{"id":45558,"date":"2025-11-28T12:46:48","date_gmt":"2025-11-28T11:46:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.destra.it\/home\/?p=45558"},"modified":"2025-11-28T12:46:49","modified_gmt":"2025-11-28T11:46:49","slug":"il-destino-dellitalia-e-nel-mediterraneo-allargato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.destra.it\/home\/il-destino-dellitalia-e-nel-mediterraneo-allargato\/","title":{"rendered":"Il destino dell&#8217;Italia \u00e8 nel Mediterraneo allargato"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel pieno di una fase storica segnata dalla ridefinizione degli equilibri globali, l\u2019Italia si trova davanti a una delle rare congiunture in cui geografia, storia e diplomazia convergono in una stessa direzione: quella del Mediterraneo allargato. Le trasformazioni in corso in Africa, Medio Oriente e Asia non rappresentano soltanto scenari esterni da osservare, ma processi che interpellano direttamente il ruolo dell\u2019Italia nel mondo. In questa prospettiva, i due grandi vettori della politica estera italiana \u2014 il Piano Mattei e il corridoio India-Medio Oriente-Europa (Imec) \u2014 assumono la forma di strumenti concreti per tessere connessioni tra continenti, economie e culture, a vantaggio non solo del Paese ma dell\u2019intera Europa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019affacciarsi dell\u2019Italia su una nuova geografia del potere globale avviene mentre i grandi equilibri si spostano verso Sud e verso Est, nell\u2019Indo-Pacifico, in un contesto in cui Africa, India e Medio Oriente consolidano la loro centralit\u00e0 economica e politica. La scelta italiana di partecipare attivamente a questa trasformazione non \u00e8 un gesto isolato, ma il tentativo di rispondere a una nuova configurazione multipolare che rifiuta logiche rigide di blocco e promuove cooperazioni trasversali. Un plurilateralismo che consente partnership flessibili, capaci di adattarsi alle esigenze di crescita, energia e sicurezza. Ed \u00e8 qui che l\u2019Italia pu\u00f2 fare la differenza: fungendo da ponte operativo e strategico tra Europa e Sud Globale, trasformando la sua collocazione geografica in una piattaforma diplomatica e logistica all\u2019altezza delle sfide.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel Mediterraneo, infatti, il nostro Paese detiene una posizione unica, derivante dall\u2019unione di tre fattori: una proiezione storica radicata nel dialogo interregionale, una diplomazia riconosciuta e apprezzata e infrastrutture portuali di livello europeo. Tra queste, Trieste spicca come nodo di connettivit\u00e0 sempre pi\u00f9 determinante. Nel 2024 il porto giuliano ha movimentato quasi 60 milioni di tonnellate di merci, confermandosi tra gli hub pi\u00f9 importanti del continente. Grazie alla sua rete ferroviaria, componenti industriali provenienti dall\u2019India possono raggiungere Monaco o Rotterdam in meno di due giorni, riducendo tempi e costi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 proprio nell\u2019ottimizzazione delle rotte commerciali che l\u2019Imec trova senso e potenzialit\u00e0. Il corridoio, collegando India, Golfo Arabico e Mediterraneo, offre percorsi logistici capaci di abbreviare fino al 40% i tempi di trasporto rispetto alle tratte tradizionali. Un\u2019opportunit\u00e0 che permette a Roma non solo di rafforzare la propria rilevanza commerciale, ma anche di guidare il dialogo tra Bruxelles e Nuova Delhi su temi chiave quali tecnologia, energia e catene del valore. La possibilit\u00e0 che Trieste diventi punto di arrivo dell\u2019idrogeno verde prodotto in India e nel Golfo rappresenta un tassello coerente con l\u2019obiettivo nazionale di importare 252.000 tonnellate annue di questo combustibile entro il 2030. L\u2019integrazione tra energia e infrastrutture non \u00e8 pi\u00f9 un\u2019opzione, ma una direttrice fondamentale della politica estera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parallelamente, il Piano Mattei offre la prospettiva di una presenza italiana pi\u00f9 strutturata in Africa. La sua forza risiede nella volont\u00e0 di superare l\u2019impostazione assistenziale del passato, orientandosi verso partnership tra pari, basate su investimenti, innovazione e sostenibilit\u00e0. Il continente africano, con la sua crescita accelerata e il suo enorme potenziale demografico, rappresenta oggi una delle aree pi\u00f9 dinamiche al mondo. Il G20 di Johannesburg, primo vertice ospitato in Africa, ha confermato la centralit\u00e0 del continente e l\u2019urgenza delle sue priorit\u00e0 strategiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il dato demografico \u00e8 quello che colpisce pi\u00f9 di ogni altro: 1,56 miliardi di abitanti oggi, potenzialmente oltre 2,5 miliardi entro il 2050. Significa un\u2019umanit\u00e0 giovane, dinamica, con una forza lavoro in espansione che potrebbe trasformare l\u2019Africa in una delle principali locomotive dell\u2019economia globale. Ma questo potenziale rischia di rimanere inespresso senza investimenti massicci in istruzione, tecnologie, infrastrutture, reti elettriche, acqua ed energia rinnovabile. Ed \u00e8 proprio qui che si innesta la responsabilit\u00e0 dei partner internazionali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nonostante i progressi, le criticit\u00e0 restano pesanti. Oggi quasi la met\u00e0 della popolazione dell\u2019Africa subsahariana non ha accesso all\u2019elettricit\u00e0. Dei 666 milioni di persone senza energia nel mondo, l\u201985% vive nell\u2019Africa subsahariana. Una condizione che ostacola crescita, salute, competitivit\u00e0 e sviluppo sociale. La World Bank e la Banca Africana di Sviluppo hanno lanciato la Mission 300 per portare elettricit\u00e0 a 300 milioni di africani entro il 2030, mobilitando fino a 90 miliardi di dollari. Ma la sfida \u00e8 tale da richiedere un impegno congiunto tra istituzioni, settore privato e partner globali, tra cui l\u2019Italia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La digitalizzazione rappresenta un altro pilastro della trasformazione africana. Se soltanto il 38% del continente ha accesso a Internet, il mobile \u00e8 invece un motore gi\u00e0 avviato: oltre 520 milioni di abbonati nella sola Africa subsahariana. Il mobile money, poi, \u00e8 un\u2019innovazione che ha rivoluzionato la vita di milioni di persone, soprattutto dove le infrastrutture bancarie tradizionali sono deboli o assenti. Con pi\u00f9 di un miliardo di conti registrati nel 2024, l\u2019Africa detiene oltre met\u00e0 del totale mondiale. Nel 2023 il mobile money ha contribuito per circa 190 miliardi di dollari al Pil dell\u2019area. Una rivoluzione silenziosa ma decisiva, che favorisce pagamenti digitali, risparmio, microcredito e imprenditorialit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Allo stesso tempo, il mercato interno africano, sostenuto dall\u2019AfCFTA \u2014 l\u2019area di libero scambio continentale \u2014 sta iniziando a consolidarsi. Dal 2022 \u00e8 attiva una Guided Trade Initiative che facilita gli scambi tra quasi 40 Paesi. Nel 2024 il commercio intra-africano ha raggiunto 220 miliardi di dollari, con un aumento del 12% rispetto all\u2019anno precedente. Un progresso ancora insufficiente se confrontato con Asia o Europa, ma un segnale evidente della direzione intrapresa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo scenario, il contributo italiano pu\u00f2 diventare decisivo. L\u2019Italia importa il 75% della propria energia e l\u2019Unione Europea oltre l\u201980% delle materie prime critiche. Avere nuove rotte e nuovi partner in Africa, India e Medio Oriente significa rafforzare la resilienza energetica e industriale dell\u2019intero continente europeo. Il Piano Mattei punta proprio a questo: coniugare cooperazione, infrastrutture energetiche e sviluppo sostenibile, valorizzando la presenza italiana in Paesi chiave del Nord Africa e dell\u2019Africa occidentale. Investimenti in solare, idrogeno verde, corridoi elettrici e startup tecnologiche rappresentano i campi in cui il nostro Paese pu\u00f2 eccellere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma l\u2019Italia pu\u00f2 svolgere un ruolo ancora pi\u00f9 ampio: essere il punto di convergenza tra il dinamismo africano, la crescita indiana e le risorse del Medio Oriente. Una cabina di regia unitaria per Imec e Piano Mattei \u2014 come suggerito in diverse analisi \u2014 permetterebbe un coordinamento pi\u00f9 rapido ed efficace. Una tale struttura potrebbe allineare diplomazia economica, investimenti pubblici, settore privato e risorse europee del Global Gateway. L\u2019obiettivo non \u00e8 solo definire strategie, ma renderle operative: cantieri, porti, interporti, reti energetiche e progetti industriali devono diventare la sostanza del nuovo protagonismo italiano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il successo di questa visione dipende per\u00f2 dalla capacit\u00e0 di agire su pi\u00f9 livelli contemporaneamente. Sul piano politico serve continuit\u00e0, coerenza e una proiezione esterna capace di guardare oltre i confini europei. Sul piano economico occorre sostenere le imprese italiane che operano in Africa e nel Medio Oriente, facilitare la partecipazione a bandi internazionali, promuovere joint venture e piattaforme tecnologiche. Sul piano culturale \u00e8 fondamentale rilanciare i programmi di formazione, interscambio universitario e cooperazione scientifica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Solo in questo modo l\u2019Italia potr\u00e0 diventare non un osservatore ma un protagonista dell\u2019ordine multipolare in costruzione. Il nostro Paese ha gi\u00e0 gli strumenti: un Mediterraneo che torna centrale, porti che dialogano con l\u2019Indo-Pacifico, e una tradizione diplomatica che favorisce il dialogo tra Nord e Sud. L\u2019Imec e il Piano Mattei, se integrati con visione strategica, possono rappresentare la struttura portante di questo nuovo protagonismo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019Africa, diceva Plinio il Vecchio, \u00abporta sempre qualcosa di nuovo\u00bb. Il compito dell\u2019Italia oggi \u00e8 cogliere questo nuovo, sostenerlo e trasformarlo in sviluppo condiviso. Il Mediterraneo allargato non \u00e8 pi\u00f9 solo la porta di ingresso verso tre continenti, ma il cuore di un sistema globale che guarda al futuro. Ed \u00e8 su questo futuro che Roma pu\u00f2 e deve costruire la sua nuova centralit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel pieno di una fase storica segnata dalla ridefinizione degli equilibri globali, l\u2019Italia si trova davanti a una delle rare congiunture in cui geografia, storia e diplomazia convergono in una stessa direzione: quella del Mediterraneo allargato. 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