{"id":45741,"date":"2025-12-07T16:31:18","date_gmt":"2025-12-07T15:31:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.destra.it\/home\/?p=45741"},"modified":"2025-12-07T16:34:22","modified_gmt":"2025-12-07T15:34:22","slug":"il-nuovo-numero-di-storia-in-rete-con-un-dossier-sui-golpe-italiani-veri-e-presunti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.destra.it\/home\/il-nuovo-numero-di-storia-in-rete-con-un-dossier-sui-golpe-italiani-veri-e-presunti\/","title":{"rendered":"Il nuovo numero di Storia in Rete con un dossier sui golpe italiani (veri e presunti)"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Non c\u2019\u00e8 stato bisogno dell\u2019avvento della rivoluzione digitale<\/strong>(l\u2019Intelligenza Artificiale \u00e8 solo l\u2019ultimo stadio, per ora\u2026) per vedere il Virtuale prevalere sul Reale. In ambito storico, ad esempio, accade da tempo immemore e, ovviamente, non solo in Italia. Ma noi ci mettiamo un impegno speciale specie su un \u201cargomento specifico\u201d: mi ha sempre colpito il fatto che a inizio anni Ottanta,&nbsp;<strong>Renzo De Felice<\/strong>&nbsp;\u2013 uno storico tanto importante quanto messo oggi da parte, e non a caso \u2013 lamentasse la distanza crescente che gi\u00e0 allora si registrava tra quelle che a proposito del Fascismo erano le acquisizioni storiografiche e la \u201cvulgata\u201d, cio\u00e8 il surrogato distorto o semplificato di nozioni storiche che, con l\u2019attivo concorso dei media, si impone nella narrazione pubblica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Poche settimane fa le esternazioni<\/strong>&nbsp;del generale\/onorevole Vannacci hanno scatenato le solite polemiche su delle ovviet\u00e0 dette male (ci vorrebbe una legge che imponga ai politici dall\u2019astenersi dal parlare di storia) cui son seguite, in questi giorni, quelle seguite alle proteste per&nbsp;<a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/ad7ad6bf-a53c-43cb-adbd-2063e2d025d1?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">la presenza alla fiera libraria&nbsp;<\/a><em><strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/ad7ad6bf-a53c-43cb-adbd-2063e2d025d1?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">Pi\u00f9 Libri, Pi\u00f9 Liberi<\/a><\/strong><\/em><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/ad7ad6bf-a53c-43cb-adbd-2063e2d025d1?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">&nbsp;della casa editrice&nbsp;<\/a><em><strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/ad7ad6bf-a53c-43cb-adbd-2063e2d025d1?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">Passaggio al Bosco<\/a><\/strong><\/em>&nbsp;con i suoi libri politicamente scorretti. Una valutazione politico-culturale che ovviamente vien fatta soprattutto in base ai dogmi della vulgata. E\u2019 evidente che, a rigor di logica, alcune delle&nbsp;<strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/5cd87c68-d6f3-4701-9ed6-7098a8d6d334?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">arzigogolate considerazioni<\/a><\/strong>&nbsp;che si son lette in questi giorni sulla legittimit\u00e0, anche da parte di chi si professa \u201cliberale\u201d, di sostenere azioni di censura, cadrebbero miseramente se si desse una interpretazione pi\u00f9 laica, meno ideologizzata dei testi e degli autori che si condannano. Questo non vuol dire che uno si debba per forza far piacere certi personaggi o argomenti. Tuttavia, in genere parlare con cognizione di causa pu\u00f2 aiutare\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Secondo uno stra-citato Nanni Moretti&nbsp;<\/strong>\u00able parole sono importanti\u00bb e infatti, tutto sta l\u00ec: nell\u2019uso delle parole il cui senso non andrebbe distorto pi\u00f9 di tanto. E invece, come recentemente&nbsp;<strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/32a9b00b-e3a1-4f6a-9722-e91467e11b5b?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">ha osservato uno studioso di livello come Marco Tarchi<\/a><\/strong>, docente di Scienza politica all\u2019Universit\u00e0 di Firenze \u00abla chiave di comprensione di questo fenomeno risiede, come \u00e8 evidente, nel significato distorto e strumentale che al termine&nbsp;<em>fascismo<\/em>&nbsp;viene attribuito da chi quotidianamente orchestra questo&nbsp;<em>revival<\/em>. Sottratta a qualsiasi riferimento al contesto storico che ne consent\u00ec e favor\u00ec la nascita, la parola \u00e8 ridotta a sinonimo di un catalogo di aberrazioni \u2013 violenza sistematica, sopraffazione, intolleranza, discriminazione, intimidazione, arbitrio, repressione del dissenso, odio, disprezzo delle altrui opinioni \u2013 che ne fanno un semplice sinonimo del Male. O, per dirla con le versioni pi\u00f9 intellettualizzate, da&nbsp;<strong>Umberto Eco&nbsp;<\/strong>a<strong>&nbsp;Michela Murgia&nbsp;<\/strong>ai vari imitatori stranieri, del Male assoluto, metafisico\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Insomma, il Passato condiziona<\/strong>&nbsp;continuamente il nostro quotidiano: lo farebbe comunque ma il distorcere costantemente il senso delle cose e dei fatti gli facilita enormemente il compito. Per impostare il nuovo numero degli&nbsp;<em><strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/6a8ac895-4166-4986-8dfd-fa617ee00726?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">Speciali di Storia In Rete<\/a><\/strong><\/em>&nbsp;in edicola da questa settimana mi sono ispirato proprio a questa idea e l\u2019ho applicata ad un aspetto particolare della storia d\u2019Italia: il ricorrente fantasma del Colpo di Stato. Il titolo di copertina \u00e8 infatti&nbsp;<strong>\u201cGolpe d\u2019Italia\u201d<\/strong>&nbsp;e il dossier di oltre 70 pagine \u00e8 dedicato ai diversi tentativi di sovvertire o condizionare le istituzioni e la vita politica nazionale nel corso del Novecento. Tentativi, va detto, non tutti della stessa portata: infatti emerge chiaramente che una cosa \u00e8 temere, immaginare o sperare che qualcuno progetti un colpo di stato, altra cosa \u00e8 che il piano abbia effettivamente un minimo di concretezza. Va per\u00f2 anche aggiunto che spesso, esperienza insegna, per influire sulla vita politica \u00e8 bastato che del \u201cgolpe\u201d si sussurrasse per ottenere comunque risultati concreti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Ma quanti tipi di colpo di Stato ci possono essere?<\/strong>&nbsp;Istintivamente si va verso scenari \u201ccileni\u201d con i militari all\u2019assalto del Palazzo presidenziale in fiamme, con altri militari che prendono possesso di televisione di Stato, di centri nevralgici vari e arrestano i principali avversari politici. \u00c8 quello che \u00e8 accaduto in Cile nel settembre 1973 quando i militari guidati dal generale&nbsp;<strong>Augusto Pinochet<\/strong>&nbsp;rovesciarono il presidente&nbsp;<strong>Salvador Allende<\/strong>&nbsp;secondo un copione visto, prima e dopo, molte volte un po\u2019 ovunque nel mondo (in un suo recente libro sull\u2019Africa \u2013&nbsp;<em><strong>Africani brava gente<\/strong><\/em>, Paesi edizioni \u2013 Matteo Giusti ne ha contati nel solo Continente Nero oltre 200 dal 1960 ad oggi). In Italia non \u00e8 mai avvenuto nulla di simile con la sola, parzialissima, eccezione di quanto accadde in occasione del cosiddetto \u201cGolpe Borghese\u201d nel dicembre 1970 quando, in effetti, un gruppo di armati entr\u00f2 in uno dei gangli vitali della nazione \u2013 il Viminale, sede del ministero dell\u2019Interno \u2013 ma senza colpo ferire e per poi uscirne dopo poco come se nulla fosse.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>L\u2019 \u201ceccezionalismo\u201d italiano si conferma<\/strong>&nbsp;quindi anche in questo campo: non solo abbiamo temuto colpi di Stato forse pi\u00f9 del dovuto ma abbiamo spacciato per golpe, in alcuni casi, azioni che non lo volevano o lo potevano essere mentre abbiamo fatto finta che non lo fossero azioni profondamente destabilizzatrici. E questo anche perch\u00e9 da noi i militari, statisticamente protagonisti d\u2019elezione dei colpi di Stato, non si sono mai distinti in attivit\u00e0 cospirative, nonostante qualche ricorrente sospetto. In un lungo articolo introduttivo al dossier, scritto per&nbsp;<em><strong>Storia In Rete<\/strong><\/em>&nbsp;poco prima della sua morte, uno spirito critico e acuto come&nbsp;<strong>Giano Accame<\/strong>&nbsp;ha sottolineato proprio questo aspetto: \u00abNel secolo scorso in Italia abbiamo avuto un solo governo militare, quello del maresciallo Pietro Badoglio, che nell\u2019estate 1943 ebbe il non facile compito di concludere un armistizio con gli angloamericani sbarcati nel nostro Paese e di pilotare il ritorno alla democrazia dopo la ventennale dittatura fascista. Un militare in pensione, ultrasettantenne, chiamato dal Re in una fase di drammatica confusione e collasso del precedente assetto politico, per un governo che si potrebbe definire di transizione armata alla democrazia. Ma la gestione dell\u20198 settembre 1943 con la fuga da Roma a Brindisi lasciando le forze armate senza direttive chiare fu cos\u00ec disastrosa da far addirittura parlare a proposito di quegli eventi di \u201cmorte della Patria\u201d. \u00c8 comprensibile che quel precedente<strong>&nbsp;<\/strong>abbia vaccinato l\u2019Italia da ogni seria possibilit\u00e0 di ritorno dei militari in politica. Manca da allora nei militari italiani un sia pur minimo senso di legittimazione patriottica a questo genere di interventi, anche se per capirlo sia tra loro stessi, sia da chi li corteggiava e da chi li temeva c\u2019\u00e8 voluto del tempo. Non \u00e8 che manchino di coraggio, ma non ne hanno pi\u00f9 per queste cose. Sono, ben pi\u00f9 che in altri paesi, lealisti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Nella galleria dei golpe \u00abtentati, temuti, immaginati\u2026\u00bb<\/strong>&nbsp;del nuovo fascicolo degli&nbsp;<em><strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/6a8ac895-4166-4986-8dfd-fa617ee00726?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">Speciali di Storia In Rete<\/a><\/strong><\/em>&nbsp;non a caso si stenta ad incontrare militari mentre abbondano politici e finanzieri. Si inizia infatti con il maggio 1915 quando il potere politico e un sovrano acquiescente \u2013&nbsp;<strong>Vittorio Emanuele III<\/strong>&nbsp;\u2013 decisero l\u2019entrata dell\u2019Italia nella Prima guerra mondiale esautorando di fatto il Parlamento: come ricorda&nbsp;<strong>Aldo Mola<\/strong>&nbsp;nel suo articolo su \u201cTutti i golpe del Re\u201d \u00abl\u2019intervento non fu un colpo di Stato del Re. Giolitti lo defin\u00ec \u201ccolpo di governo\u201d\u2026\u00bb. E\u2019 la prima di una lunga serie di \u201cforzature\u201d che possono essere solo in parte e con una certa fantasia accostate ad un vero e proprio colpo di Stato. Sono quelle \u201cforzature\u201d ad aver per\u00f2 caratterizzato la storia italiana: cos\u00ec \u00e8 stato anche per l\u2019avvento del Fascismo con la la Marcia su Roma dell\u2019ottobre 1922. Recentemente, il generale&nbsp;<strong>Roberto Vannacci<\/strong>&nbsp;\u2013 ora in quota Lega al Parlamento europeo \u2013 ha definito la<strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/cd66adc8-e95c-4a11-a98e-82d409456967?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">&nbsp;Marcia su Roma \u00abpoco pi\u00f9 di una manifestazione di piazza\u00bb<\/a><\/strong>, una definizione che non sarebbe piaciuta neanche ai fascisti. A ben vedere per\u00f2, la Marcia su Roma \u2013 che fu sicuramente una dimostrazione di forza da parte del Fascismo e un evidente elemento di pressione sul Sovrano e sulla politica \u2013 non pu\u00f2 essere certo definita un \u201cColpo di Stato\u201d e, nonostante le tante uscite indignate che quasi mai sono entrate nel merito, nessuno ha potuto negarlo davvero. Al punto che anche la schieratissima direttrice dello schieratissimo&nbsp;<em><strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/073e411a-14cc-464a-88e3-c9f177a43c70?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">Micromega<\/a><\/strong><\/em>,&nbsp;<strong>Cinzia Sciuto<\/strong>, dopo un intervento appassionato anti vannacciano&nbsp;<strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/de97ddfe-3e45-41e1-a20f-f0a7a7b766b1?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">ha per\u00f2 concluso cos\u00ec<\/a><\/strong>: \u00abDobbiamo per\u00f2 riconoscere che Vannacci su un punto ha ragione: il fascismo prese il potere nel rispetto delle leggi e a lungo govern\u00f2 nel rispetto formale delle norme in vigore. E questo deve metterci ancora di pi\u00f9 in guardia perch\u00e9 mostra che i regimi autoritari si possono instaurare anche nel formale rispetto della legalit\u00e0\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Insomma, il 28 ottobre 1922 ci fu una \u201cforzatura\u201d\u00a0<\/strong>ma non un golpe. Idem per il 25 luglio 1943 quando sempre Vittorio Emanuele III destitu\u00ec Mussolini nel pieno esercizio delle sue prerogative e senza che nessuno fiatasse sulla legittimit\u00e0 di quell\u2019atto. Casomai, bisognerebbe capire perch\u00e9 il sovrano cambi\u00f2 idea rispetto a quanto aveva concordato poco prima col Duce, ma questa \u00e8 un\u2019altra questione (che ho approfondito qualche mese fa\u00a0<a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/7994f6c8-4d7b-4957-9b71-b80619644b39?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">in una puntata di\u00a0<\/a><em><strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/7994f6c8-4d7b-4957-9b71-b80619644b39?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">\u00c8 la Storia Bellezza<\/a><\/strong><\/em>). E sicuramente fu una forzatura in piena regola quella messa in atto, nel giugno 1946, dal\u00a0<strong>Governo De Gasperi\u00a0<\/strong>per vincere le resistenze di\u00a0<strong>Umberto II<\/strong>\u00a0dopo i controversi risultati del referendum istituzionale del 2 giugno. Un tema che affronta\u00a0<strong>Aldo G. Ricci<\/strong>\u00a0nel suo articolo dove ricorda le indignate parole del sovrano prima di andare in volontario esilio: a suo giudizio il governo aveva compiuto \u00abun gesto rivoluzionario, assumendo con atto unilaterale e arbitrario poteri che non gli spettano\u00bb. In anni successivi si \u00e8 gridato al golpe per molto meno<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Entriamo quindi nella travagliata storia repubblicana<\/strong>\u00a0dove spesso, a torto o a ragione, si son sentite \u201ctintinnar le sciabole\u201d per usare un\u2019espressione del leader socialista\u00a0<strong>Pietro Nenni<\/strong>\u00a0proprio a proposito del\u00a0<strong>Piano Solo<\/strong>, predisposto dal generale\u00a0<strong>Giovanni De Lorenzo<\/strong>. Ne parla, in un lungo articolo scritto appositamente per questo numero degli\u00a0<em><strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/6a8ac895-4166-4986-8dfd-fa617ee00726?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">Speciali di Storia In Rete<\/a><\/strong><\/em>, il professor\u00a0<strong>Giuseppe Pardini<\/strong>\u00a0che ha consultato vari documenti che provano il non ingenuo\u00a0<em>qui pro quo<\/em>\u00a0che ha fatto di un piano di pubblica sicurezza, preparato per fronteggiare eventuali moti di piazza, un disegno golpista. Un \u201cequivoco\u201d destinato a durare nel tempo, pompato dalla stampa (celebre lo scoop-bufala de\u00a0<em><strong>L\u2019Espresso<\/strong><\/em>\u00a0del 1967, firmato da\u00a0<strong>Eugenio Scalfari<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>Lino Jannuzzi<\/strong>) e sostenuto da un Partito Comunista che aveva ogni interesse ad accreditarsi come \u201cvittima\u201d predestinata e al tempo stesso baluardo delle libert\u00e0 democratiche costantemente sotto minaccia da parte delle forze conservatrici e atlantiste. In realt\u00e0, rivela Pardini, il Partito Comunista aveva interesse a delegittimare il generale De Lorenzo che, a capo del SIFAR (il servizio segreto militare), aveva osservato un po\u2019 troppo da vicino le trame occulte tra comunisti italiani e blocco sovietico: \u00abLa vicenda ebbe un indubbio carattere strumentale \u2013 scrive Pardini &#8211; sia perch\u00e9 concomitante con le elezioni legislative del 1968, sia perch\u00e9 l\u2019attacco frontale all\u2019intelligence e al suo gi\u00e0 massimo responsabile lasciava presagire la possibilit\u00e0 di rivedere l\u2019autonomia dell\u2019ottimo servizio di informazioni e del conseguente suo ridimensionamento. Erano interessati a questa ipotesi sia il Pci (e i suoi alleati), visto che il Sifar aveva redatto una mappatura completa dei maggiori attivisti, sabotatori e informatori comunisti (e ci\u00f2 rientrava pienamente nei compiti istituzionali del servizio, quale attivit\u00e0 di controspionaggio contro le \u201cquinte colonne\u201d interne, contro i sostenitori di una potenza estera, nemica dello Stato italiano e delle legittime alleanze internazionali), ma anche i servizi stranieri, che non mancarono di soffiare sul fuoco, fornendo informazioni e indicazioni utili alla bisogna<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Gran parte delle vicende italiane,<\/strong>&nbsp;dal secondo dopoguerra alla fine degli anni Ottanta, vanno lette nell\u2019ottica della Guerra Fredda: i grandi blocchi che si confrontavano a livello globale avevano anche in Italia i loro terminali, ufficiali e ufficiosi. E ridurre tutto, come al solito, ad una lotta tra il Bene (le forze progressiste a cui si voleva per forza \u201cimpedire\u201d di accedere al governo, anche se erano e son sempre state minoritarie pur avendo un peso specifico non indifferente) e il Male (cio\u00e8 i conservatori, i moderati, gli atlantisti) non fa un buon servizio alla verit\u00e0 storica. Entrambi gli schieramenti hanno avuto ingenti finanziamenti da stati esteri, hanno avuto proprie organizzazioni paramilitari, hanno sostenuto reti spionistiche estere attive nel territorio nazionale, hanno provato a mettere in ogni modo alle corde la controparte. In questo hanno giocato un ruolo i giornali, gli intellettuali, gli estremisti di destra e sinistra, i servizi (italiani e stranieri), la magistratura e, ovviamente la politica. Il diverso dosaggio di tutti questi elementi rende unico ogni episodio e complica il lavoro di ricerca. Spesso ci si deve fermare davanti a punti interrogativi ancora troppo grandi come nel caso del \u201cGolpe Borghese\u201d, l\u2019unico caso in cui in effetti i fatti hanno fatto seguito, almeno per un po\u2019, alle parole. La notte tra il 7 e l\u20198 dicembre 1970 uomini armati si mossero per mettere in atto un \u201ccolpo di stato anticomunista\u201d sotto la direzione del principe&nbsp;<strong>Junio Valerio Borghese<\/strong>, ex comandante della X Mas durante la Guerra Civile, e negli anni Sessanta leader del movimento politico&nbsp;<strong>Fronte Nazionale<\/strong>. In un suo documentatissimo articolo scritto per gli&nbsp;<em><strong><a href=\"https:\/\/substack.com\/redirect\/6a8ac895-4166-4986-8dfd-fa617ee00726?j=eyJ1IjoiNTd4ZGQxIn0.TAiuPwdElvSX69voLXtv0Deo5Pe5iYJAPqApaNqzWDc\">Speciali di Storia In Rete<\/a><\/strong><\/em>, il giornalista d\u2019inchiesta&nbsp;<strong>Gian Paolo Pelizzaro<\/strong>&nbsp;cita documenti inediti che dimostrano che le intenzioni di Borghese erano, nella migliore tradizione romana, sulla bocca di tutti. Ne erano a conoscenza non solo vari ambienti politici ma anche \u2013 anzi soprattutto \u2013 gli americani che Borghese si premur\u00f2 di avvertire preventivamente con vari mesi di anticipo. Incass\u00f2, pare, un tiepido invito \u201ca non fare nulla\u201d. Forse troppo tiepido per scoraggiarlo. E cos\u00ec l\u2019operazione&nbsp;<em><strong>\u201cTora Tora\u201d<\/strong><\/em>&nbsp;part\u00ec come previsto e per qualche ora si and\u00f2 avanti con i piani. Come \u00e8 noto, alcuni uomini entrarono indisturbati anche al Viminale e arrivarono fino all\u2019armeria del ministero. Poi, in piena notte, arriv\u00f2 il contrordine: una curiosa frase \u2013 \u00abNon stasera, Giuseppina\u00bb &#8211; il cui senso resta un mistero ancora oggi al pari dei molti altri enigmi di quella notte. Chi ferm\u00f2 davvero Borghese? E perch\u00e9? E\u2019 ovvio che derubricare il Golpe Borghese ad una sola azione \u201cfascista\u201d significa non volerne vedere la complessit\u00e0. Per molte settimane ufficialmente nessuno sembr\u00f2 essersi accorto di nulla, poi un rapporto dell\u2019Ufficio Politico della Questura di Roma fin\u00ec, \u201csicuramente\u201d per caso, alla redazione del quotidiano filo-comunista&nbsp;<em><strong>Paese Sera<\/strong><\/em>&nbsp;(finanziato da Mosca ricorda Pelizzaro) e la vicenda divenne di dominio pubblico anche se nessuno \u00e8 riuscito a chiarirla definitivamente. Anche per l\u2019ostinato silenzio di Borghese che, fuggito in Spagna, \u00e8 morto poco dopo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>In questo come in molti altri casi<\/strong>&nbsp;ha finito per prevalere, anche grazie ad un efficace lavoro della stampa, una impostazione di parte. Come ricorda Pardini a proposito del Piano Solo e dei lavori della Commissione parlamentare d\u2019inchiesta che indag\u00f2 sui fatti \u00abla Commissione concluse i suoi lavori il 15 dicembre del 1970, dopo oltre un anno e mezzo di lavoro, producendo una corposa relazione di maggioranza e altre quattro relazioni di minoranza (addirittura tre delle quali erano espressione della destra parlamentare: una era liberale, una missina e una, infine, monarchica, direttamente ispirata dallo stesso de Lorenzo, nel frattempo divenuto deputato per il&nbsp;<strong>Partito democratico di unit\u00e0 monarchica<\/strong>&nbsp;proprio nelle elezioni del \u201868), delle quali tuttavia solo quella comunista ebbe maggiore fortuna nel campo della pubblicistica e politico e che \u2013 nonostante evidenti limiti che non reggeranno poi alla prova del tempo e della desecretazione dei documenti \u2013 \u00e8 rimasta alla base della lettura prettamente ideologica dei fatti\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Lungo gli anni Settanta<\/strong>&nbsp;si snoda una lunga teoria di \u201cipotesi di golpe\u201d: c\u2019\u00e8 il fantomatico&nbsp;<strong>\u201cgolpe bianco\u201d<\/strong>&nbsp;attribuito a due ex antifascisti di vaglia \u2013 ma non comunisti &#8211; come la medaglia d\u2019oro&nbsp;<strong>Edgardo Sogno<\/strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Randolfo Pacciardi,<\/strong>leader repubblicano ed ex ministro della Difesa (ne parla&nbsp;<strong>Emanuele Di Muro<\/strong>). Un progetto abbastanza fumoso, indefinito e comunque allo stato embrionale che per\u00f2, grazie alla solita abbinata magistratura-stampa, assurse al livello di un colpo di stato imminente. Sempre a met\u00e0 anni Settanta ci sarebbero state pure oscure manovre inglesi per favorire un cambio di governo in Italia; e, in fondo, il&nbsp;<strong>Caso Moro<\/strong>&nbsp;non fu anche quello un tentativo \u2013 riuscito \u2013 di ridisegnare equilibri politici in chiave atlantica? Poi c\u2019\u00e8 il fantasma della loggia massonica P2 che avrebbe messo mano in quasi tutti gli intrighi di quegli anni anche se il 27 marzo 1996 la Corte di Assise di Roma ha assolto il suo Maestro Venerabile,&nbsp;<strong>Licio Gelli<\/strong>, dall\u2019accusa di \u201ccospirazione politica\u201d. Ma quando quella sentenza arriv\u00f2 gi\u00e0 molte cose erano cambiate e per molti versi Gelli e i suoi appartenevano ormai ad un mondo che non c\u2019era pi\u00f9. Sostituito da una scenario diverso, questo s\u00ec capace di fare dei veri e propri colpi di Stato\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La grande mutazione<\/strong>\u00a0incrocia gli anni finali della Guerra Fredda. La paura di generali ed eversori vari scema e fa posto ai nuovi \u201cgolpisti\u201d, pi\u00f9 silenziosi ed efficienti: gli uomini della finanza. Il Muro di Berlino cade nel novembre 1989 ma \u00e8 del 1981 il primo scossone destinato a rimodellare davvero la struttura politico-economica dell\u2019Italia nel quadro di uno scenario internazionale a sua volta in evoluzione. In una lunga intervista ad\u00a0<strong>Emanuele Mastrangelo<\/strong>,\u00a0<strong>Antonino Galloni<\/strong>, economista e dirigente di Stato, spiega dettagliatamente come si decise a tavolino lo smantellamento dell\u2019economia mista pubblico-privato che aveva caratterizzato \u2013 specie attraverso l\u2019esperienza dell\u2019IRI \u2013 l\u2019economia italiana portandola (nonostante le incertezze politiche) al livello delle grandi potenze mondiali. Il primo passo fu il \u201cdivorzio\u201d tra Banca d\u2019Italia e Ministero del Tesoro (regista l\u2019allora ministro\u00a0<strong>Beniamino Andreatta<\/strong>), una divisione che consegnava le chiavi della politica economica alle banche sottraendola in buona parte alla politica. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era la premessa alle privatizzazioni ossia la campagna di svendita dei gioielli dell\u2019economia italiana iniziata negli anni seguenti e accelerata dallo scandalo di Tangentopoli, il pi\u00f9 clamoroso esempio di cambio di classe dirigente e di equilibri politici avvenuto in Italia (e forse non solo) ad opera non di militari o rivoluzionari ma dell\u2019incrocio tra inchieste giudiziarie e campagne di stampa. Un copione perfetto (raccontato da\u00a0<strong>Alessandro Caprettini<\/strong>) che porta a quella che Accame ha definito la \u201cbancarizzazione\u201d del governo con gli esecutivi (infarciti di economisti e banchieri) guidati dal 1993 in poi da\u00a0<strong>Carlo Azeglio Ciampi<\/strong>\u00a0e poi da\u00a0<strong>Lamberto Dini<\/strong>, due ex Bankitalia. Una fase interrotta dall\u2019esperienza berlusconiana contrastata da un altro \u201cuomo dell\u2019economia\u201d molto vicino ad Andreatta:\u00a0<strong>Romano Prodi<\/strong>. E proprio contro\u00a0<strong>Silvio Berlusconi<\/strong>, nell\u2019estate-autunno 2011, si verifica l\u2019ultimo \u201cgolpe\u201d, ricostruito da\u00a0<strong>Pietro Romano<\/strong>. Un mix di pressioni politiche e finanziarie che ebbero tra i protagonisti anche alcuni leader europei e l\u2019allora presidente della Banca Centrale Europea\u00a0<strong>Mario Draghi<\/strong>\u00a0mentre la sponda italiana vide in prima linea il presidente della Repubblica\u00a0<strong>Giorgio Napolitano<\/strong>\u00a0spalleggiato da\u00a0<strong>Mario Monti<\/strong>, docente della Bocconi, consulente della banca d\u2019affari Goldman Sachs e successore designato di Berlusconi. Quello che \u00e8 venuto dopo, in questi ultimi 14 anni, forse non pu\u00f2 essere ancora affrontato con gli occhi della Storia. Ma una rapida occhiata fa venire comunque il sospetto che tra governi tecnici, di emergenza e con scarsa legittimit\u00e0 elettorale, gli \u201cscossoni\u201d e le \u201cforzature\u201d non siano mancate anche dopo il tramonto di Berlusconi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fonte: <strong>\u201cE\u2019 la Storia bellezza\u201d,\u00a0la newsletter di storia e attualit\u00e0 di Fabio Andriola<\/strong>, <a href=\"https:\/\/storiainrete.substack.com\/\">https:\/\/storiainrete.substack.com\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non c\u2019\u00e8 stato bisogno dell\u2019avvento della rivoluzione digitale(l\u2019Intelligenza Artificiale \u00e8 solo l\u2019ultimo stadio, per ora\u2026) per vedere il Virtuale prevalere sul Reale. In ambito storico, ad esempio, accade da tempo immemore e, ovviamente, non solo in Italia. 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