<\/strong>, una donna morta nel 1985 a soli 62 anni. All\u2019Elba tutti conoscevano Olimpia (che forse avr\u00e0 presto anche una strada a lei dedicata) ma oltre l\u2019isola la sua fama ha iniziato a diffondersi da pochi mesi, da quando cio\u00e8 c\u2019\u00e8 stata un\u2019accelerazione della politica locale per dare ad Olimpia quello che \u00e8 di Olimpia. Almeno quello che \u00e8 ancora possibile darle visto che di lei non c\u2019\u00e8 neanche pi\u00f9 una tomba: evidentemente scaduti i termini di rinnovo, la sua salma \u00e8 infatti finita in una fossa comune. Una vita, quella di Olimpia, difficile dall\u2019inizio alla fine anche se vissuta con cipiglio e orgoglio, doti che le son tornate utili anche prima e dopo quei giorni di met\u00e0 giugno 1944 quando, a modo suo, ha fatto un passo dentro la Storia. Come l\u2019ha fatto quel passo? \u00abSi offr\u00ec a una banda di soldati che stavano per<strong>&nbsp;<\/strong>violentare alcune ragazzine, salvandole dallo stupro \u2013 racconta&nbsp;<strong>Elisa Messina<\/strong>&nbsp;sul&nbsp;<em><strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/095ec5d0-4f04-4fd6-a896-76e723a907a9?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">Corriere fiorentino<\/a><\/strong><\/em><strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/095ec5d0-4f04-4fd6-a896-76e723a907a9?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">, edizione toscana<\/a><\/strong>&nbsp;del&nbsp;<em><strong>Corriere della Sera<\/strong><\/em>&nbsp;&#8211; Un sacrificio enorme, che avrebbe potuto portarla alla morte visto che il bilancio di quella due giorni di delitti, violenze e razzie &#8211; compiute da soldataglie a cui era stato concesso un \u00abdiritto di preda\u00bb dopo lo sbarco &#8211; conta diversi morti ammazzati e almeno 200 stupri accertati<strong>.&nbsp;<\/strong>Ma il gesto di Olimpia, la scelta istintiva, immediata, di una ragazza libera, orfana, che viveva gi\u00e0 da sola, \u00e8 stato probabilmente giudicato troppo \u201csconveniente\u201d per essere celebrato. Negli stessi documenti dell&#8217;epoca viene definita: \u201cuna ragazza di facili costumi\u201d\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Una nomea, quella della ragazza<\/strong>, che rimane confinata alla dimensione locale fino a quando, il 17 giugno 1944 scatta l\u2019&nbsp;<em><strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/0e6d3869-3e9a-4c32-84b9-88865025399c?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">\u201cOperazione Brassard\u201d<\/a><\/strong><\/em>&nbsp;cio\u00e8 lo sbarco sull\u2019Isola d\u2019Elba di un contingente di forze francesi al comando del generale&nbsp;<strong>Jean De Lattre de Tassigny&nbsp;<\/strong>comprendente anche truppe provenienti dal Senegal e dalle colonie del nord Africa. Da quel momento, e soprattutto dopo che dopo circa tre giorni i combattimenti terminarono con l\u2019annientamento della guarnigione tedesca, inizi\u00f2 il calvario della popolazione civile. Un calvario che ha lasciato un lungo ricordo visto che ancora nel 2013, l\u2019amministrazione di&nbsp;<strong>Campo dell\u2019Elba<\/strong>&nbsp;(un altro dei comuni dell\u2019isola)&nbsp;<strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/5796f805-4ac9-44f2-8ebe-1386a194d651?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">annull\u00f2 le previste celebrazioni per lo sbarco<\/a><\/strong>&nbsp;in considerazione del comportamento dei nuovi occupanti che, stando ad un rapporto dei carabinieri di quei giorni, si abbandonarono \u00aba ogni sorta di eccessi, violentando, rapinando, derubando, depredando paesi e case coloniche\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><a class=\"image-link\" href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/803cbebf-b862-48b5-84e0-f9fbe539175e?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/substackcdn.com\/image\/fetch\/$s_!xbxR!,w_1100,c_limit,f_auto,q_auto:good,fl_progressive:steep\/https%3A%2F%2Fsubstack-post-media.s3.amazonaws.com%2Fpublic%2Fimages%2F79738d0e-ece3-4e1f-812b-0f7930194206_970x300.jpeg\" alt=\"\"\/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\"><em><strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/377c7477-8dfa-41a7-a714-f9485e0fa9c1?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">Lo Speciale di Storia In Rete \u00e8 acquistabile in pdf cliccando qui<\/a><\/strong><\/em><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/d2c190df-88a1-447f-9246-1bd5a6f645da?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">In un bel ritratto di Olimpia<\/a><\/strong>&nbsp;scritto per&nbsp;<em><strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/8585deac-a094-40d2-b7ba-ab50b574025e?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">L\u2019Enciclopedia delle Donne<\/a><\/strong><\/em>,&nbsp;<strong>Raimonda Lobina<\/strong>&nbsp;aggiunge alcuni dettagli sulla \u201cfama\u201d della ragazza, che all\u2019epoca dei fatti aveva 21 anni: \u00abOlimpia, secondo molte testimonianze, quando viene a sapere del comportamento dei soldati francesi, si fa avanti e si offre loro spontaneamente pur di salvare la vita, l\u2019onore e la dignit\u00e0 di tantissime donne e facendo loro da scudo. A quei tempi Olimpia ha 21 anni ed \u00e8 gi\u00e0 molto conosciuta. Si dice che avesse detto \u201cOrmai, uno pi\u00f9 o uno meno, per me non \u00e8 un problema, ma per loro s\u00ec\u201d: in questo modo riusc\u00ec a salvare tante ragazze dalla violenza\u2026\u00bb. Elisa Messina aggiunge&nbsp;<strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/0dc38c86-7b1b-48f5-a7e2-e2f482b8f067?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">qualche dettaglio in pi\u00f9<\/a><\/strong>: \u00abOlimpia attir\u00f2 verso s\u00e9 un manipolo di soldati che avevano gi\u00e0 acciuffato alcune ragazzine. E non lo fece una volta sola. Forse due, forse tre volte. Non si \u00e8 mai saputo con certezza. Quel che \u00e8 certo \u00e8 che quando la presero se ne servirono in tanti\u00bb. Olimpia \u00e8 sopravvissuta a tutto questo anche se, sembra, non le riusc\u00ec di salvare una delle sue sorelle che, nove mesi dopo, partor\u00ec un bambino dalla pelle decisamente scura\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Con i&nbsp;<a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/0f06134a-21a7-4d58-8044-ebad53e473be?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">bombardamenti a tappeto<\/a>&nbsp;<\/strong>sulle citt\u00e0 e&nbsp;<strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/daf773b9-a355-44d8-b636-3eae58504596?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">le foibe<\/a><\/strong>&nbsp;quello della violenza subita da migliaia di donne italiane durante la Seconda guerra mondiale \u00e8 uno dei grandi tab\u00f9 della memoria collettiva nazionale. E, dei tre, \u00e8 quello che ancora fatica a farsi largo anche se non mancano le ricostruzioni storiche, qualche saggio documentato e addirittura un\u2019associazione \u2013 l\u2019<strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/44b29c8f-933a-4448-9bfb-30edcd67c8c4?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">ANVM<\/a><\/strong>, Ass. nazionale vittime delle \u201cmarocchinate\u201d \u2013 che dal 2007 mira a far conoscere i contorni di un dramma sepolto spesso anche nelle memorie famigliari. Eppure, a differenza di altre tragedie quello delle violenze sessuali perpetrate per lo pi\u00f9 dalle truppe coloniali francesi (ma ci sono vari casi attribuiti anche a reparti dell\u2019esercito americano come ai cosacchi arruolati nell\u2019esercito tedesco, stanziati in Friuli ma che si \u201cdistinsero\u201d con le loro \u201cmongolate\u201d nel Pavese, nel Piacentino e nelle valli interne della Liguria) ha avuto una spinta mediatica potente. Del 1957 \u00e8 uno dei pi\u00f9 celebri romanzi di uno scrittore noto in tutto il mondo come&nbsp;<strong>Alberto Moravia<\/strong>&nbsp;e del 1960 \u00e8 invece l\u2019omonimo film di&nbsp;<strong>Vittorio De Sica<\/strong>&nbsp;con&nbsp;<strong>Sophia Loren<\/strong>&nbsp;che grazie al suo ruolo di protagonista vinse l\u2019Oscar nel 1962 (oltre a vari altri premi come la Palma d\u2019Oro a Cannes, il Golden Globe, il David di Donatello\u2026). L\u2019 immagine della Loren in lacrime dopo lo stupro della giovane figlia \u00e8 diventata l\u2019icona del dramma di un popolo anche se il film restituisce in minima parte il clima che travolse l\u2019Italia, dalla Sicilia alla Toscana, tra il luglio 1943 e l\u2019estate successiva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Una mostra attualmente in corso a Londra<\/strong>&nbsp;presso l\u2019Imperial War Museum \u00e8 dedicata proprio alla violenza sessuale nelle guerre. Si intitola&nbsp;<em><strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/d1ea4c6c-0d76-4fde-affc-03c980b39080?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">Unsilenced: sexual violence in conflict<\/a><\/strong><\/em>, spazia dalla Prima guerra mondiale ai giorni nostri ma non dedica neanche un pannello o una foto alle vicende che hanno travolto decine di migliaia di donne italiane, soprattutto tra il 1943 e il 1944. Conferma della tradizionale ignoranza-non curanza che affligge molta storiografia (soprattutto ma non solo) anglosassone quando si parla di cose italiane. Ma se la mostra fosse stata allestita a Parigi le cose non sarebbe andate meglio probabilmente, vista la storica resistenza transalpina ad ammettere i fatti o, nel migliore dei casi, accettarli nella loro esatta dimensione<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Se all\u2019Elba si trattava di truppe coloniali francesi<\/strong>&nbsp;reclutate soprattutto in Senegal, il grosso dei crimini passati alla storia come \u201cmarocchinate\u201d sono imputabili, come facile intuire, a reparti dell\u2019esercito francese formati da maghrebini inquadrati a loro volta nel&nbsp;<em><strong>Corp Expeditionnaire Fran\u00e7ais<\/strong><\/em>(CEF). Come si legge sul sito dell\u2019ANVM, il CEF era \u00abcostituito per il 60% da marocchini, algerini e senegalesi e per il restante da francesi europei, per un totale di 111.380 uomini ripartiti in quattro divisioni. Vi erano per\u00f2 dei reparti esclusivamente marocchini di&nbsp;<strong>goumiers<\/strong>&nbsp;(dall\u2019arabo qaum) i cui soldati provenivano dalle montagne del Riff ed erano raggruppati in reparti detti \u201ctabor\u201d in cui sussistevano vincoli tribali o di parentela diretta. Erano in tutto 7.833, indossavano il caratteristico burnus arabo, vestivano una tunica di lana verde a bande verticali multicolori (djellaba) e sandali di corda. Erano equipaggiati non solo con le armi alleate (mitra Thompson cal. 45 mm e mitragliatrice Browning 12.7 mm) ma anche con il tipico pugnale ricurvo (koumia) con il quale, secondo una loro antica usanza, tagliavano le orecchie ai nemici uccisi per farne collane e ornamenti (in particolar modo i tedeschi ne fecero le spese). Il loro comandante era l\u2019ambizioso generale Alphonse Juin, nato in Algeria che, da collaborazionista dei nazisti, era passato alle dipendenze di De Gaulle\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Questi reparti iniziarono a distinguersi<\/strong>, sia per il valore militare che per l\u2019accanimento sulle popolazioni civili, fin dallo sbarco in Sicilia nel luglio 1943. Gli eccessi \u2013 saccheggi e stupri su donne di qualunque et\u00e0 ma anche bambini e uomini \u2013 iniziarono subito. A Capizzi, presso Messina, la reazione popolare port\u00f2 all\u2019uccisione di alcuni soldati. Episodi di vendetta che si ripeteranno anche nei mesi successivi ma certo non sufficienti a fermare le violenze di questi reparti che, va ricordato, avevano ufficiali (e spesso anche sottufficiali) francesi che furono conniventi se non complici perch\u00e9 parteciparono anche loro agli stupri. L\u2019apice del fenomeno \u2013 se cos\u00ec vogliamo chiamarlo \u2013 si registr\u00f2 come \u00e8 noto in Ciociaria (dove era sfollato anche Moravia), a sud di Roma, nel maggio 1944. Sono documentati migliaia e migliaia di casi e gi\u00e0 all\u2019epoca le notizie dovevano essere abbastanza precise se il Vaticano intervenne presso gli alleati per impedire che le truppe coloniali francesi entrassero con inglesi e americani a Roma il 4 giugno 1944. IL CEF pass\u00f2 cos\u00ec oltre la Capitale ma solo per ripetersi poco pi\u00f9 a nord: nel viterbese, nel grossetano, nel senese\u2026 I resoconti sono una infinita galleria degli orrori che non sfigurerebbe in un film di Tarantino: un flagello che risale lentamente il lato occidentale della penisola e non risparmia cose e case, bestiame e raccolti, gioielli e vestiti, donne e uomini: dai dati raccolti dall\u2019ANVM i casi di violenza (quasi sempre plurima, anche con decine di soldati alla volta) spaziano dalle bambine di otto anni alle anziane di 85 anni, dalle suore alle portatrici di handicap, ma anche ragazzini e uomini. Padri, mariti, fratelli, figli magari intervenuti per cercare di difendere le proprie donne e picchiati, seviziati (molte le sodomizzazioni anche con pali e bastoni) e uccisi, in almeno un migliaio i casi, stando ai documenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Una violenza continuata e sistematica<\/strong>&nbsp;che d\u00e0 la certezza di una \u201cregia\u201d dall\u2019alto anche se sembra da annoverare tra le \u201cfake news\u201d il testo di un proclama del comandante del CEF, il generale&nbsp;<strong>Alphonse Juin<\/strong>, nel quale si d\u00e0 campo libero ai coloniali africani per due giorni. Lo storico&nbsp;<strong>Pierluigi Romeo di Colloredo<\/strong>, firma di&nbsp;<em><strong>Storia In Rete<\/strong><\/em>, ha dimostrato in lungo articolo dedicato alle \u201cmarocchinate\u201d (<em><strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/1c197788-df09-4c22-91fb-49ab0294a3e2?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">Storia In Rete<\/a><\/strong><\/em><strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/1c197788-df09-4c22-91fb-49ab0294a3e2?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">&nbsp;n. 156, ottobre 2018<\/a><\/strong>) l\u2019inconsistenza del documento pur sottolineando l\u2019estrema gravit\u00e0 del dramma nel quale si \u00e8 cercato di inserirlo. Insomma, una maldestra e posticcia riedizione dell\u2019antico \u201cdiritto di saccheggio\u201d che non sarebbe stato per\u00f2 mai concesso, almeno apertamente. Anche se \u00e8 difficile immaginare che i comandanti davvero non sapessero cosa facevano d\u2019abitudine i loro uomini. Un altro caso in cui un falso cerca di confermare e rafforzare una realt\u00e0 gi\u00e0 chiara ma non completamente definita. Un\u2019apparente contraddizione che nasconde una dimensione spesso trascurata: sono molte le cause che hanno impedito un\u2019indagine completa sui crimini di guerra delle truppe coloniali francesi in Italia, tra queste quelle di ordine culturale e psicologico non sono certo le ultime. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Essere violate da decine di uomini, di un\u2019altra razza, davanti ai propri cari, in un contesto di violenza generalizzata e di assoluta incertezza sanitaria e sociale ha portato molte donne \u2013 e le loro famiglie \u2013 a nascondere il pi\u00f9 possibile l\u2019accaduto anche quando non era possibile celarlo del tutto. Non solo perch\u00e9 conosciuto e condiviso da tutti nei paesi travolti dalla tragedia (ad Esperia, ad esempio, nel frusinate, si registrarono stupri su 700 donne su una popolazione di 2.500 anime) ma anche perch\u00e9 le conseguenze si sono fatte presto sentire: gravi problemi psicologici ed emotivi, malattie veneree, lesioni e ferite difficili o impossibili da guarire. E poi le gravidanze: un problema di suo, ingigantito poi dal fatto che, vista l\u2019epoca, gestirlo senza conseguenze sociali, in un contesto rurale, era una impresa praticamente impossibile. Il fatto che molti traumi si siano trascinati nel silenzio degli anni successivi ha avuto una conseguenza anche pratica perch\u00e9 molte richieste di indennizzo e molte denunce non vennero mai fatte, autorizzando cos\u00ec stime al ribasso, utili alla politica nel dopoguerra per smussare le polemiche post belliche e facilitare la normalizzazione e il rientro a pieno titolo dell\u2019Italia nel consesso internazionale<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ad una piena consapevolezza del dramma<\/strong>&nbsp;delle marocchinate non contribuirono certo le autorit\u00e0 militari e politiche francesi. Di fronte ad una tragedia come abbiamo visto immane la risposta dei militari francesi fu la seguente: 207 militari a processo con 185 condanne per stupro; nel 55% dei casi sono state riconosciute delle \u201cattenuanti\u201d mentre c\u2019\u00e8 stata una sola condanna capitale perch\u00e9 la vittima era sicuramente morta; le assoluzioni sono state quindi poco pi\u00f9 di una ventina. In alcuni rari casi i superiori dei \u201cgoumiers\u201d intervennero tempestivamente e questo port\u00f2 a 28 esecuzioni sommarie sul posto per i colpevoli colti in flagranza. Inoltre, i francesi riconobbero, a guerra finita, 1.488 risarcimenti ma non versarono un solo franco perch\u00e9, in base a quanto disposto dal Trattato di Pace del 10 febbraio 1947, venne imposto all\u2019Italia di pagare. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il primo caso di una lunga serie visto che, in anni molto pi\u00f9 recenti, ci siamo accomodati a pagare anche i risarcimenti per le stragi naziste poich\u00e9 i tedeschi \u2013 prodighi e solerti con altre nazioni \u2013 si sono rifiutati di farlo. Nessun ufficiale francese, pi\u00f9 o meno alto in grado, \u00e8 stato mai chiamato a rispondere dell\u2019accaduto. Il sito dell\u2019esercito francese non fa alcun riferimento ai fatti mentre in genere i pochi storici transalpini che hanno sfiorato l\u2019argomento hanno tentato di ridimensionare e negare tutto. Ad esempio Jean Christophe Notin, biografo del generale Juin e autore di un saggio sulla campagna d\u2019Italia, ha dichiarato sfacciatamente che negli archivi francesi non si trovano tracce di stupri in Ciociaria. Fa eccezione il bel lavoro della storica&nbsp;<strong>Julie Le Gac<\/strong>&nbsp;che nel 2013 ha pubblicato&nbsp;<em><strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/e03cfc65-f881-4d20-8712-7740de23055c?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">Vaincre sans gloire<\/a><\/strong><\/em>&nbsp;(Belle Lettres, pp. 624) che ha documentato con precisione i crimini del CEF in Italia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Fonte:\u00a0\u201cE\u2019 la Storia bellezza\u201d,\u00a0la newsletter di storia e attualit\u00e0 di Fabio Andriola<\/strong>, <a href=\"https:\/\/storiainrete.substack.com\/\">https:\/\/storiainrete.substack.com\/<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A fine luglio&nbsp;il consiglio comunale di Portoferraio, il comune pi\u00f9 grande dell\u2019Isola d\u2019Elba, ha votato all\u2019unanimit\u00e0 la concessione, il prossimo 16 settembre, della medaglia d\u2019oro della citt\u00e0 alla memoria di&nbsp;Olimpia Mibelli Ferrini, una donna morta nel 1985 a soli 62 anni. 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